Michael Pisaro-Liu: Tombstones

Barbara Dang & Muzzix

elsewhere, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel panorama dei compositori afferenti al collettivo Wandelweiser, Michael Pisaro-Liu rimane probabilmente il più versatile e imprevedibile: ciò a motivo del fatto che, laddove quasi tutti hanno finito per racchiudere la loro estetica entro un insieme di soluzioni espressive ben riconoscibili, lo sperimentatore americano non si sazia mai di espedienti formali che lo portino lontano dalle sue conoscenze pregresse, e che spesso gliene offrano di nuove e inattese. Accade così che ciascun progetto appaia realmente inedito e che diventi perciò una sorta di unicum, una singolarità creativa difficilmente raffrontabile a quelle che l’hanno preceduta.

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Jürg Frey – I Listened to the Wind Again

Louth Contemporary Music Society, 2021
contemporary classical, reductionism

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Che si tratti degli elementi naturali, del tratto elusivo di una natura morta dipinta, o di una pagina di poesia bucolica, il linguaggio compositivo di Jürg Frey non sembra poter fare a meno di dialogare con l’ineffabile e l’impalpabile, ricercando una mimesi che talvolta ne sfiora l’apparenza, quasi sempre l’essenza profonda e nascosta. Si possono così discernere le due principali declinazioni della sua estetica: da un lato, l’anelito al presque rien come sede di un’espressività ai minimi termini, pre-musicale (l’âme est sans retenue I, 120 Pieces of Sound); dall’altro, la fioritura lirica ispirata alla superficie pittorica e alla parola scritta, trasposizioni metafisiche dell’esperienza sensibile e del vissuto interiore (Grizzana and Other Pieces 2009-2014, Collection Gustave Roud).

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Lawrence English – Observation of Breath

Hallow Ground, 2021
drone

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Se considerato nei suoi componenti essenziali, l’organo a canne è a tutti gli effetti un’imponente macchina atta a modulare un respiro: tale emissione d’aria non proviene direttamente dall’azione umana, e perciò stesso assume un carattere acusmatico e quasi mistico – come se tra il musicista e la manifestazione sonora ultima vi fosse la mano di un inconoscibile intermediario divino.
I complessi meccanismi interni all’organo, insomma, non possono da soli spiegare la profonda fascinazione che questo strumento, unitamente agli spazi risonanti che solitamente lo accolgono, ha sempre esercitato sugli ascoltatori di ogni secolo, avvicinandoli a quella trascendenza che la musica, più d’ogni altra arte, sembra in grado di avvicinare.

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Sarah Davachi – Antiphonals

Late Music, 2021
ambient/drone, modern classical

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La distrazione e, più in generale, le condizioni d’ascolto errate possono arrivare a celare completamente il quieto splendore della musica di Sarah Davachi: una musica inequivocabilmente vespertina, crepuscolare, cui soltanto l’ora tarda e il silenzio sembrano in grado di conferire un sottile manto di sacralità; un dominio espressivo che rifugge la dissonanza e accoglie, invece, il tono complementare, l’armonia aurea e sublime che già fu del tintinnabuli di Arvo Pärt e che nell’opera di Davachi appare sempre nella sua forma più sobria e impalpabile.

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Lawrence English – A Mirror Holds the Sky

Room40, 2021
field recordings

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Che si tratti di una documentazione sonora tendente a un’utopica “oggettivazione” della realtà, oppure di un’indagine profonda dei suoi dettagli meno percepibili, l’atto e l’arte del field recording ci invitano a riconsiderare il nostro ruolo di ascoltatori, sfidandoci a sospendere la nostra istintuale decodifica delle sorgenti acustiche per cogliere, piuttosto, il manifestarsi della materia sonora così com’è, avulsa da qualunque meccanismo interpretativo. Sulle orme dei maîtres-à-penser Pierre Schaeffer e R. Murray Schafer – uniti dal destino nell’assonanza dei loro cognomi – possiamo educarci ad accostare la realtà sonora come una drammaturgia in sé compiuta, forte della sua intrinseca varietà di registri, sfumature e intrecci di livelli uditivi che altrimenti, nell’esperienza non mediata della vita quotidiana, il nostro cervello continuamente organizza e bilancia in autonomia.

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