Anna von Hausswolff – All Thoughts Fly

Southern Lord, 2020
ambient/drone, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Può risultare limitante e dannoso, per un artista, ritrovarsi incasellato in una precisa corrente o in un ambito stilistico che ne circoscriva il pubblico potenziale, così precludendo, in molti casi, una trasversalità che nel panorama contemporaneo è invece quantomai realizzabile. La figlia d’arte Anna von Hausswolff, pur godendo già da diversi anni di ampio riscontro presso il pubblico underground, sembra voler “assolutizzare” la sfera tematica e simbolica dalla quale anche altri nomi d’area dark hanno vieppiù teso a disancorarsi: è anche lei parte, insomma, del graduale e generalizzato spostamento d’attenzione dall’immanente al trascendente, della spinta verso una nuova dimensione sacrale e spirituale che tuttavia non tralascia la radice fragilmente umana dalla quale scaturisce. 

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Federico Mompou – Música Callada / James Rushford – See the Welter

James Rushford, piano

Unseen Worlds, 2020
modern classical, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che si trattasse di più o meno sincera umiltà, di una provocazione proto-dadaista o di una strategia di marketing ante litteram, la ‘musica da arredamento’ di Erik Satie ha aperto la strada a un concettualismo semiserio in un’epoca ancora dominata dal mito del compositore romantico e dei suoi intensi struggimenti. Voler distogliere l’attenzione da una melodia seducente e cristallina è di per sé un controsenso, tale però da mettere in luce il nostro mutevole rapporto con la pratica dell’ascolto, a seconda dei luoghi o dei contesti sociali in cui essa si propone.

Così come la più stoica determinazione può condurre da uno stato attentivo all’inavvertita distrazione, un approccio “laterale” e ozioso può invece innescare un processo di osmosi totale tra la sorgente musicale e il suo fruitore: è il punto di vantaggio di una musica talmente intima da rendersi fatua, inafferrabile, intrinsecamente adescrittiva. Ed è in tali recondite profondità che prendevano forma i quattro ‘quaderni’ di “Música Callada”, magnum opus e testamento spirituale del catalano Federico Mompou (1893-1987), compositore e pianista dal tratto ancora oggi attualissimo.

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Alvin Curran – Inner Cities

Gabriella Smart
Room40, 2020
contemporary classical, minimalism

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La storia del tour de force pianistico, almeno a livello ufficiale, ebbe probabilmente inizio con i virtuosismi estremi di Franz Liszt, ovvero la trascendenza per mezzo del talento e dell’estro esecutivo, esibiti nell’assoluta padronanza di temi e variazioni esposti in rapida sequenza, riversati sullo spartito e sullo strumento come un fiume in piena. Venne poi la somma provocazione: con la boutade proto-dadaista delle “Vexations” di Erik Satie ci si spostava dalla difficoltà tecnica alla pura resistenza fisica, condannando il musicista e il suo (presunto) ascoltatore all’assurdità di una melodia ripetuta ossessivamente per un lasso di tempo inconcepibile.
I due estremi arriveranno a sfiorarsi nell’America del minimalismo: il ‘Well-Tuned Piano’ di La Monte Young e il magnum opus ritrovato di Dennis Johnson, “November”, pongono le basi per la nascita di quello che potremmo definire, in mancanza di termini migliori, un virtuosismo “verticale”; soppesare ogni singola nota e il suo spazio negativo come elementi paritari, nella suggestione immaginifica come nella totale astrazione di un’imperscrutabile interiorità.

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Sarah Davachi – Cantus, Descant

Late Music, 2020
ambient/drone, minimalism

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Ho ripensato al romanzo di László Krasznahorkai, “Melancolia della resistenza”, dal quale il maestro ungherese Béla Tarr avrebbe poi tratto il lungometraggio “Le armonie di Werckmeister”: la riaccordatura di un pianoforte dalla cosiddetta intonazione naturale al “temperamento equabile” – proposto nel Seicento da Andreas Werckmeister – è concomitante all’insorgere di una sommossa popolare che porta in sé il seme della follia e dell’irrazionalità. Ho poi pensato a come ogni storia, grossomodo, alterni ciclicamente ordine e caos, andando incontro a punti di rottura dopo i quali si ristabilisce un nuovo equilibrio, per quanto precario, effimero o addirittura illusorio.
È oggi evidente come anche i radicali sconvolgimenti delle avanguardie storiche musicali, pur evolvendosi costantemente ed esercitando a lungo la loro influenza sulle generazioni successive, abbiano gradualmente proceduto in direzione di un inevitabile “ritorno all’ordine”, quella New Simplicity che ha riportato la tonalità e le strutture semplici al cuore della pratica compositiva.

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