Deathprod – Sow Your Gold in the White Foliated Earth

Smalltown Supersound, 2022
drone, microtonal


(ENGLISH TEXT BELOW)

Sebbene la storia ufficiale continui a farne menzione soltanto in poche sbrigative righe, l’utopia musicale di Harry Partch non ha mancato di ispirare devoti proseliti che ne perpetuassero le invenzioni e lo spirito idiosincratico sino ai giorni nostri. Attivo da oltre trent’anni a livello internazionale, l’ensemble tedesco Musikfabrik possiede dal 2013 una replica dell’intero set di strumenti costruiti dal compositore statunitense, elementi imprescindibili della sua ricerca formale ed espressiva: con essi, per la prima volta dopo oltre quarant’anni, è stata registrata integralmente l’opera “Delusion of the Fury”, capolavoro musical-teatrale che, nell’intreccio tra farsa e tragedia, attinge tanto al teatro greco antico quanto al Noh giapponese.

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Valerio Tricoli – Say Goodbye to the Wind

Shelter Press, 2022
electroacoustic

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Curioso pensare che all’alba della registrazione audio il nastro magnetico fosse tra i pochi sinonimi tecnologici di “memoria” e perpetuazione, mentre oggi, a fronte della transizione digitale, appare come materia del tutto obsoleta, fragile e a rischio di estinzione. Un concept reso quantomai pregnante dal ventennale capolavoro di William Basinski, ma che di lì in poi ha visto gradualmente risorgere, come la fenice dalle ceneri, il supporto analogico in quanto strumento di sperimentazione formale e, per certi versi, cifra poetica. In questo solco – tanto malagevole quanto ricco di potenziale inespresso – il sound artist palermitano Valerio Tricoli si è da subito distinto per il suo integralismo e per la coerenza del suo immaginario sinistramente evocativo.

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Manuel Mota & David Grubbs – Na margem sul

Room40, 2022
ambient, free impro


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Il tempo di un romanzo breve o di un lungo poema. Lo spazio di uno sguardo che, perduto in un’assorta contemplazione, abbraccia il placido ed enigmatico lucore notturno. Quasi senza un iniziale moto di assestamento, di “accordatura” tra le chitarre elettriche in clean, David Grubbs (USA) e Manuel Mota (Portogallo) tracciano con gesti precisi e misurati il margine della loro pagina, la riva lungo la quale andrà mollemente frangendosi la risacca di questo dialogo tra voci speculari, sebbene improntate a sussurri e fremiti anziché a chiare enunciazioni.

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Battle Trance – Green of Winter

New Amsterdam, 2022
avant-jazz, post-minimalism


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Intrepido: tale si è dimostrato il quartetto di sax tenori Battle Trance lungo il suo coerente percorso artistico, alzando ogni volta l’asticella della propria eccentrica espressività. In ciò la trilogia edita da New Amsterdam somiglia più a un training di gruppo che non a una tipica serie tematica – impressione che trova conferma nell’abbondante lasso temporale che separa il capitolo centrale da quello conclusivo.
Dopo gli apprezzati Palace of Wind (2014) e Blade of Love (2016), la terza suite tripartita della formazione newyorkese segna la conquista di un linguaggio strumentale sempre meno dipendente dagli stilemi dell’avanguardia jazz e della ripetizione differente, ma rivolto piuttosto all’arcano interloquire degli elementi, a quel soffio vitale che fa vibrare la natura nella sua primitiva sinfonia.

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