Michèle Bokanowski – Musique de courts métrages

Invisibilia Editions, 2021
experimental, electroacoustic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se la cosiddetta musica d’ambiente (o d’atmosfera) e la colonna sonora si possono considerare in qualche modo imparentate, lo stesso non si può dire per quell’ambito di ricerca sonora – più che sotterraneo, quasi esoterico – che negli ultimi anni del secolo scorso, in Francia, hanno assunto arbitrariamente il nome di cinéma pour l’oreille, complice l’omonima serie discografica curata da Jérôme Noetinger per l’etichetta Metamkine. Con un alto grado d’astrazione e una libertà drammaturgica senza compromessi, tale corrente ha voluto trascendere la musica per film affinché fosse la musica stessa a divenire il film, la sala buia ove la percezione uditiva si pone come l’esclusivo referente di un rinnovato orizzonte immaginifico, emancipato dai più rigidi e oggettivanti schemi dell’interpretazione visiva.

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James Ginzburg – Crystallise, a Frozen Eye

Subtext, 2021
drone, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Pur facendo capo a espressioni eterogenee, la distintiva estetica sonora dell’etichetta Subtext – e dunque la sua rigorosa linea editoriale – si è mantenuta coerente nel tempo attraverso quello che appare come un unico tratto irrinunciabile: la possente spinta endogena esercitata dalla densa materia in cui è forgiata ciascuna opera; un’energia dirompente che, tuttavia, anziché travolgere l’ascoltatore sembra attrarlo costantemente a sé al pari di un’onda gravitazionale, proiettandolo entro uno spazio acustico tridimensionale attraversato da correnti e pulsazioni d’intensità primordiale.
Non fa eccezione il patron dell’influente label, James Ginzburg, metà del progetto Emptyset con Paul Purgas, artefice di visioni che ci richiamano a un’esperienza quasi atavica delle sorgenti sonore sapientemente orchestrate, cui il producer attinge dal profondo della loro identità meno evidente e familiare.

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Ståle Storløkken – Ghost Caravan

Hubro, 2021
experimental, free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

Con l’apparente sospensione momentanea delle attività a nome Supersilent, negli ultimi anni i restanti membri della leggendaria formazione norvegese si sono concentrati su altri progetti di varia natura: ma se da un lato Arve Henriksen si è da sempre dimostrato altamente versatile e prolifico, lo stesso non si può dire di Helge Sten, che con OCCULTING DISK (Smalltown Supersound, 2019) è ritornato al moniker Deathprod a ben quindici anni di distanza da Morals and Dogma (Rune Grammofon, 2004). Così anche per il tastierista Ståle Storløkken, addirittura al debutto solista con The Haze of Sleeplessness (2019) e appena due anni più tardi nuovamente alla corte della fucina Hubro con un progetto in acustico per lui senza precedenti: una serie di improvvisazioni per organo a canne presso la chiesa moderna di Steinkjer, nella contea norvegese di Trøndelag.

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[V.A.] Objetos Musicais: Homage to Walter Smetak

Buh Records, 2021
experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuno può ambire a creare una musica realmente propria senza praticare un costante spaesamento, dimenticando ogni stilismo e risalendo invece alla fonte primigenia della materia sonora, per poi di lì giungere a immaginare una nuova genesi espressiva. Culti tardivi nascono attorno a figure artistiche così ardite, come nel caso di Harry Partch e di Harry Bertoia, troppo reclusivi e senza compromessi per trovare riscontro presso il pubblico del loro tempo.
Ora i tempi sono maturi per riesumare anche l’opera dell’eccentrico Walter Smetak (1913–1984), svizzero di nascita ma brasiliano d’adozione: un talento perlopiù sconosciuto a livello internazionale ma le cui invenzioni strumentali (in tutto circa 150) non mancarono di affascinare i padrini della tropicália Gilberto Gil e Caetano Veloso, al punto da convincerli a produrre ed editare il suo primo LP (Smetak, Philips, 1974).

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