Manuel Mota & David Grubbs – Na margem sul

Room40, 2022
ambient, free impro


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Il tempo di un romanzo breve o di un lungo poema. Lo spazio di uno sguardo che, perduto in un’assorta contemplazione, abbraccia il placido ed enigmatico lucore notturno. Quasi senza un iniziale moto di assestamento, di “accordatura” tra le chitarre elettriche in clean, David Grubbs (USA) e Manuel Mota (Portogallo) tracciano con gesti precisi e misurati il margine della loro pagina, la riva lungo la quale andrà mollemente frangendosi la risacca di questo dialogo tra voci speculari, sebbene improntate a sussurri e fremiti anziché a chiare enunciazioni.

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Barre Phillips / György Kurtág, Jr. – Face à Face

ECM, 2022
free impro


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È da quando l’arte non ha avuto più nulla da dire che le cose si sono fatte veramente interessanti: l’equilibrio compositivo e l’ideale apollineo dell’espressione umana sono stati soppiantati dal disordine e dalla tensione formale, i nervi del gesto creativo si sono scoperti e liberati dal fardello della significazione e della rappresentazione. Un frastagliato fil rouge attraversa la seconda metà del Novecento sino al nostro presente, ed è quello della più autentica e incompromessa libertà: tra le sue fibre, silenzioso, si dipana il singolare percorso di maturazione artistica del contrabbassista statunitense Barre Phillips, esule volontario nel sud della Francia sin dai primi anni 70.

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LAMIEE. / Dròlo Ensemble – The Deafening Moment of the Whistle After the Noise

Shhpuma, 2022
chamber music, free impro


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Anzitutto lo spaesamento, l’ingresso nel luogo sconosciuto e inconoscibile che l’ingegno musicale dovrebbe sempre preparare. Di lì a poco, la netta sensazione che si stia compiendo di fronte a noi qualcosa di determinante, ancorché inspiegabile: è la travagliata conquista di un’armonia altra, fors’anche sgraziata eppure vibrante, magari del tutto illusoria, di certo prossima a collassare su sé stessa. Le sue voci, ora tremule, ora dirompenti, parlano le lingue inconsulte di una Babele panica che preesiste alla significazione, cercando solamente un primo contatto tentativo con il loro prossimo. L’unico intento dichiarato: dare vita a un suono privo di radici, connubio estraneo di elementi discreti non più del tutto familiari.

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Axel Dörner & Mazen Kerbaj – Döner Kebab

Al Maslakh, 2022
free impro

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Per quanti anni – macché, decenni – l’elettronica è stata considerata la frontiera più avanzata dell’espressione sonora, l’orizzonte più foriero di opportunità per sperimentare e contaminare senza limitazioni di sorta? Ancora oggi nessuno immaginerebbe che la sfida più avvincente si gioca invece sul campo della strumentazione acustica, laddove le tecniche estese esplorate dalle avanguardie colte e dalle correnti della musica spontanea hanno portato alla luce una gamma di inflessioni timbriche e subarmoniche inimmaginabili sino a metà Novecento. I trombettisti Axel Dörner e Mazen Kerbaj non sono che i (pen)ultimi in una schiera di veementi riformatori del linguaggio improvvisativo, talmente devoti alla loro appendice strumentale da rivoltarla come un calzino per scovarne le più inusitate proprietà fonetiche.

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