Éliane Radigue – Occam Ocean 4

Shiiin, 2022
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuno dei capitoli pubblicati nella serie ‘Occam Ocean’ può davvero rivelarsi ridondante, né tantomeno superfluo: ogni nuova uscita approfondisce e arricchisce di nuovi aspetti fenomenici la ricerca condotta da Éliane Radigue nel dominio strumentale, avventura iniziata all’alba del nuovo millennio con il definitivo abbandono del sintetizzatore ARP 2500, sino ad allora il suo mezzo d’espressione esclusivo.
Il metodo è ormai collaudato ma non immutabile, poiché è il mutamento la sua stessa ragion d’essere e di proliferare: ogni nuovo adepto accolto nella casa della decana francese diviene la partitura vivente di un’immagine legata all’acqua – da lui o lei soltanto tramandabili a futuri interpreti –, un catalizzatore di energie elementali riversate nella voce singolare del proprio strumento.

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Christina Giannone – Zone 7

Room40, 2022
dark ambient, drone

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Cosa hanno in comune la preghiera, lo yoga e l’ascolto puro? Sono tre modi possibili – diversi ma equivalenti – di essere pienamente dentro e al di fuori di sé al contempo, tentativi di avvicinamento a una più profonda percezione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, persino al di là della comune concezione del bene e del male. Come musicofili sappiamo e vogliamo ascoltare tanto, forse tutto, ma ben di rado affiora la cosciente volontà di ascoltarsi.

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Lawrence English – Observation of Breath

Hallow Ground, 2021
drone

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Se considerato nei suoi componenti essenziali, l’organo a canne è a tutti gli effetti un’imponente macchina atta a modulare un respiro: tale emissione d’aria non proviene direttamente dall’azione umana, e perciò stesso assume un carattere acusmatico e quasi mistico – come se tra il musicista e la manifestazione sonora ultima vi fosse la mano di un inconoscibile intermediario divino.
I complessi meccanismi interni all’organo, insomma, non possono da soli spiegare la profonda fascinazione che questo strumento, unitamente agli spazi risonanti che solitamente lo accolgono, ha sempre esercitato sugli ascoltatori di ogni secolo, avvicinandoli a quella trascendenza che la musica, più d’ogni altra arte, sembra in grado di avvicinare.

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Éliane Radigue – Occam Ocean 3

Shiiin, 2021
drone, microtonal

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Trovo rassicurante che il destino della musica strumentale di Éliane Radigue risieda nelle mani dei suoi dedicatari e, più in generale, di una grande famiglia internazionale di interpreti illuminati, sensibili e devoti alla sua pluridecennale visione artistica. Il repertorio in continua espansione afferente alla serie ‘Occam’ non si accumula, infatti, in una risma di carta pentagrammata, bensì vive unicamente nella diretta esperienza di chi lo crea e lo alimenta a stretto contatto con la decana francese, che alle soglie dei novant’anni continua ad accogliere sperimentatori da tutto il mondo (denominati affettuosamente chevaliers d’Occam) nella sua dimora parigina: è qui che nascono le sue – anzi le loro – partiture “interiori”, compiute e tramandate oralmente in ogni singolo aspetto, dalle tecniche estese nelle quali sono forgiate all’essenziale, trasfigurante delineamento della loro progressione sonora.

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Opening Performance Orchestra plays Phill Niblock – Four Walls Full of Sound

Sub Rosa, 2021
drone

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Nessuna stanza è mai del tutto silenziosa: anche nella completa assenza di altre persone, il nostro orecchio sarà sempre in grado di conferirvi una minima identità sonora, un intangibile carattere d’esistenza che difficilmente sfugge all’affinamento della nostra percezione uditiva. Perciò stesso, sul fronte acustico, un determinato contesto spaziale potrà soltanto essere riempito in varia misura con altri suoni, immagazzinandoli secondo i suoi specifici caratteri materiali e strutturali.

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