“Blue” Gene Tyranny – Degrees of Freedom Found

Unseen Worlds, 2021
modern classical, third stream

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Pur avendola incrociata in varie istanze discografiche, solo in anni più recenti ho approcciato consapevolmente la figura artistica di Robert Sheff, al quale tutto l’entourage dell’avanguardia americana sembra essersi sempre riferito – per gradi di confidenza crescenti – come “Blue” Gene Tyranny, “Blue” Gene, o semplicemente “Blue”.
Da allora tre precise immagini sonore si sono andate imprimendo nella mia memoria: il profondo, inspiegabile senso di familiarità al primo ascolto di Out of the Blue (1978), dalle suadenti e soleggiate melodie West Coast alla digressione nostalgica di “A Letter From Home”; le dita smaltate che corrono sulla tastiera nel montaggio della television opera “Perfect Lives” (1983) di Robert Ashley, dissezionata dall’occhio chirurgico di Peter Greenaway per il suo coevo documentario Four American Composers; infine un breve episodio dal documentario biografico Just For the Record (David Bernabo, 2020), dove un “Blue” anziano e ormai completamente cieco, ricordando la sua madre biologica Eleanor, si arresta per qualche secondo in preda alla commozione, definendolo poi come un tipico “blue gene moment”.

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Linda Catlin Smith – Ballad

Apartment House

Another Timbre, 2021
contemporary classical

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La musica da camera di Linda Catlin Smith è tra le poche in cui ho l’impressione di riuscire a visualizzare con chiarezza la camera, la vita immota condotta dagli oggetti silenziosi che la abitano, alternamente rivestiti di luce e ombra. E sebbene le figure artistiche afferenti al catalogo Another Timbre siano tutte dotate di una profonda, inusitata sensibilità, la compositrice canadese sembra aver trovato un equilibrio irreplicabile tra oggettivazione formale e limpido lirismo, una dimensione quintessenziale in cui l’apparente ridondanza della realtà esteriore si accompagna al nascosto splendore di un’interiorità vibrante, scevra da orpelli e stilismi affettati.

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Oker – Susurrus

shhpuma, 2021
free impro/folk

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La scienza ci narra delle origini del Tutto come di un’incommensurabile esplosione, un fragore che nessuna orchestra o artificio elettronico potrebbe mai riprodurre in parte ancorché infinitesimale. Nella nostra limitatezza umana possiamo tentare di avvicinare soltanto l’estremo opposto, immaginando una genesi che da un silenzio gelido e senza vita vada dischiudendosi in un timido sussurro, per poi aprirsi gradualmente al canto di una primordiale armonia collettiva.

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Keith Rowe – Absence

Erstwhile, 2021
eai

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Invitato dal sassofonista Christian Kobi all’edizione 2015 del festival »zoom in«, a Berna, Keith Rowe ha tenuto questa breve performance, oggi edita da Erstwhile con il titolo Absence, alcuni mesi prima di ultimare The Room Extended (2016), accolto sin dall’uscita come il suo testamento artistico ed espressivo. Ma nonostante le circostanze e le durate tra loro imparagonabili – poco più di mezz’ora di registrazione dal vivo contro le quattro ore abbondanti dell’opus magnum concepito in studio – risulta evidente come entrambi i “momenti” scaturiscano da un’amara consapevolezza che giunge a caratterizzarli in quanto definitivi, idealmente senza via di ritorno.

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