Michael Francis Duch – mind is moving (IV) by Michael Pisaro-Liu

Sofa, 2022
reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Immaginiamo che lo scorrere della vita di tutti proceda a un ritmo estremamente, impossibilmente più lento di quello reale: se ad esempio, per leggi fisiche assai inclementi, la nostra facoltà di movimento nello spazio fosse limitata a un passo al minuto, ogni decisione relativa alla nostra mèta non verrebbe mai presa alla leggera, bensì dopo una ponderata riflessione e un’analisi delle nostre necessità fondamentali.
Ora trasliamo questa ipotesi in una prospettiva sonora e musicale: se all’interprete spettasse un unico (e ovviamente irreversibile) gesto nell’arco di sessanta secondi, con quale disposizione lo compirebbe? E inoltre: fino a che punto può spingersi l’insistenza sull’ascolto puro e profondo da parte di una corrente espressiva che ha sempre dialogato alla pari col silenzio – spesso scegliendo di tacere pur di svelare la dignità del fenomeno sonoro “periferico” o residuale –?

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John McGuire – Pulse Music

Unseen Worlds, 2022
minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nulla di più naturale e inavvertito di una pulsazione, il segnatempo primigenio dal quale si sviluppa la vita e, di conseguenza, la musica tutta. Un agente propulsivo discreto ma ineludibile, letteralmente il respiro soggiacente a qualunque espressione che si serva del tempo per manifestarsi e giungere a compimento. Tale cellula risalta con maggiore evidenza nelle musiche rituali e popolari, attraverso ritmi che l’orecchio e il corpo possono facilmente assecondare, ma nessuna forma sonora può davvero rinunciare a un fattore che risulta intrinseco alla sua stessa fenomenologia.

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Stefano Pilia – Spiralis Aurea

Die Schachtel, 2022
chamber music, post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

La leggenda vuole che il più grande compositore di tutti i tempi abbia letto un solo libro in tutta la sua vita, da esso traendo non soltanto un’imperitura ispirazione, ma addirittura il segreto dell’assoluto in musica: il genio in questione era Johann Sebastian Bach, e quel libro era la Sacra Bibbia. Senz’altro un’esagerazione atta a consolidarne il mito, ma la quale sembra dirci che, forse, più della pratica è una fede autentica (in Dio, nella Musica stessa) a renderci capaci di sfiorare la perfezione. Laddove i moderni – persino quelli ancora oggi considerati “immortali” – anelavano al trascendente inciampando a ogni passo nella loro umana debolezza, i Kapellmeister tra Rinascimento ed età illuministica erano certi della loro filiazione divina, radice primigenia e ragione ultima di ogni nota o parola trascritta su carta, così nelle opere sacre come in quelle profane.

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Jasmine Morris – Astrophilia

Nonclassical, 2022
drone folk, contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuno studio d’ambito etnomusicologico dovrebbe mai risolversi nell’indebita appropriazione di forme espressive che, molto spesso, sono radicate in secoli di costumi sociali e religiosi impossibili a replicarsi. È per contro lodevole l’intento di far riemergere la voce di culture che, con il loro approccio vergine al suono acustico, gli abbiano conferito una valenza sacrale e trascendente, una linfa che oggi più che mai torna ad alimentare la giovane composizione sperimentale.
Così anche la poetica dell’autrice e violinista britannica Jasmine Morris si dimostra strenuamente rivolta alla conquista di un sentimento del tempo remoto, alla generazione ex novo di una dimensione iniziatica entro cui ogni elemento sonoro non evochi altro che sé stesso, come una camera d’eco permeabile soltanto al manifestarsi di solenni presenze ataviche.

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claire rousay – everything perfect is already here

Shelter Press, 2022
sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

Vorrei aver avuto l’opportunità di ascoltare ogni cosa prima che le venisse attribuito un nome, prima che l’intelletto e il giudizio collettivo potessero esercitare qualsiasi influsso sullo spazio sacro della creazione musicale. Una monodia medievale, una sonata romantica, una suite elettroacustica alle loro origini non ancora categorizzate, avulse dallo stato di coscienza persino di chi le avesse concepite. Ecco l’orizzonte al quale tendere nel ruolo di ascoltatori, operando ogni volta una tabula rasa delle proprie conoscenze e preconcetti, accogliendo il fluire dei suoni nel tempo così come esso si dà nell’immediato (ovvero non-mediato).

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