Manuel Mota & David Grubbs – Na margem sul

Room40, 2022
ambient, free impro


(ENGLISH TEXT BELOW)

Il tempo di un romanzo breve o di un lungo poema. Lo spazio di uno sguardo che, perduto in un’assorta contemplazione, abbraccia il placido ed enigmatico lucore notturno. Quasi senza un iniziale moto di assestamento, di “accordatura” tra le chitarre elettriche in clean, David Grubbs (USA) e Manuel Mota (Portogallo) tracciano con gesti precisi e misurati il margine della loro pagina, la riva lungo la quale andrà mollemente frangendosi la risacca di questo dialogo tra voci speculari, sebbene improntate a sussurri e fremiti anziché a chiare enunciazioni.

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Delay / Aarset – Singles

Room40, 2022
dark ambient, post-industrial


(ENGLISH TEXT BELOW)

Avete mai provato ad ascoltare il suono di un cubetto di ghiaccio che si scioglie? Poggiato su una sostanza liquida, tra le pareti di un bicchiere di vetro, il suo sibilo somiglia al grido di una creatura microscopica in punto di morte, mentre invisibili proiettili d’aria la trafiggono da ogni parte. Occorrerebbe moltiplicare e magnificare questo esperimento in misura esponenziale per comprendere l’agonia dei continenti polari in graduale dissolvimento sotto la spinta del surriscaldamento globale, riversati negli oceani che ben presto potrebbero tornare a inghiottire le terre emerse e lavare via l’umanità al pari di un novello diluvio universale.

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Christina Giannone – Zone 7

Room40, 2022
dark ambient, drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Cosa hanno in comune la preghiera, lo yoga e l’ascolto puro? Sono tre modi possibili – diversi ma equivalenti – di essere pienamente dentro e al di fuori di sé al contempo, tentativi di avvicinamento a una più profonda percezione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, persino al di là della comune concezione del bene e del male. Come musicofili sappiamo e vogliamo ascoltare tanto, forse tutto, ma ben di rado affiora la cosciente volontà di ascoltarsi.

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Toshimaru Nakamura – Culvert – No-Input Mixing Board 10

Room40, 2021
glitch-noise, experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Probabilmente nessuno, alle soglie del nuovo millennio, avrebbe scommesso sulla longevità dell’intuizione di Toshimaru Nakamura: dopo averne intravisto le potenzialità, invece, egli ha promosso la no-input mixing board a suo (non)strumento esclusivo, inaugurando una lunga serie di composizioni sperimentali che ancora oggi ne attestano la duttilità e l’inebriante alterità sonora.Tre anni dopo l’edizione del nono volume Re-Verbed (2018), è di nuovo la Room40 di Lawrence English a perpetuare questa eredità elettroacustica in divenire, attualmente orientata a un’estetica glitch-noise sempre più estrosa e coinvolgente.

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Lawrence English – A Mirror Holds the Sky

Room40, 2021
field recordings

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che si tratti di una documentazione sonora tendente a un’utopica “oggettivazione” della realtà, oppure di un’indagine profonda dei suoi dettagli meno percepibili, l’atto e l’arte del field recording ci invitano a riconsiderare il nostro ruolo di ascoltatori, sfidandoci a sospendere la nostra istintuale decodifica delle sorgenti acustiche per cogliere, piuttosto, il manifestarsi della materia sonora così com’è, avulsa da qualunque meccanismo interpretativo. Sulle orme dei maîtres-à-penser Pierre Schaeffer e R. Murray Schafer – uniti dal destino nell’assonanza dei loro cognomi – possiamo educarci ad accostare la realtà sonora come una drammaturgia in sé compiuta, forte della sua intrinseca varietà di registri, sfumature e intrecci di livelli uditivi che altrimenti, nell’esperienza non mediata della vita quotidiana, il nostro cervello continuamente organizza e bilancia in autonomia.

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