Reinier van Houdt – drift nowhere past / the adventure of sleep

elsewhere, 2022
eai, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ogni regola, ogni pratica abituale è venuta improvvisamente meno per tentare di far fronte ai mesi dell’isolamento. Ai piani di lungo termine si è sostituita la strategia di sopravvivenza quotidiana, con qualunque mezzo necessario. Per l’artista di professione – l’ingranaggio “in eccesso” nella macchina sociale –, una crisi profonda a tal punto da rimettere in discussione il proprio ruolo individuale, scavalcato dall’eroismo conclamato del settore sanitario e della classe operaia che nonostante tutto eccetera eccetera.
Nelle rare esternazioni pubbliche di Reinier van Houdt, in quel periodo, ho letto parole disarmate, vuote di speranza in un ritorno alla pur precaria normalità di prima. Ma forse mai come in quel momento, per lui e per tantissimi altri, l’arte è stata il rifugio più immediato e irrinunciabile, il luogo dell’illusione e dell’utopia ove dar sfogo alle proprie angosce.

Leggi tutto / read more

Bruno Duplant / Guy Vandromme – L’infini des possibles

Elsewhere, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel divorante caos del mondo contemporaneo si qualifica come compositore colui che è ancora in grado di trovare lo spazio, il tempo e la lucidità per mettersi in ascolto di sé stesso, solo in seguito trasferendo questo sentire – seppure in minima parte – nell’opera musicale. Ma che ne è dell’interprete? In epoca post-classica il rapporto tra le due parti non può più essere unilaterale: si instaura la parità di ruolo dell’autore e dell’esecutore, laddove il primo offre null’altro che un tratteggio, uno scheletro non di come il brano è, ma di come può essere, mentre al secondo spetta l’ancor più oneroso compito di colmare le profonde, intenzionali lacune che attraversano la partitura.

Leggi tutto / read more

Michael Pisaro-Liu: Tombstones

Barbara Dang & Muzzix

elsewhere, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel panorama dei compositori afferenti al collettivo Wandelweiser, Michael Pisaro-Liu rimane probabilmente il più versatile e imprevedibile: ciò a motivo del fatto che, laddove quasi tutti hanno finito per racchiudere la loro estetica entro un insieme di soluzioni espressive ben riconoscibili, lo sperimentatore americano non si sazia mai di espedienti formali che lo portino lontano dalle sue conoscenze pregresse, e che spesso gliene offrano di nuove e inattese. Accade così che ciascun progetto appaia realmente inedito e che diventi perciò una sorta di unicum, una singolarità creativa difficilmente raffrontabile a quelle che l’hanno preceduta.

Leggi tutto / read more

Anastassis Philippakopoulos / Jürg Frey – Wind and Light

elsewhere, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Itaca. Nella notte, il canto di Penelope si confonde con quello di sirene che nuotano lungo altre sponde lontane: è l’eco di un viaggio mai intrapreso, sepolta nella memoria mitologica del Mediterraneo. Un mare di suoni muti, non suscitati, da sempre presenti e dunque percepiti come un silenzio. Ecco, forse, il senso nascosto negli spazi bianchi – mai vuoti – delle partiture di Anastassis Philippakopoulos, quintessenza dell’estetica riduzionista facente capo al collettivo Wandelweiser. Con lui un altro dei suoi esponenti paradigmatici, il maestro svizzero Jürg Frey, recatosi in terra ellenica nel 2016 per incidere i brani solisti composti dal comprimario ateniese, la cui limpida notazione è nel tempo divenuta tutt’uno con l’orizzonte, frazionamento dell’ideale continuità tra la distesa d’acqua e il cielo.

Leggi tutto / read more

Jürg Frey – l’air, l’instant – deux pianos

Dante Boon / Reinier van Houdt

Elsewhere, 2020
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Perché quattro mani? In quale momento storico, a quale scopo due musicisti si sono seduti allo stesso pianoforte, o ne hanno affiancati due? Eccezion fatta per i divertissement domestici o teatrali, normalmente un tale assetto soddisfa la necessità di un ampliamento delle soluzioni armoniche, oppure di un’equa suddivisione di architetture ritmiche e melodiche complesse: limitandosi al Novecento inoltrato si spazia dalle “Visions de l’Amen” di Messiaen e le “Structures” di Boulez al moto circolare di suite minimaliste come “Hallelujah Junction” di John Adams, sino al triplice estremo dei “Six Pianos” di Steve Reich.
Nel mezzo, come in molti altri casi, si poneva un’illuminata visione atta a ridefinire l’orizzonte temporale della musica, instaurando una relazione tra suono e silenzio diametralmente opposta persino rispetto alle coeve avanguardie: John Cage e Morton Feldman hanno spontaneamente tracciato le coordinate di una poetica della riduzione che oggi trova in Jürg Frey uno dei suoi più sensibili e raffinati interpreti, anch’egli avvicinatosi di recente alla scrittura per due pianoforti.

Leggi tutto / read more