Ryoji Ikeda – Music for Installations vol. 1

Codex Edition, 2021
minimal glitch, sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

La riduzione del mondo sensibile a un fluire inarrestabile di dati, di vuoti (zero) e pieni (uno): così appare – in un riflesso tanto pregnante quanto radicalmente astratto dell’età contemporanea – l’arte installativa di Ryoji Ikeda, dispiegata in ambienti ipnotici e immersivi entro i quali perdere contatto con la realtà tangibile, arrivando a immaginarsi come parte passiva di una Flatlandia governata dal calcolo e soggetta a una rigorosa suddivisione geometrica del tempo e dello spazio.
Rimane da chiedersi, in questo come in altri casi analoghi, se sia del tutto lecito dissociare la soverchiante componente visiva dal sound design che ne costituisce parte integrante, benché talvolta divenga inevitabilmente secondaria rispetto alle architetture di luce che invadono le gigantesche sedi espositive cui è destinata, in maniera vieppiù capillare, la fruizione dell’arte contemporanea.

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claire rousay – a softer focus

American Dreams, 2021
sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

[SCRITTURA AUTOMATICA] zero duepunti zero zero. chincaglieria. morsa. mani che agiscono con sapienza. giorno notte. clic. macchina da scrivere. ding. un retrobottega delle idee. la melodia invade tutto. luce luce luce. operosa insistenza. selva di campane disegnate. festoni senza fine. guidami che non so dove vado. ascolta ascolta non pensare ascolta dimentica. fermo immagine. [/SCRITTURA AUTOMATICA]

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Anne Guthrie – Gyropedie

Students of Decay, 2021
sound art, field recordings, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

In un periodo storico in cui la nuova generazione di sperimentatori si rende sempre più prolifica, alimentando un interesse crescente verso le alterità musicali del presente, la sound artist americana Anne Guthrie mantiene un profilo distante ed ermetico, ponderando a lungo prima di dare alle stampe un’opera compiuta. Lo fa mantenendosi fedele all’etichetta indipendente Students of Decay di Cincinnati, Ohio, tratteggiando così un percorso evolutivo irregolare e imprevedibile, che dalla simbiosi naturale/antropica di Codiaeum Variegatum (2014) si è addentrato nell’angoscioso rimosso psichico di Brass Orchids (2018), per ritornare oggi alla poetica riduzionista, sottilmente sinestetica di Gyropedie.

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Janis Lago – Daughter of Sappho / Recovery

Next Year’s Snow, 2021
experimental electronic, sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

Le rivoluzioni, o quantomeno le scosse più decise nell’orizzonte artistico arrivano sempre dal basso, e a maggior ragione nell’era di Internet: giunti a quella che parrebbe già essere la fase calante dell’elettronica hi-tech (o, come l’ha definita Simon Reynolds, conceptronica), c’era la curiosità di sapere cosa sarebbe rimasto all’ipotetico indomani di un tale collasso estetico, fusione a caldo e rapprendimento bidimensionale di quella “polifonia di nessuno” che è l’identità individuale e collettiva nell’era contemporanea.
Il profilo evasivo e indefinibile della producer Janis Lago emerge tutto d’un tratto dal sottobosco delle community online, pubblicando tre diversi album nei soli primi due mesi del 2021: un atto di forza lontano dal clamore degli hype annunciati ma che, attraverso un capillare passaparola, potrebbe divenire in breve tempo un solido culto della nuova elettronica sperimentale.

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