Stefano Pilia – Spiralis Aurea

Die Schachtel, 2022
chamber music, post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

La leggenda vuole che il più grande compositore di tutti i tempi abbia letto un solo libro in tutta la sua vita, da esso traendo non soltanto un’imperitura ispirazione, ma addirittura il segreto dell’assoluto in musica: il genio in questione era Johann Sebastian Bach, e quel libro era la Sacra Bibbia. Senz’altro un’esagerazione atta a consolidarne il mito, ma la quale sembra dirci che, forse, più della pratica è una fede autentica (in Dio, nella Musica stessa) a renderci capaci di sfiorare la perfezione. Laddove i moderni – persino quelli ancora oggi considerati “immortali” – anelavano al trascendente inciampando a ogni passo nella loro umana debolezza, i Kapellmeister tra Rinascimento ed età illuministica erano certi della loro filiazione divina, radice primigenia e ragione ultima di ogni nota o parola trascritta su carta, così nelle opere sacre come in quelle profane.

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Jasmine Morris – Astrophilia

Nonclassical, 2022
drone folk, contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuno studio d’ambito etnomusicologico dovrebbe mai risolversi nell’indebita appropriazione di forme espressive che, molto spesso, sono radicate in secoli di costumi sociali e religiosi impossibili a replicarsi. È per contro lodevole l’intento di far riemergere la voce di culture che, con il loro approccio vergine al suono acustico, gli abbiano conferito una valenza sacrale e trascendente, una linfa che oggi più che mai torna ad alimentare la giovane composizione sperimentale.
Così anche la poetica dell’autrice e violinista britannica Jasmine Morris si dimostra strenuamente rivolta alla conquista di un sentimento del tempo remoto, alla generazione ex novo di una dimensione iniziatica entro cui ogni elemento sonoro non evochi altro che sé stesso, come una camera d’eco permeabile soltanto al manifestarsi di solenni presenze ataviche.

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claire rousay – everything perfect is already here

Shelter Press, 2022
sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

Vorrei aver avuto l’opportunità di ascoltare ogni cosa prima che le venisse attribuito un nome, prima che l’intelletto e il giudizio collettivo potessero esercitare qualsiasi influsso sullo spazio sacro della creazione musicale. Una monodia medievale, una sonata romantica, una suite elettroacustica alle loro origini non ancora categorizzate, avulse dallo stato di coscienza persino di chi le avesse concepite. Ecco l’orizzonte al quale tendere nel ruolo di ascoltatori, operando ogni volta una tabula rasa delle proprie conoscenze e preconcetti, accogliendo il fluire dei suoni nel tempo così come esso si dà nell’immediato (ovvero non-mediato).

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Reinier van Houdt – drift nowhere past / the adventure of sleep

elsewhere, 2022
eai, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ogni regola, ogni pratica abituale è venuta improvvisamente meno per tentare di far fronte ai mesi dell’isolamento. Ai piani di lungo termine si è sostituita la strategia di sopravvivenza quotidiana, con qualunque mezzo necessario. Per l’artista di professione – l’ingranaggio “in eccesso” nella macchina sociale –, una crisi profonda a tal punto da rimettere in discussione il proprio ruolo individuale, scavalcato dall’eroismo conclamato del settore sanitario e della classe operaia che nonostante tutto eccetera eccetera.
Nelle rare esternazioni pubbliche di Reinier van Houdt, in quel periodo, ho letto parole disarmate, vuote di speranza in un ritorno alla pur precaria normalità di prima. Ma forse mai come in quel momento, per lui e per tantissimi altri, l’arte è stata il rifugio più immediato e irrinunciabile, il luogo dell’illusione e dell’utopia ove dar sfogo alle proprie angosce.

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Sprite & Sacred – Unscripted Eras, Deathbloom Service

Next Year’s Snow, 2022
experimental electronic, plunderphonics

(ENGLISH TEXT BELOW)

Con le pubblicazioni dell’etichetta digitale Next Year’s Snow ci si appresta quasi sempre a fare diretta e angosciosa esperienza dell’ipertrofia post-internettiana in musica: un horror vacui e pleni al tempo stesso, laddove però il tempo è materia che alimenta e divora incessantemente sé stessa, annichilendo segni e significati in un magma sonoro viscoso e inesorabile.
Indipendentemente dal gusto personale – con forti riserve persino da parte dello scrivente –, è un tipo di ascolto che esercita effetti emotivi paragonabili a nessun altro nell’attuale panorama elettronico. E dopo l’opera-monstre di un’ancora adolescente Janis Lago, non si può che provare analoghe sensazioni in questo vasto sforzo collaborativo a firma Sprite & Sacred (moniker condiviso dei progetti Octa Möbius Sheffner e Roguelike), già accolto con favore dall’underground più oscuro e oltranzista della rete.

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