Axel Dörner & Mazen Kerbaj – Döner Kebab

Al Maslakh, 2022
free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

Per quanti anni – macché, decenni – l’elettronica è stata considerata la frontiera più avanzata dell’espressione sonora, l’orizzonte più foriero di opportunità per sperimentare e contaminare senza limitazioni di sorta? Ancora oggi nessuno immaginerebbe che la sfida più avvincente si gioca invece sul campo della strumentazione acustica, laddove le tecniche estese esplorate dalle avanguardie colte e dalle correnti della musica spontanea hanno portato alla luce una gamma di inflessioni timbriche e subarmoniche inimmaginabili sino a metà Novecento. I trombettisti Axel Dörner e Mazen Kerbaj non sono che i (pen)ultimi in una schiera di veementi riformatori del linguaggio improvvisativo, talmente devoti alla loro appendice strumentale da rivoltarla come un calzino per scovarne le più inusitate proprietà fonetiche.

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Kaleigh Wilder – Placemaking

self-released, 2021
free jazz/impro

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Lo spirito e la saggezza degli antenati non dovrebbero mai essere un appiglio sicuro, un testo sacro al quale attingere con cieco dogmatismo: l’autentica devozione ai giganti del passato può esprimersi appieno soltanto per mezzo di una fertile e consapevole libertà espressiva, in ossequio alla loro incorruttibile tensione innovatrice. La giovane sassofonista Kaleigh Wilder ha certamente una moltitudine di maestri verso cui rivolgere lo sguardo, ma sembra avere già sufficiente sicurezza per trovare in se stessa l’ispirazione centrale del proprio linguaggio improvvisativo. E Placemaking è il suo lucente manifesto.

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SKRIM – The Crooked Path

Hubro, 2021
free impro, noise

(ENGLISH TEXT BELOW)

La storia della scena sperimentale norvegese è una congerie di amicizie e incontri folgoranti, una Babele di destini incrociati nel segno dell’assoluta libertà espressiva. A ridosso del nuovo millennio, visto come un’ipotetica tabula rasa, i più fulgidi talenti del sottobosco scandinavo sembrano avere inaugurato un cantiere dal quale potessero uscire soltanto creazioni senza precedenti, fusioni a caldo di stilemi ormai logori e riportati così a un nuovo, chimerico splendore. Dovendo scegliere dei padri putativi, verrebbe forse naturale indicare i leggendari Supersilent, che in seno alla Rune Grammofon diedero avvio a un’epopea nazionale ancora oggi in fase di febbrile scrittura.

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Anthony Braxton – 12 Comp (ZIM) 2017

Firehouse 12, 2021
avantgarde, chamber free jazz

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Navigare al seguito di un genio eccentrico come Anthony Braxton non è cosa da tutti, poiché le libertà che offre all’esecutore non sono mai assolute e rispondono sempre a una visione parimenti risoluta e priva di compromessi. Significa abbracciare le molteplici declinazioni di un linguaggio inestricabile e irrisolvibile, iterazione evolutiva di un sistema musicale eminentemente postmoderno che non potrà mai essere ascritto a un solo genere o una sola stagione d’avanguardia, poiché passibile di infinite riletture strumentali e combinazioni tra partiture afferenti a un catalogo già di per sé sconfinato.

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Lucy Railton & Kit Downes – Subaerial

SN Variations, 2021
free impro, modern classical

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Ogni nuovo progetto collaborativo – specie in ambito sperimentale – è contraddistinto dal graduale avvicinamento a un certo qual stato di grazia, a un crocevia in cui l’ascolto reciproco e il gesto musicale entrano alfine in una simbiosi spontanea, non più guidata da armonie e progressioni studiate, in fragile equilibrio sull’attimo presente. Una padronanza che si conquista soltanto nel tempo e con incrollabile abnegazione, come da lunghi anni la perseguono i britannici Lucy Railton e Kit Downes, a fianco nelle più diverse occasioni sia in studio che dal vivo, incluse due incursioni nel prestigioso catalogo ECM (Thomas Strønen, Time Is a Blind Guide, 2015; Kit Downes, Dreamlife of Debris, 2019) e il secondo capitolo della serie ‘Portraits GRM’ (opere elettroniche a firma di Lucy Railton e Max Eilbacher).

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