Wild Up – Julius Eastman Vol. 2: Joy Boy

New Amsterdam, 2022
contemporary classical, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

L’improvvisa rinascita del culto reazionario di Julius Eastman, cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ha scatenato una sorta di corsa all’oro da parte di numerosi ensemble d’ambito americano come anche europeo. La produzione scarsamente documentata (persino in termini di carte autografe) dell’outsider statunitense ha costituito un’occasione ghiotta non soltanto per l’ampliamento dei repertori con materiale ancora pressoché “vergine”, aperto a varie interpretazioni difficili a contestarsi, ma anche per fare di una figura artistica così eccentrica una sorta di vessillo, in un’era dove l’inclusività è in cima all’agenda di qualunque attività che debba relazionarsi con il pubblico, sia in un’ottica strettamente commerciale che in quella culturale.

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Quentin Tolimieri – Monochromes

elsewhere, 2022
minimalism, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Osservare da vicino la pittura minimalista può cambiare per sempre il nostro sguardo. Ci accorgiamo che i riquadri, gli “schermi” di colore non sono, anch’essi, altro che sommatorie di pazienti campiture stratificate nel tempo, che persino nella più radicale continuità cromatica difficilmente riescono a celare la loro genesi additiva.
Perciò non è mai del tutto vero che il dipinto sia unicamente e totalmente presente, poiché in esso è concentrata l’intera, imprescindibile linea temporale del gesto pittorico, che se manca di rivelarsi allo sguardo è soltanto per effetto di distanza o di semplificazione gestaltica.

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John McGuire – Pulse Music

Unseen Worlds, 2022
minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nulla di più naturale e inavvertito di una pulsazione, il segnatempo primigenio dal quale si sviluppa la vita e, di conseguenza, la musica tutta. Un agente propulsivo discreto ma ineludibile, letteralmente il respiro soggiacente a qualunque espressione che si serva del tempo per manifestarsi e giungere a compimento. Tale cellula risalta con maggiore evidenza nelle musiche rituali e popolari, attraverso ritmi che l’orecchio e il corpo possono facilmente assecondare, ma nessuna forma sonora può davvero rinunciare a un fattore che risulta intrinseco alla sua stessa fenomenologia.

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Vilhelm Bromander – aurora

Warm Winters Ltd, 2022
minimalism, chamber music

(ENGLISH TEXT BELOW)

In un panorama di trasversale riavvicinamento a forme e ispirazioni di matrice arcaica – quando non primitiva –, certi musicisti attingono all’idea di un’armonia aurea dimenticata, pienamente risolta nel suo limpido equilibrio tonale; altri, analogamente, tendono a sfrondare le loro partiture da qualsiasi riferimento individualistico, ricercando anche nell’interpretazione una sorta di “oggettività” esente da forzature artificiose.
Il contrabbassista e compositore svedese Vilhelm Bromander sembra contemplare una terza via, un parziale compromesso che tuttavia non rinunci al carattere di imperfetta umanità che accompagna sin dalle origini la creazione musicale, venuta alla luce per tentativi di graduale e sempre crescente raffinatezza.

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Fredrik Rasten – Svevning

INSUB, 2021
minimalism, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Le forme della ritualità sembrano connaturate alla pratica artistica del chitarrista Fredrik Rasten, attivo da poco più di un lustro sulla scena sperimentale norvegese ed europea ma già distintosi per la sua limpida poetica minimale, fondata su una profonda attenzione ai caratteri interstiziali del suono acustico, alle sue graduali modificazioni in rapporto allo spazio e alla ripetizione differente di cellule motiviche.
Ne fu il manifesto, in un certo senso, il primo album-performance a proprio nome: la danza circolare di Six Moving Guitars (Sofa, 2019) segnava il suo ingresso – letteralmente in punta di piedi – tra le file di uno sperimentalismo gentile, intonato al ritmo del battito cardiaco e della ponderazione, dimentico di qualunque sovrastruttura che non pertenga alla sfera (individuale o collettiva) del suono puro.

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