Anne Guthrie – Gyropedie

Students of Decay, 2021
sound art, field recordings, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

In un periodo storico in cui la nuova generazione di sperimentatori si rende sempre più prolifica, alimentando un interesse crescente verso le alterità musicali del presente, la sound artist americana Anne Guthrie mantiene un profilo distante ed ermetico, ponderando a lungo prima di dare alle stampe un’opera compiuta. Lo fa mantenendosi fedele all’etichetta indipendente Students of Decay di Cincinnati, Ohio, tratteggiando così un percorso evolutivo irregolare e imprevedibile, che dalla simbiosi naturale/antropica di Codiaeum Variegatum (2014) si è addentrato nell’angoscioso rimosso psichico di Brass Orchids (2018), per ritornare oggi alla poetica riduzionista, sottilmente sinestetica di Gyropedie.

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Jim O’Rourke – Best that you do this for me

Apartment House

Another Timbre, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

«Non penso alla “creatività” o all’“espressione” perché credo che accadano spontaneamente, che tu lo voglia o no. Semmai, credo che tentare di essere creativi sia una trappola. Probabilmente sono più motivato dai problemi che da qualunque desiderio di creare.»

Nelle recenti pubblicazioni a firma di Jim O’Rourke torna a porsi insistentemente l’enigma della “sparizione autoriale”, della volontaria fuoriuscita dal quadro espressivo in favore di un’estetica residuale, ormai del tutto svuotata di concettualismi e marcate stilizzazioni. Significa immaginare il fare artistico come un serbatoio esausto, prosciugato dal furore anarchico delle avanguardie storiche e dall’ansia polisemica e decentrante della postmodernità, e di conseguenza lavorare con ciò che rimane, sulla nuda superficie dell’involucro mediale, ove l’interprete agisce come proiettando un’ombra esile ed effimera del suo strumento.

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Antoine Beuger – Jankélévitch Sextets

Apartment House

Another Timbre, 2020
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Con la sincera umiltà che contraddistingue gli artisti illuminati ma coi piedi per terra, Antoine Beuger parla della sua principale serie di brani da camera senza alcun infingimento: benché titolate in onore a varie figure illustri dell’arte e del pensiero europeo tra Medioevo e Novecento, si tratta infatti di opere scevre non soltanto da qualsiasi concettualismo, ma finanche da una marcata stilizzazione formale che ne comprometta l’accessibilità. Sono semplici partiture concepite per formazioni che variano da due a venti strumentisti e che, originando dalla stessa elementare modalità espressiva, sono volte a sondare il graduale mutamento delle pratiche relazionali e degli esiti armonici all’aumentare degli interpreti coinvolti.

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Ø ‎– Kiteet

Sähkö, 2020
glitch, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Scavare negli archivi non dovrebbe mai essere una manovra di ripiego, quanto piuttosto l’opportunità di rintracciare storie perdute, incomplete o dimenticate attraverso un’appassionata ricostruzione filologica. Dopo una sequenza di album postumi (Reat, Lydspor One & Two, The Heat Equation) volti a chiudere il cerchio sulle ultime produzioni del compianto Mika Vainio – opere autonome e commissioni che ne attestano ulteriormente la statura artistica – valeva senz’altro la pena di riportare alla luce un capitolo emblematico della sua carriera agli esordi, prova straordinariamente precoce del suo distintivo immaginario sonoro. Kiteet [‘Cristalli’] ci racconta di un’epoca in cui le diverse traiettorie dell’utopia e dell’avanguardia estetica potevano ancora incrociarsi fertilmente, dando vita a progetti multidisciplinari innovativi fondati su una visione comune dall’assoluta coerenza concettuale.

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