Aaron Turner – To Speak

Trost, 2022
drone/noise, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se dovessimo basarci soltanto su alcuni degli esiti più brillanti che la scena sperimentale dell’ultimo decennio ci ha offerto, verrebbe spontaneo credere che l’odierno chitarrista detesti l’identità universalmente riconosciuta del proprio strumento, vero e indiscutibile protagonista del Novecento musicale. Sebbene certi luminari del rock ne avessero già rivelato l’anima più lirica e tormentata, la sei-corde è finita nelle mani dei mediocri come degli eccelsi, degli amatori come dei virtuosi, ma sempre confinata entro un canone relativamente ristretto, poco permeabile all’ibridazione o persino allo stravolgimento della propria natura timbrica.

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Disquiet

Christof Kurzmann / Sofia Jernberg / Martin Brandlmayr / Joe Williamson

Trost, 2021
experimental, free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

Non ho mai nutrito particolare interesse per le espressioni artistiche di chiara impronta politica: e specialmente in rapporto alla forma musicale, poiché molto spesso l’ansia di trasmettere un determinato pensiero impone alcuni paletti che finiscono per compromettere l’ispirazione originaria, lo sviluppo drammaturgico e, di fatto, la qualità complessiva dell’esito. Ciò è valevole sia nel caso di un approccio “cronachistico”, apparentemente imparziale, che in quello della lotta e della denuncia esplicita, due facce di uno stesso equivoco sintetizzabile con la leggendaria massima del produttore cinematografico Samuel Goldwyn (e in seguito parafrasata da David Lynch): “Se vuoi mandare un messaggio, spedisci un telegramma”. Anche nell’affrontare questioni d’interesse pubblico, insomma, non si deve aver paura di scegliere la strada dell’astrazione, del riferimento obliquo e del paradosso: l’arte non manca di trasmettere, nelle forme più inattese ed efficaci, il senso delle cose del mondo.

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Luc Ex – Music of Inevitable Sounds

Trost, 2020
contemporary classical, avantgarde

(ENGLISH TEXT BELOW)

C’è chi rifugge la mìmesis del reale, trovando nell’astrazione formale un espediente per dare adito a inusitate dimensioni espressive – talvolta quasi impenetrabili da parte altrui –, e c’è invece chi pare abbeverarsi, e finanche si inebria della diversificata e onnipresente selva di rumori quotidiani, arrendendosi a quella che nell’esistenza odierna è divenuta ormai una “pornofonia” generalizzata e soverchiante. Un eccesso di stimoli sensoriali che ci circonda ma che progressivamente si deposita e inficia la nostra attività cerebrale, come le polveri sottili nei polmoni, tale da renderci persino incapaci di immaginarne la completa assenza, o di godere appieno dei momenti di quiete che sempre più di rado ci sono offerti.

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