[V.A.] La Materia Verbal: Antología de la Poesía Sonora Peruana

Buh Records, 2022
sound poetry, experimental


(ENGLISH TEXT BELOW)

Spesse volte finisco per ritornare, per vie maestre o laterali, sulle sponde del Finnegans Wake joyciano: il magma ribollente della storia umana che infuria e si rapprende nella parola, segno iper-significante al quale è sacrificata la consecutio temporum dell’intreccio narrativo. Dopo l’opera-mondo di Ulisse, ecco l’opera-universo, imbevuta di scritti antichi come del volgo moderno e di tutto ciò che vi trascorre in mezzo, collassati tra le correnti di un riverrun in grado di fagocitare e rimettere in forma neologica l’intero scibile umano.

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Avram & Dumitrescu – Sacrum et Profanum

Hyperion Ensemble

Edition Modern, 2022
avantgarde, spectralism


(ENGLISH TEXT BELOW)

Ascoltando l’opera dei grandi maestri dello spettralismo rumeno, molto spesso si stenta a credere che utilizzino gli stessi mezzi degli altri compositori: parlare di un’estetica visionaria, nel loro caso, non è una forma di iperbole, bensì il mero, obiettivo riconoscimento della loro capacità quasi sovrumana di trascendere i limiti fisici della strumentazione acustica – per non parlare della gravosa eredità di stili e tradizioni che si portano appresso.

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Frederic Rzewski: Speaking Rzewski

Stéphane Ginsburgh

Sub Rosa, 2022
contemporary classical, avantgarde

(ENGLISH TEXT BELOW)

Da dove proviene l’idea – e poi forse l’esigenza, o addirittura l’imperativo morale – dello strumentista parlante? Probabilmente dal rifiuto del rapporto gerarchico tra quest’ultimo e il compositore, che la tradizione classica occidentale ha eletto giudice e tiranno assieme alla non meno temibile figura del direttore d’orchestra; dalla certezza che l’interprete non è soltanto il medium, appunto lo “strumento” di un altrui volere, bensì l’unico vero artefice non di ciò che la musica può essere ma di ciò che è.
Da chiunque venisse eseguita – anche e soprattutto da egli stesso –, l’opera di Frederic Rzewski (1938 – 2021) si è sempre posta in prima persona, sviluppata attorno a menti pensanti ancor prima che musicisti, individui critici disposti a considerare il loro ruolo anche in un’ottica politica, a fare del gesto musicale un atto di concreta resistenza.

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Iannis Xenakis – Electroacoustic Works

Karlrecords, 2022
electroacoustic, avantgarde

(ENGLISH TEXTS BELOW)

In materia di archivi musicali storici, le questioni più immediate riguardano senz’altro la conservazione e la riedizione di molte incisioni sperimentali su nastro, siano esse d’importanza capitale o semplici “schegge”, propaggini di una ricerca collettiva rimasta sepolta dalle sabbie del tempo (pensiamo, ad esempio, all’encomiabile serie di ristampe INA-GRM sotto l’egida del compianto Peter Rehberg via Editions Mego). Ma è altrettanto evidente che, in alcune circostanze, l’intervento debba rendersi molto più specifico e accurato: è il caso delle seminali opere elettroniche di Iannis Xenakis, maestro del Novecento il quale si è votato alla progettazione di un universo sonoro generato e governato tanto dalle leggi della matematica quanto dalle forme complesse di un’architettura utopica.

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Anthony Braxton – 12 Comp (ZIM) 2017

Firehouse 12, 2021
avantgarde, chamber free jazz

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Navigare al seguito di un genio eccentrico come Anthony Braxton non è cosa da tutti, poiché le libertà che offre all’esecutore non sono mai assolute e rispondono sempre a una visione parimenti risoluta e priva di compromessi. Significa abbracciare le molteplici declinazioni di un linguaggio inestricabile e irrisolvibile, iterazione evolutiva di un sistema musicale eminentemente postmoderno che non potrà mai essere ascritto a un solo genere o una sola stagione d’avanguardia, poiché passibile di infinite riletture strumentali e combinazioni tra partiture afferenti a un catalogo già di per sé sconfinato.

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