Ensemble Ektòs – Semèia Kài Tèrata

901 Editions, 2022
reductionism


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Nel corso degli ultimi decenni le vie dell’understatement musicale si sono andate ramificando e radicalizzando non soltanto sul fronte estetico ma anche su quello concettuale: una volta approfondito il dialogo col silenzio (o meglio, con la sua apparenza), qualcuno si è domandato se fosse possibile perseguire l’utopia di una “sparizione autoriale”, ovvero il manifestarsi di una realtà sonora non sollecitata, pressoché inavvertita. E non si tratta di compiere uno sterile atto di modestia, bensì di valicare i limiti estremi dell’intenzione creativa e sondare l’ipotetica soglia liminale tra suono naturale e artificiale. In questo interstizio si cela, forse, la “musica a venire” teorizzata da François Bonnet, svuotata di ogni personalismo per darsi nella sua incorrotta essenza.

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Nicola Di Croce – Affective Room Tones

901 Editions, 2021
ambient, field recordings

Cover image by Giacomo Cosua. © Veilhan/ADAGP 2021

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Quand’è che uno spazio diventa luogo? È sufficiente conferirvi una funzione, un determinato carattere, affinché possa acquisire la propria identità? O è piuttosto la presenza di esseri senzienti a sottrarlo all’anonimia? Le installazioni sonore di Nicola Di Croce – come in fondo ogni opera d’arte – non possono realmente prescindere da coloro che ne faranno esperienza diretta, e anzi esse si nutrono di questa necessaria interazione fisica, sensoriale ed emotiva.
Registrato negli spazi dello Studio Venezia di Xavier Veilhan – allestimento progettato per la Biennale di Venezia 2017 –, Affective Room Tones accoglie e integra in sé le voci degli avventori e le altre tracce inavvertite del loro passaggio, elementi acustici in grado di popolare e modificare le sorgenti di diffusione predisposte dall’artista.

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Fuantei – Kaze ga kanjō o hakobu. Subete ga kawarudarou

901 Editions, 2021
ambient, field recordings

(ENGLISH TEXT BELOW)

Credo che non ci sia momento più appropriato del primissimo mattino, appena sul fare del giorno, per ascoltare questo delicatissimo esordio di Fuantei: quel momento in cui i contorni dell’orizzonte si stagliano come tenui pitture di luce, mentre lo scenario acustico si popola, un minuto alla volta, dei distintivi flussi sonori umani, animali e meccanici. Ecco, questo piccolo, pregnante tratteggio musical-documentale è la libera descrizione di un frangente di vita liminale, ancora imbevuto di un viscoso onirismo destinato a dissolversi nella caotica commozione della quotidianità.

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