Lawrence English – Observation of Breath

Hallow Ground, 2021
drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se considerato nei suoi componenti essenziali, l’organo a canne è a tutti gli effetti un’imponente macchina atta a modulare un respiro: tale emissione d’aria non proviene direttamente dall’azione umana, e perciò stesso assume un carattere acusmatico e quasi mistico – come se tra il musicista e la manifestazione sonora ultima vi fosse la mano di un inconoscibile intermediario divino.
I complessi meccanismi interni all’organo, insomma, non possono da soli spiegare la profonda fascinazione che questo strumento, unitamente agli spazi risonanti che solitamente lo accolgono, ha sempre esercitato sugli ascoltatori di ogni secolo, avvicinandoli a quella trascendenza che la musica, più d’ogni altra arte, sembra in grado di avvicinare.

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Éliane Radigue – Occam Ocean 3

Shiiin, 2021
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Trovo rassicurante che il destino della musica strumentale di Éliane Radigue risieda nelle mani dei suoi dedicatari e, più in generale, di una grande famiglia internazionale di interpreti illuminati, sensibili e devoti alla sua pluridecennale visione artistica. Il repertorio in continua espansione afferente alla serie ‘Occam’ non si accumula, infatti, in una risma di carta pentagrammata, bensì vive unicamente nella diretta esperienza di chi lo crea e lo alimenta a stretto contatto con la decana francese, che alle soglie dei novant’anni continua ad accogliere sperimentatori da tutto il mondo (denominati affettuosamente chevaliers d’Occam) nella sua dimora parigina: è qui che nascono le sue – anzi le loro – partiture “interiori”, compiute e tramandate oralmente in ogni singolo aspetto, dalle tecniche estese nelle quali sono forgiate all’essenziale, trasfigurante delineamento della loro progressione sonora.

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Opening Performance Orchestra plays Phill Niblock – Four Walls Full of Sound

Sub Rosa, 2021
drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuna stanza è mai del tutto silenziosa: anche nella completa assenza di altre persone, il nostro orecchio sarà sempre in grado di conferirvi una minima identità sonora, un intangibile carattere d’esistenza che difficilmente sfugge all’affinamento della nostra percezione uditiva. Perciò stesso, sul fronte acustico, un determinato contesto spaziale potrà soltanto essere riempito in varia misura con altri suoni, immagazzinandoli secondo i suoi specifici caratteri materiali e strutturali.

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Klaus Lang & Konus Quartett – Drei Allmenden

Cubus, 2021
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Di per sé stesso, il suono non è né sacro né profano, e nemmeno il contesto in cui si manifesta può davvero connotarlo in un senso o nell’altro. Specialmente nell’ultimo decennio questo discrimine è divenuto vieppiù sottile, in quanto molti musicisti si sono riavvicinati a una forma di composizione trascendentale che ridà al suono puro – idealmente “oggettivato” – una centralità assoluta nello spontaneo sviluppo drammaturgico di un’opera; nuove espressioni “sacrali” di musica drone e microtonale si stanno sviluppando attorno a ricerche sonore radicate nelle pratiche d’ascolto profondo di Pauline Oliveros e di Éliane Radigue, pioniere delle quali oggi è finalmente riconosciuta l’enorme statura artistica.

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James Ginzburg – Crystallise, a Frozen Eye

Subtext, 2021
drone, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Pur facendo capo a espressioni eterogenee, la distintiva estetica sonora dell’etichetta Subtext – e dunque la sua rigorosa linea editoriale – si è mantenuta coerente nel tempo attraverso quello che appare come un unico tratto irrinunciabile: la possente spinta endogena esercitata dalla densa materia in cui è forgiata ciascuna opera; un’energia dirompente che, tuttavia, anziché travolgere l’ascoltatore sembra attrarlo costantemente a sé al pari di un’onda gravitazionale, proiettandolo entro uno spazio acustico tridimensionale attraversato da correnti e pulsazioni d’intensità primordiale.
Non fa eccezione il patron dell’influente label, James Ginzburg, metà del progetto Emptyset con Paul Purgas, artefice di visioni che ci richiamano a un’esperienza quasi atavica delle sorgenti sonore sapientemente orchestrate, cui il producer attinge dal profondo della loro identità meno evidente e familiare.

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