The Necks – Three

★★★☆☆
Fish of Milk / RēR / Northern Spy, 2020
avant-jazz


(ENGLISH TEXT BELOW)

Tre (Three) come equilibrio che non ammette alcuna eccezione, da più di trent’anni. Tre brani per spingersi tre passi avanti, trascorsa oramai l’epoca delle serafiche trance da camera, sospinti da quel minimalismo formale ed emozionale che li ha resi una delle più eccentriche formazioni del nuovo jazz d’avanguardia.
Più il tempo passa, infatti, e più i Necks si riscoprono inclini alla sperimentazione: idealmente da Vertigo (2015) in poi gli schemi d’interazione si sono scompaginati, il metronomo è andato fuor di sesto, si sono fatti strada nuovi gradi di concitazione nel dialogo tra le parti. Il risultato è che oggi qualunque metamorfosi potrebbe attenderci al varco e nondimeno sapremo riconoscere sempre, infallibilmente, l’impronta di Abrahams / Buck / Swanton.

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Anastassis Philippakopoulos – Piano Works [Melaine Dalibert]

Elsewhere, 2020
contemporary classical, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

“Prima di suonare due note, impara a suonare una nota… E non suonare una nota a meno che tu abbia una ragione per suonarla.” Se questa inestimabile massima offerta da Mark Hollis valesse per ogni musicista, a maggior ragione ciò dovrebbe essere vero per chi pratica la riduzione come unica estetica possibile, in direzione contraria all’ipertrofia esperienziale del mondo.
Nell’ambito del minimalismo più radicale ogni cellula sonora ha un peso specifico superiore alla media: ecco perché le brevi partiture di Anastassis Philippakopoulos emanano un’aura così semplice e potente, laddove la risonanza naturale – lo spazio bianco del pentagramma – ha un valore paritario rispetto alle note, delle quali raccoglie e assomma le ombre e le dissolve nell’aria.

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Anthony Braxton – GTM (Syntax) 2017

2019, New Braxton House
choral, avantgarde


(ENGLISH TEXT BELOW)

La cinquantennale epopea artistica di Anthony Braxton è indubbiamente una grande storia di libertà, ma anche di estremo rigore e infaticabile ricerca, attitudini che lo hanno portato ben al di là delle pionieristiche avventure che ancora oggi incarnano la definizione stessa di avant-jazz. Partendo dagli sconvolgenti tour de force per sassofono solo, nel tempo il luminare americano ha evoluto i suoi molteplici sistemi compositivi nelle forme più disparate, arrivando a sconfinare nel dominio della classica contemporanea, dai quartetti d’archi alle orchestre multiple d’eredità stockhauseniana.

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