Keiji Haino – 黑的意义 The Meaning of Blackness […]

★★★★☆
Old Heaven Books, 2020
experimental, noise, free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

In un’epoca in cui l’avanguardia e la sperimentazione sembrano insiemi di propaggini caotiche, miriadi di discepoli e pochi veri maestri, Keiji Haino si mantiene un fulcro costante e incrollabile, benché itinerante tra numerosi progetti e collaborazioni ad ampio raggio. Anche i sempre più frequenti interventi in situazioni collettive, d’altronde, finiscono sempre per diventare qualcosa di essenzialmente suo, affiancato puntualmente da comprimari di tutto rispetto – tra i più recenti e meritevoli bisogna menzionare i SUMAC di Aaron Turner, il collettivo free-jazz Konstrukt e la consolidata triade con Jim O’Rourke e Oren Ambarchi.
Mancava invece da qualche tempo l’Haino “solitario”, pienamente autoriferito come nei leggendari esordi degli anni 80: pur trattandosi di una registrazione live, The Meaning of Blackness è considerata dal suo autore come un’opera compiuta e a sé stante, ribadendo che anche una performance – più o meno improvvisata che sia – è a pieno titolo un atto volontario di composizione.

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Vladislav Delay – Rakka

★★★☆☆
Cosmo Rhythmatic, 2020
noise, avant-techno, post-industrial


(ENGLISH TEXT BELOW)

Le recenti performance dal vivo – un ritorno sulla scena a lungo atteso – lasciavano intendere che l’approccio di Sasu Ripatti alla materia elettronica avesse subìto un radicale stravolgimento, per non dire una tabula rasa di ciò che lo pseudonimo Vladislav Delay aveva sinora rappresentato con assoluta coerenza e stoicismo.
È già significativo, a suo modo, il passaggio dal prestigio settoriale della (fu) raster-noton o dell’autoproduzione alla Cosmo Rhythmatic da cui, in progetti collaterali separati, sono passati anche i due comprimari e connazionali Pan Sonic. In questo caso, però, la pubblicazione è in solo formato digitale, elemento che sottolinea la riflessione del sound artist finlandese in merito al cambiamento climatico, tema che in questi suoi anni di parziale stasi artistica si è reso sempre più pressante e palese – a maggior ragione sul territorio scandinavo. Sotto i ghiacci disciolti dal surriscaldamento globale, evidentemente, non rimane che l’aguzza e inospitale nudità delle rocce artiche (Rakka).

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Mats Gustafsson – Worn. Kissed.

★★★★☆
Underflow, 2020
free impro/noise, avantgarde


Si sente parlare sempre più spesso della galleria d’arte e record store ateniese Underflow, non soltanto spazio espositivo ma anche una nuova Mecca per la musica sperimentale dal vivo, unica nel suo genere sul territorio greco. È qui che nel maggio 2019 il sassofonista d’avanguardia norvegese Mats Gustafsson ha dato a battesimo il trio con David Grubbs e Rob Mazurek, chiamandolo con lo stesso nome della venue ospitante.
Da due anni Underflow è anche un’etichetta discografica indipendente, e oggi il legame con Gustafsson si consolida in una produzione – la decima del catalogo – che unisce idealmente pittura e improvvisazione acustico-elettronica: Worn. Kissed.

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