Jon Balke – Discourses

★★★☆☆
ECM, 2020
modern classical, free jazz

(ENGLISH TEXT BELOW)

Non ci si può illudere che le questioni pubbliche e private rimangano del tutto separate dalla creazione artistica – a meno di compiere uno sforzo meta-linguistico tale da simulare il riferirsi del medium unicamente a se stesso. Nell’era digitale, poi, il brusio di fondo si è reso tanto impalpabile quanto frastornante, soppiantando la conoscenza con un’ipertrofica e ubiqua ‘informazione’ che sembra voler colonizzare ogni ambito della nostra esistenza.
Più faticosamente che mai, dunque, la mente creativa deve farsi strada nella fitta selva della quotidianità per raggiungere la concentrazione necessaria a incanalare le proprie capacità nella giusta direzione. Oppure deve fare del brusio il proprio complice: e in un periodo storico nel quale infuria la vacuità del dibattito politico, Jon Balke riscopre e traduce in musica la nobile (e obliata) arte della retorica.

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Weekly Recs | 2020/13

Giulio Aldinucci – Shards of Distant Times (Karlrecords, 2020)

♢ [v.a.] See You at Ftarri (Meenna, 2020)

Max de Wardener – Music for Detuned Pianos (Village Green, 2020)

Jen Hill & Claire Rousay – Alcohol (Heavy Mess, 2020)

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Roger Eno & Brian Eno – Mixing Colours

★★★☆☆
Deutsche Grammophon, 2020
modern classical, ambient


(ENGLISH TEXT BELOW)

È sempre e soltanto la storia, e non l’arbitraria apposizione di un marchio, a decretare la statura di “classico” in riferimento a un autore e alla sua opera. E in effetti l’inclusione del primo progetto in duo dei fratelli Eno nel catalogo Deutsche Grammophon non è tanto un riconoscimento tardivo, quanto la prosecuzione di una linea editoriale volta ad ampliare e “svecchiare” il target della storica etichetta tedesca, che ha già preso sotto la sua ala alcuni tra i più prestigiosi esponenti della cosiddetta scena modern classical.
E non a caso, d’altronde, l’elemento cardine di questo atteso album collaborativo non è l’eclettico guru il cui nome evoca intere epopee artistiche del secolo scorso, bensì il fratello rimasto più umilmente ai margini della notorietà: Roger Eno ha coltivato il proprio stile nel corso di lunghi anni in maniera opposta all’approccio quasi scientifico di Brian, senza l’opera del quale, tuttavia, Mixing Colours non potrebbe esistere in questa sua forma finale.

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Jóhann Jóhannsson & Yair Elazar Glotman – Last and First Men

Deutsche Grammophon, 2020
modern classical, dark ambient

(ENGLISH TEXT BELOW)

Un discreto numero di uscite postume ci ha condotto passo passo al progetto finale – forse davvero il più completo e ambizioso – della carriera di Jóhann Jóhannsson, tristemente venuto a mancare nel febbraio del 2018. Un documentario da regista e la relativa colonna sonora, presentati nella loro prima versione l’anno precedente al Manchester International Festival, ente commissionatore assieme al Barbican Centre di Londra e alla Sydney Opera House: successivamente il maestro islandese ne ha voluto ridimensionare, in qualche modo asciugare la ricca partitura orchestrale con l’aiuto del contrabbassista e compositore Yair Elazar Glotman, che in seguito al prematuro decesso ha assunto il ruolo di “archivista” e direttore del progetto musicale, rispettando le linee guida e la visione artistica del suo artefice.
Perciò la pubblicazione discografica ufficiale a marchio Deutsche Grammophon reca necessariamente la firma di entrambi, ma Last and First Men è a tutti gli effetti la chiusura del cerchio – per quanto imperfetta e putativa – sulla produzione di uno tra gli autori più prestigiosi e apprezzati del nostro tempo.

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