Reinier van Houdt – drift nowhere past / the adventure of sleep

elsewhere, 2022
eai, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ogni regola, ogni pratica abituale è venuta improvvisamente meno per tentare di far fronte ai mesi dell’isolamento. Ai piani di lungo termine si è sostituita la strategia di sopravvivenza quotidiana, con qualunque mezzo necessario. Per l’artista di professione – l’ingranaggio “in eccesso” nella macchina sociale –, una crisi profonda a tal punto da rimettere in discussione il proprio ruolo individuale, scavalcato dall’eroismo conclamato del settore sanitario e della classe operaia che nonostante tutto eccetera eccetera.
Nelle rare esternazioni pubbliche di Reinier van Houdt, in quel periodo, ho letto parole disarmate, vuote di speranza in un ritorno alla pur precaria normalità di prima. Ma forse mai come in quel momento, per lui e per tantissimi altri, l’arte è stata il rifugio più immediato e irrinunciabile, il luogo dell’illusione e dell’utopia ove dar sfogo alle proprie angosce.

Leggi tutto / read more

Jürg Frey – l’air, l’instant – deux pianos

Dante Boon / Reinier van Houdt

Elsewhere, 2020
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Perché quattro mani? In quale momento storico, a quale scopo due musicisti si sono seduti allo stesso pianoforte, o ne hanno affiancati due? Eccezion fatta per i divertissement domestici o teatrali, normalmente un tale assetto soddisfa la necessità di un ampliamento delle soluzioni armoniche, oppure di un’equa suddivisione di architetture ritmiche e melodiche complesse: limitandosi al Novecento inoltrato si spazia dalle “Visions de l’Amen” di Messiaen e le “Structures” di Boulez al moto circolare di suite minimaliste come “Hallelujah Junction” di John Adams, sino al triplice estremo dei “Six Pianos” di Steve Reich.
Nel mezzo, come in molti altri casi, si poneva un’illuminata visione atta a ridefinire l’orizzonte temporale della musica, instaurando una relazione tra suono e silenzio diametralmente opposta persino rispetto alle coeve avanguardie: John Cage e Morton Feldman hanno spontaneamente tracciato le coordinate di una poetica della riduzione che oggi trova in Jürg Frey uno dei suoi più sensibili e raffinati interpreti, anch’egli avvicinatosi di recente alla scrittura per due pianoforti.

Leggi tutto / read more

Bruno Duplant / Reinier van Houdt – Lettres et Replis

Elsewhere, 2019
contemporary classical, experimental

design by Yuko Zama

Occorre tenere sempre d’occhio i margini dell’avanguardia musicale, dove senza clamore continuano a realizzarsi alcune tra le sfide più ardue della produzione contemporanea con devozione pari o superiore ai “grandi classici”, siano essi autori o interpreti. Nell’ambito del pianismo odierno, figure come Reinier van Houdt e R. Andrew Lee si sono distinte per il loro strenuo impegno al fianco dei post-minimalisti e del collettivo Wandelweiser – i “composers of quiet”, nelle parole di Alex Ross.
Il prolifico autore francese Bruno Duplant non fa parte di quest’ultima cerchia, pur avendo collaborato con diverse figure a essa afferenti. Nel corso di un decennio è anzi divenuto un elemento ricorrente della più radicale ricerca improvvisativa, quella frangia sperimentale che intende la creazione musicale come dialogo costante con il silenzio (o l’illusione dello stesso).

Leggi tutto / read more

Michael Pisaro – Shades of Eternal Night

Gravity Wave, 2018
contemporary classical


Due uscite che si controbilanciano, quelle che sanciscono il ritorno in attività l’etichetta Gravity Wave di Michael Pisaro, compositore del collettivo Wandelweiser ed esploratore infaticabile del terreno di confine tra musica minimale, suono naturale e silenzio. Una sensibilità che sta conoscendo una propria piccola fortuna anche nelle sale da concerto americane ed europee, oltre a un’ampia discografia che ne attesta il crescente riconoscimento a livello internazionale.
E se da un lato Étant donnés rappresenta la deviazione dalla norma (ammesso che così si possa definire, nel caso di una musica talmente libera da schemi tradizionali), Shades of Eternal Night è una nuova pregnante opera in tre movimenti che mette in dialogo lo strumento classico per eccellenza, il pianoforte, e field recordings effettuati da Pisaro nel sud della California e in Grecia, durante uno dei suoi consueti viaggi per il mondo.

Leggi tutto / read more