Taku Sugimoto – Octet

Meenna, 2021
onkyo, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto.
(Jorge Luis Borges)

Un lungo e frammentario processo, con una decisiva cesura al cuore del XX secolo, ha condotto le arti ad affrancarsi dalla tirannia della significazione per raggiungere (o riconquistare?) forme espressive più assolute, estetiche della riduzione o dell’eccesso che trascendessero tanto la mimesi con il reale quanto ogni riferimento alla soggettività dell’artefice. Le operazioni di casualità, l’improvvisazione e l’anti-accademismo delle avanguardie, tuttavia, non sono state strade senza ritorno, ma piuttosto le nuove e necessarie fondamenta per l’insediamento di linguaggi puri, autonomi, vie d’accesso privilegiate a una bellezza sconosciuta, fuori dal tempo e dalla storia.

Leggi tutto / read more

Georgia Rodgers – September

Apartment House & Zubin Kanga

Another Timbre, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Le vie del riduzionismo ci hanno sempre più abituati a un’espressività in apparenza priva di personalismi, il più possibile asciugata di un’esplicita significazione affinché le particelle elementari della scrittura musicale potessero rivelarsi semplicemente per come sono. Ma ciò non deve necessariamente indurci a credere che si tratti di “musica per la musica”, dimentica del suo pur necessario destinatario, poiché solo l’ascolto attivo di quest’ultimo può proiettare su di essa percetti, simbologie e sentimenti che la materia sonora, altrimenti, non tradisce.

Leggi tutto / read more

Adrián Demoč – Sen

Discreet Editions, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Tutto ciò che ci rappresenta l’antichità, ogni singola testimonianza visiva precedente all’età contemporanea è a noi pervenuta come un fermo immagine: una pittura rupestre, un affresco, un codice miniato o un bozzetto – superfici immote nelle quali è racchiuso il sapere che, evolvendosi nei secoli, ci ha condotti sino all’oggi. Ma pur sapendo che la storia del mondo non mai ha avuto alcunché di statico, è proprio così che continuo a figurarmi le innumerevoli discendenze che simbolicamente popolano quei documenti, un’umanità come cristallizzata in un tempo prima del Tempo. In queste stesse rappresentazioni sembra regnare, se non un silenzio compìto e sacrale, un’armonia aurea, imperturbabile, precedente a qualsiasi stilizzazione individuale; una musica ancora attinente alle Muse, rievocata con rigore e sensibilità dall’illuminato compositore slovacco Adrián Demoč.

Leggi tutto / read more

Johan Lindvall – Two trios

Johan Lindvall, Fredrik Rasten, Derek Shirley

INSUB, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nasceva dalle ceneri della New York School, sul finire del secolo scorso, una musica come rifugio del tempo e nel tempo, sospesa tra oggettivazione tonale e tiepido lirismo armonico. Un’estetica ereditata dai tardi John Cage e Morton Feldman ma ulteriormente raffinata dalle avanguardie radicali d’Europa, afferenti – soprattutto ma non esclusivamente – al collettivo Wandelweiser. Tali propaggini hanno finito per mescolarsi alle varie espressioni di un già evidente e trasversale “ritorno all’ordine”, spingendo il minimalismo di nuova generazione fino alle soglie del riduzionismo.
Anche in un panorama fervido ed eclettico come quello scandinavo hanno cominciato a spuntare i germogli di questa ritrovata essenzialità: se ne fa portavoce, una volta di più, la lodevole etichetta svizzera INSUB. con due inediti trio acustici composti dal pianista d’origine svedese Johan Lindvall, affiancato dalla chitarra di Fredrik Rasten e dal violoncello del canadese Derek Shirley.

Leggi tutto / read more

John Cage – Number Pieces

Apartment House

Another Timbre, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Facendo di necessità non soltanto virtù, ma finanche progresso, nei suoi ultimi anni di vita e di produzione musicale il maestro “spartiacque” del Novecento inventava il riduzionismo. È questa, in estrema sintesi, la storia dei cosiddetti ‘number pieces’, destinati al soddisfacimento delle sempre più copiose commissioni che John Cage ricevette tra i decenni ottanta e novanta, quando l’epoca del gran rifiuto e degli scandali – sia sul fronte accademico che su quello del pubblico borghese – si andava assopendo e il maestro americano veniva finalmente (e universalmente) riconosciuto in quanto tale.

Leggi tutto / read more