Ståle Storløkken – Ghost Caravan

Hubro, 2021
experimental, free impro

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Con l’apparente sospensione momentanea delle attività a nome Supersilent, negli ultimi anni i restanti membri della leggendaria formazione norvegese si sono concentrati su altri progetti di varia natura: ma se da un lato Arve Henriksen si è da sempre dimostrato altamente versatile e prolifico, lo stesso non si può dire di Helge Sten, che con OCCULTING DISK (Smalltown Supersound, 2019) è ritornato al moniker Deathprod a ben quindici anni di distanza da Morals and Dogma (Rune Grammofon, 2004). Così anche per il tastierista Ståle Storløkken, addirittura al debutto solista con The Haze of Sleeplessness (2019) e appena due anni più tardi nuovamente alla corte della fucina Hubro con un progetto in acustico per lui senza precedenti: una serie di improvvisazioni per organo a canne presso la chiesa moderna di Steinkjer, nella contea norvegese di Trøndelag.

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[V.A.] Objetos Musicais: Homage to Walter Smetak

Buh Records, 2021
experimental

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Nessuno può ambire a creare una musica realmente propria senza praticare un costante spaesamento, dimenticando ogni stilismo e risalendo invece alla fonte primigenia della materia sonora, per poi di lì giungere a immaginare una nuova genesi espressiva. Culti tardivi nascono attorno a figure artistiche così ardite, come nel caso di Harry Partch e di Harry Bertoia, troppo reclusivi e senza compromessi per trovare riscontro presso il pubblico del loro tempo.
Ora i tempi sono maturi per riesumare anche l’opera dell’eccentrico Walter Smetak (1913–1984), svizzero di nascita ma brasiliano d’adozione: un talento perlopiù sconosciuto a livello internazionale ma le cui invenzioni strumentali (in tutto circa 150) non mancarono di affascinare i padrini della tropicália Gilberto Gil e Caetano Veloso, al punto da convincerli a produrre ed editare il suo primo LP (Smetak, Philips, 1974).

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Andy Stott – Never the Right Time

Modern Love, 2021
abstract UK bass

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Almeno per quanto riguarda il formato album si può certamente dire che, già da diverso tempo, Andy Stott si fosse estraniato dalle forme tipiche dell’elettronica ballabile, allontanandosi simbolicamente dal club ben prima che la crisi pandemica ci obbligasse tutti a fare altrettanto. È a partire dai grezzi inserti strumentali di Faith in Strangers (2014) che il producer britannico ha dimostrato di nutrire ambizioni compositive che si estendono ben al di là del battito sotterraneo della vita notturna, e che intendono piuttosto indagare l’interiorità per mezzo di soluzioni stilistiche oblique e ibridanti, talvolta addirittura prive di una netta struttura ritmica.

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François J. Bonnet & Stephen O’Malley – Cylene Suisse Redux

Editions Mego, 2021
drone, dark ambient

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Inspiegabilmente sottovalutato – se non del tutto ignorato – persino dal suo pubblico di riferimento, due anni fa Cylene (2019) traslava le coordinate della nuova musica ambient/drone verso una dimensione di radicale understatement, paragonabile all’ombra o alle ceneri dell’espressionismo saturante emerso nel decennio precedente: con la rielaborazione in studio delle tracce di chitarra elettrica – lontana anni luce dalle catartiche distorsioni dei Sunn O))) –, François Bonnet e Stephen O’Malley davano corpo a una visione sonora rarefatta, opacizzante e al contempo lucidissima nel suo lento e ponderoso dispiegarsi, compiuta e immaginifica a tal punto da costituire uno dei più pregnanti esiti delle ricerche condotte negli anni da entrambi i suoi fautori, oramai habitué di casa Editions Mego.

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