Linda Catlin Smith – Ballad

Apartment House

Another Timbre, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

La musica da camera di Linda Catlin Smith è tra le poche in cui ho l’impressione di riuscire a visualizzare con chiarezza la camera, la vita immota condotta dagli oggetti silenziosi che la abitano, alternamente rivestiti di luce e ombra. E sebbene le figure artistiche afferenti al catalogo Another Timbre siano tutte dotate di una profonda, inusitata sensibilità, la compositrice canadese sembra aver trovato un equilibrio irreplicabile tra oggettivazione formale e limpido lirismo, una dimensione quintessenziale in cui l’apparente ridondanza della realtà esteriore si accompagna al nascosto splendore di un’interiorità vibrante, scevra da orpelli e stilismi affettati.

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Barbara Monk Feldman – Verses

GBSR Duo with Mira Benjamin

Another Timbre, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Come è noto, gran parte degli autori afferenti al catalogo Another Timbre sono figli della “quieta” rivoluzione del periodo tardo di Cage e Feldman, laddove il riduzionismo formale e l’aleatorietà dell’esecuzione divenivano i fragili fondamenti di un paesaggio musicale sospeso e irreale, sempre più affrancato dall’intenzione espressiva e votato, invece, a un’inusitata concentrazione sul tocco del musicista e sulla pregnanza – questa sì, irriducibile – dell’attimo presente. Se perciò, da un lato, è curioso che l’opera di Barbara Monk Feldman (*1950) non avesse ancora trovato spazio tra queste edizioni, dall’altro l’avvio della Canadian Composers Series ha fornito al label master Simon Reynell più d’una ragione per ospitare la sua musica, in totale sintonia con la linea editoriale fin qui mantenuta.

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Alessandro Bosetti – Didone

Kohlhaas, 2021
contemporary classical, avantgarde

(ENGLISH TEXT BELOW)

Per quanto drasticamente finiscano con l’allontanarsene, l’ispirazione concettuale e le modalità espressive di Alessandro Bosetti originano e si sviluppano sempre a partire dalla radice umana: voce, linguaggio, pratiche relazionali e identità culturali costituiscono l’inestricabile matassa di una poetica multiforme in stretto – e finanche ossessivo – rapporto con l’esperienza “codificata” del reale.
Non fa eccezione, e anzi rimarca la coerenza del suo percorso di ricerca, lo sfuggente e sardonico ritratto cameristico di “Didone” (2019): un concept di mitologia postmoderna nel quale il profilo reimmaginato della prima regina di Cartagine, decantata anche nell’Eneide, si (s)compone delle disorganiche moltitudini facenti capo ai suoi interpreti, sorgente e sfocio della sua intrinseca alterità.

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Taylor Brook / TAK Ensemble – Star Maker Fragments

TAK Editions, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Benché le principali forme narrative siano storicamente legate all’espressione verbale, non per questo dovremmo precluderci l’opportunità di concepire e sviluppare una forma di storytelling nella quale sia la componente sonora a predominare: d’altronde anche la stessa voce umana afferisce a tale insieme, ben prima di qualunque sedimentazione linguistica, e dunque non necessariamente si lega a un codice irrigidito per poter veicolare sensazioni e significati.
Pensiamo al “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev, dove seppur permane un marcato carattere teatrale e affabulatorio, sono i leitmotiv melodici che scandiscono il racconto a superare in vividezza e suggestione la componente testuale, divenendo a loro modo universali. E forse è proprio a partire da questo approccio “didattico”, rivolto anzitutto a un pubblico infantile, che possiamo riscoprire pienamente il potere narrativo del suono e della musica in sé.

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