The Depths Above

Ko Ishikawa / Nikos Sidirokastritis / Giorgos Varoutas / Harris Lambrakis / Anna Linardou

Underflow, 2020
experimental / free folk, post-world

(ENGLISH TEXT BELOW)

Esiste un’utopia retroattiva? Se l’anelito a un futuro idealizzato, proiezione perfetta e totalizzante della nostra personale visione del “bene”, è per sua natura irrealizzabile, allora esso equivale al rifugiarsi col pensiero in un passato incorrotto, forse nemmeno mai esistito, dissociato dalla storia documentata del genere umano – glorioso nelle opere, perlopiù deprecabile nelle azioni. 
The Depths Above è il canto di un mondo prima del mondo e di un tempo fuori dal tempo, pre-culturale e pre-civilizzato, radicato nel ritualismo di esseri viventi che non conoscono divinità al di fuori di loro stessi: un orizzonte talmente sgombero dalla significazione e in contatto col puro sentire, che risulta difficile trovare il contesto e la disposizione mentale adatti a riconoscerne e apprezzarne l’eccentrica singolarità.

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Toshiya Tsunoda ‎– Extract From Field Recording Archive

★★★★☆
Erstwhile, 2019
field recordings, experimental

design by Yuko Zama

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ciò che da oltre vent’anni contraddistingue la ricerca di Toshiya Tsunoda sul suono naturale è il virtuoso perseguimento di una via mediana tra la sua pura documentazione e la ricomposizione a partire dallo stesso. Nell’arte del field recording, infatti, si possono individuare per approssimazione due estremi: uno più prettamente “ecologico” o descrittivo, cui ad esempio fanno storicamente capo gli interventi di Chris Watson e Éric La Casa; un altro, invece, ascrivibile al dominio della sound art astratta, rappresentato in particolar modo dalle numerose suite “untitled” del Francisco López maturo, sequenze e collazioni di fonti le cui sembianze vengono drasticamente manipolate e stravolte.
Nel mezzo, dicevamo, trovano spazio le registrazioni al confine col microsound di Tsunoda, come anche del pioniere americano Alvin Lucier e di Steve Roden, molte volte non riconducibili alla sorgente acustica che riproducono, andando così a rivelare un mondo “ulteriore” e potenziale all’interno di quello esistente, senza mai praticare artifici atti a discostarsene. 

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Alvin Lucier – Criss-Cross / Hanover

★★★☆☆
Black Truffle, 2018


Difficile immaginare la musica di ricerca contemporanea senza il pionieristico contributo dell’americano Alvin Lucier, teorico e non-musicista: i suoi esperimenti e le sue installazioni sonore dagli anni 60 a oggi si tramutano in affascinanti riscontri di una fenomenologia nascosta negli ambienti (gli studi sulla risonanza e sul riverbero), nei materiali e negli oggetti d’uso comune, come una semplice matita. Il pieno riconoscimento della sua rivoluzionaria opera è stato tardivo, ma all’età di 86 anni Lucier può giustamente contare sulla stima e il sostegno di istituzioni e musicisti di tutto il mondo.

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Michael Pisaro – Étant donnés

★★★☆☆
Gravity Wave, 2018


Cosa accomuna il vulcanico genio dell’anti-arte Marcel Duchamp e il maestro americano della “composizione quieta” Michael Pisaro? Sino a ora l’unico evidente anello mancante tra i due era senz’altro rappresentato dalla poliedrica figura intellettuale e artistica di John Cage, estimatore e compagno di scacchi dell’irriverente dadaista francese. Oggi, nel duplice ritorno in attività della sua etichetta Gravity Wave dopo tre anni di pausa, accanto a Shades of Eternal Night risuona il titolo dell’ultima installazione ambientale lasciata da Duchamp ai posteri, gelosamente custodita dal Philadelphia Museum of Art assieme al Grande Vetro e molte altre sue opere: Étant donnés fu un estremo coup de théatre elaborato segretamente nell’arco di vent’anni, consistente in un portone di legno attraverso i fori del quale si scorge una sorta di diorama tridimensionale, un paesaggio illusorio sovrastato da un provocante nudo di donna a gambe divaricate.

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