Alvin Lucier – Works for the Ever Present Orchestra

Black Truffle, 2020
experimental, sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

Si è visto anche negli ultimi tempi come gli stilemi della ricerca drone ed elettroacustica stiano facendo un ingresso sempre più deciso nella composizione “classica”: un riavvicinamento alla strumentazione tradizionale che non tradisce – e anzi arricchisce di ulteriori densità e nuances cromatiche – gli studi sulla percezione e le pratiche di ascolto profondo introdotti nel secondo Novecento. Dunque solo in apparenza un “ritorno all’ordine”, e piuttosto una strategia vincente per portare tali sonorità anche in quelle sale da concerto che ancora faticano ad accogliere le innumerevoli schegge della contemporaneità. 
Se volessimo individuare le figure-guida di queste e molte altre affascinanti propaggini creative, dovremmo senz’altro tenere in conto due pionieri come Éliane Radigue e lo statunitense Alvin Lucier: risaliti alla radice del suono puro, l’una attraverso il sintetizzatore modulare ARP 2500, l’altro ricorrendo alla matericità degli oggetti (‘No ideas but in things’), entrambi si rivolgono oggi a fidati musicisti assieme ai quali perpetuare e far evolvere le loro pluridecennali intuizioni.

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Simone Movio – Libro di terra e d’incanti

Livia Rado, mdi ensemble
Beat Furrer

Kairos, 2020
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

È rimasto scritto sulla lavagnetta
tra le cose da non dimenticare.
Sale grosso multa carta da regalo
posta bollettino tacchi da pagare.
Dopo l’esame delle feci guarnizione
andare Verano per la cremazione.

La distintiva forma poetica dei “Promemoria” di Andrea Bajani nasce dalla superficie piatta, dal nero su bianco dell’annotazione quotidiana, per poi procedere nelle profondità non lineari né consequenziali della mente, dove pensieri e funzioni primarie si affastellano e si mescolano a visioni di respiro universale. Allo stesso modo, l’immaginazione musicale di Simone Movio (*1978) capovolge il piano orizzontale del tempo presente, affrontando una sorta di caduta libera tra le concatenazioni di un linguaggio liberato dalle norme della logica, della sintassi e persino del senso compiuto.

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Arnold Dreyblatt – Star Trap

Black Truffle, 2020
post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel fervore avanguardistico della scena newyorkese tra gli anni 60 e 70, Arnold Dreyblatt ha fatto sue le intuizioni e gli insegnamenti dei pionieri che si dimostrarono più sensibili allo studio delle nascoste fenomenologie sonore e all’ampliamento dello spettro armonico contemplato dalla composizione occidentale. L’influenza delle figure incontrate alla Wesleyan University ha aperto Dreyblatt a quel deep listening teorizzato e professato da maestri quali Pauline Oliveros e Alvin Lucier, nondimeno contaminato con l’ingegno strumentale di Harry Partch e La Monte Young, che scardinarono l’intonazione naturale per riscoprire gli intervalli che solo il Medio ed Estremo Oriente sembrano aver contemplato nelle rispettive tradizioni musicali.

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