Wild Up – Julius Eastman Vol. 2: Joy Boy

New Amsterdam, 2022
contemporary classical, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

L’improvvisa rinascita del culto reazionario di Julius Eastman, cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ha scatenato una sorta di corsa all’oro da parte di numerosi ensemble d’ambito americano come anche europeo. La produzione scarsamente documentata (persino in termini di carte autografe) dell’outsider statunitense ha costituito un’occasione ghiotta non soltanto per l’ampliamento dei repertori con materiale ancora pressoché “vergine”, aperto a varie interpretazioni difficili a contestarsi, ma anche per fare di una figura artistica così eccentrica una sorta di vessillo, in un’era dove l’inclusività è in cima all’agenda di qualunque attività che debba relazionarsi con il pubblico, sia in un’ottica strettamente commerciale che in quella culturale.

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Horatiu Radulescu – Plasmatic Music, Vol. 1

Mode, 2022
contemporary classical, spectralism


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L’establishment della Neue Musik ha tenuto a distinguere piuttosto nettamente l’apporto – pur sempre rivoluzionario – degli spettralisti francesi da quello dell’altrettanto idiosincratica ma ancor più distintiva corrente rumena, banalizzando la questione in un’apparente dicotomia tra “scienziati” e “mistici”, tra pragmatismo e spiritualità. Il tempo, assieme a numerosi studi accademici, ha dimostrato non soltanto che le due tendenze furono sostanzialmente complementari, ma che la seconda racchiudeva in potenza tutto ciò che le avanguardie “colte”, oggi più che mai, continuano a investigare tra le pieghe del suono acustico, tutt’altro che esausto nel disvelamento delle sue proprietà fondamentali.

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Alec Goldfarb – What Grieves Frenzy Drown’d

SCRIPTS, 2022
contemporary classical, chamber music

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Si è detto più volte di un deciso riavvicinamento al suono acustico, il cui potenziale, se si dimostra sufficiente dedizione e sprezzo dell’accademismo, può addirittura eguagliare le conquiste fatte nel campo dell’ibridazione elettronica. Ma a molti nuovi compositori il termine di paragone non interessa affatto, poiché gli strumenti classici portano con loro una storia segreta ancora da scrivere, rivelata attraverso tecniche inesplorate tali da stravolgerne l’identità storicamente consolidata.

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Jasmine Morris – Astrophilia

Nonclassical, 2022
drone folk, contemporary classical

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Nessuno studio d’ambito etnomusicologico dovrebbe mai risolversi nell’indebita appropriazione di forme espressive che, molto spesso, sono radicate in secoli di costumi sociali e religiosi impossibili a replicarsi. È per contro lodevole l’intento di far riemergere la voce di culture che, con il loro approccio vergine al suono acustico, gli abbiano conferito una valenza sacrale e trascendente, una linfa che oggi più che mai torna ad alimentare la giovane composizione sperimentale.
Così anche la poetica dell’autrice e violinista britannica Jasmine Morris si dimostra strenuamente rivolta alla conquista di un sentimento del tempo remoto, alla generazione ex novo di una dimensione iniziatica entro cui ogni elemento sonoro non evochi altro che sé stesso, come una camera d’eco permeabile soltanto al manifestarsi di solenni presenze ataviche.

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Annesley Black – Things That Didn’t Work the First Time

Kairos, 2022
contemporary classical

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Storicamente parlando, l’ansia di comunicare ha sempre (benché forse involontariamente) squalificato le peculiarità del linguaggio sonoro – che, di fatto, linguaggio non è. Eliminare i costrutti e le costrizioni concettuali dal processo creativo offre un accesso privilegiato al potere assoluto, non sollecitato, che la musica è in grado di esercitare sull’immaginazione di chi è disposto ad ascoltarla. Ecco donde ha origine il fascino inusitato, finanche alieno, delle fantasie cameristiche di Annesley Black, giovane ed eccentrica autrice di Ottawa, Ontario che a quasi un decennio dal suo primo portrait album (No Use In a Centre, WERGO, 2013) approda ora trionfalmente alla prestigiosa etichetta austriaca Kairos.

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