Christina Giannone – Zone 7

Room40, 2022
dark ambient, drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Cosa hanno in comune la preghiera, lo yoga e l’ascolto puro? Sono tre modi possibili – diversi ma equivalenti – di essere pienamente dentro e al di fuori di sé al contempo, tentativi di avvicinamento a una più profonda percezione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, persino al di là della comune concezione del bene e del male. Come musicofili sappiamo e vogliamo ascoltare tanto, forse tutto, ma ben di rado affiora la cosciente volontà di ascoltarsi.

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Toshimaru Nakamura – Culvert – No-Input Mixing Board 10

Room40, 2021
glitch-noise, experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Probabilmente nessuno, alle soglie del nuovo millennio, avrebbe scommesso sulla longevità dell’intuizione di Toshimaru Nakamura: dopo averne intravisto le potenzialità, invece, egli ha promosso la no-input mixing board a suo (non)strumento esclusivo, inaugurando una lunga serie di composizioni sperimentali che ancora oggi ne attestano la duttilità e l’inebriante alterità sonora.Tre anni dopo l’edizione del nono volume Re-Verbed (2018), è di nuovo la Room40 di Lawrence English a perpetuare questa eredità elettroacustica in divenire, attualmente orientata a un’estetica glitch-noise sempre più estrosa e coinvolgente.

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Lawrence English – A Mirror Holds the Sky

Room40, 2021
field recordings

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che si tratti di una documentazione sonora tendente a un’utopica “oggettivazione” della realtà, oppure di un’indagine profonda dei suoi dettagli meno percepibili, l’atto e l’arte del field recording ci invitano a riconsiderare il nostro ruolo di ascoltatori, sfidandoci a sospendere la nostra istintuale decodifica delle sorgenti acustiche per cogliere, piuttosto, il manifestarsi della materia sonora così com’è, avulsa da qualunque meccanismo interpretativo. Sulle orme dei maîtres-à-penser Pierre Schaeffer e R. Murray Schafer – uniti dal destino nell’assonanza dei loro cognomi – possiamo educarci ad accostare la realtà sonora come una drammaturgia in sé compiuta, forte della sua intrinseca varietà di registri, sfumature e intrecci di livelli uditivi che altrimenti, nell’esperienza non mediata della vita quotidiana, il nostro cervello continuamente organizza e bilancia in autonomia.

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Spyros Polychronopoulos / Thanos Polymeneas-Liontiris / Iakovos Pavlopoulos – Widdershins

Room40, 2021
free improvisation, experimental

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La Grecia continua ad affermarsi, tra le altre discipline, come nuovo avamposto della musica spontanea e di certe radicali sperimentazioni “morfologiche”: un anno fa era il quintetto misto di The Depths Above a coniare l’ermetico idioma di un ritualismo biomorfo, aprendo le porte all’eterotopia di un viaggio “alle latitudini dell’impossibile”. Un’indagine ipoteticamente rivolta a un orizzonte atavico o post-apocalittico, ma che a ben vedere anelava già a un’espressività fuori dal tempo e dalla storia, esito di una tabula rasa senza ritorno.
È su questo stesso terreno che potrebbero giocarsi le avanguardie del terzo millennio: una volta che le strutture tonali, la complessità della fenomenologia timbrica e la spazialità sono state fronteggiate e travalicate, rimane ancora molto (o persino tutto) da fare sul fronte temporale, mettendo in discussione l’intrinseca “orizzontalità” dell’esecuzione e della riproduzione sonora; l’utopia musicale definitiva, in sostanza, sarebbe quella di un’autentica compresenza “verticale” di piani temporali, scissa dalla consequenzialità della percezione uditiva.

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