Francisco Meirino – The Process of Significance

boxset reissue
Misanthropic Agenda, 2021
noise, eai

(ENGLISH TEXT BELOW)

Per alcuni la creazione artistica è un puro medium, nien’altro che un tramite espressivo, mentre per altri è uno spazio disgiunto dalla realtà entro il quale annullarsi, cedendo all’illusione (e segreta seduzione) di una non-esistenza corporea e della trasmutazione in un flusso di pure e intangibili energie fisiche. Gli strumenti e i materiali elettronici sono quanto di più prossimo a tale utopia, il paradigma attraverso cui simulare la “scomparsa” dell’artista e performer dietro un’architettura di timbri freddi ma pulsanti, esito dell’azione occulta condotta da un autentico deus ex machina.


Mettere in scena un ipotetico ‘processo di significazione’ presuppone di muovere dalla sua negazione, risalendo dunque alle cellule primarie di ciò che riteniamo avere un senso compiuto – benché di per sé stessa tutta la musica, fuor di metafora, non abbia invero alcuna capacità di veicolare significati. Eppure è proprio questo contatto diretto con la cruda materia elettronica a rendere così avvincente la produzione dello spagnolo Francisco Meirino (di stanza a Losanna, in Svizzera) nuovamente raccolta in questo cofanetto: un dodecennale “studio sulla grandiosità del fallimento” dispiegato in quattro album-cardine, ermetica e incompromissoria genealogia di una noise music istintuale e infinitamente multiforme. Non semplicemente una ristampa retrospettiva, ma una necessaria ricapitolazione del nutrito arsenale analogico attorno al quale si è diramata tutta una ricerca, individuale e condivisa, in rapporto alla serendipity dell’output sonoro difettoso, deviante, non conforme.

Il tentativo di essere me stesso è stato un disastro totale, ho provato ad applicare la solita tecnica dell’autostima ma a quanto pare la mancanza di buon senso non ha aiutato. Ancora una volta sono stato ripagato del mio essere un essere patetico. Lo stato attuale della mia speranza disattesa era limpido come acqua blu, sangue denso, vuota sporcizia. Il primo tentativo è stato anche l’ultimo, troppo lavoro, troppe parole da scrivere, la mano è più lenta del cuore. Il mio piacere risiedeva semplicemente nell’assenza di comprensione, nella mancanza di elaborazione delle idee […]

Estratto dai diari riportati nel libretto della pubblicazione

La ricontestualizzazione di queste quattro opere (le prime due delle quali sono state rimasterizzate nel 2020) offre un catalogo esaustivo e morbosamente affascinante delle pratiche spurie acquisite e nel tempo padroneggiate da Meirino: un corpus capace di rivelare come persino la più drastica destrutturazione sintattica abbia in sé il carattere di un nuovo linguaggio possibile, affrancato dalle stantie interrelazioni imposte dal canone musicale per dare sfogo, invece, a un laboratorio di soluzioni formali che spaziano dal più abrasivo massimalismo drone al ronzio sottotraccia di frequenze pressoché inudibili.

A variare nel corso del disordinato non sequitur creativo di Meirino sono specialmente i gradi di separazione dalla suddetta materia, con un apice di concretezza negli autoesplicativi Recordings of Voltage Errors, Magnetic Fields, On-Site Testimonies & Tape Tension (2010), ancora percorsi da sparuti simulacri naturalistici in forma di campionamenti, per giungere infine alla radicale astrazione di The Ruins (2018), delineazione di una waste land elettroacustica e digitale senza ritorno, ove soltanto il ticchettio meccanico di una pendola ci riporta alla drammatica e ineluttabile usura del tempo reale.

Due estremi di assoluta vividezza che, tuttavia, non possono adombrare le altrettanto inebrianti sinfonie del caso e del caos rappresentate da Anthems for Unsuccessful Winners (2010) e Notebook (Techniques of Self-Destruction) (2014): un arduo addentramento in selve di segnali statici, glitch, feedback e nastri in cortocircuito, assemblaggi e libere digressioni apparentemente ispirati dalla meraviglia di una sempre nuova riscoperta della fonetica basilare che contraddistingue gli apparati analogici – un brivido che pervade chiunque inneschi per la prima volta il dialogo elettromorfo tra due jack amplificati.

In certi casi violentemente fragorosa, altrove chirurgica e interstiziale, la quadrilogia denominata The Process of Significance è il necessario punto di partenza (e mai di arrivo) per la rivelazione di un’eminenza grigia dell’attuale panorama della sperimentazione elettronica: con coscienza finanche superiore ai suoi comprimari, Francisco Meirino dà voce ai falsi contatti e ai corpi consunti delle macchine con il rigoroso entusiasmo di un illuminato direttore d’orchestra, centro nevralgico dal quale si irradiano le più disparate fonti di alterità sonora.


For some, artistic creation is a pure vessel, nothing but an expressive medium, while for others it’s a space removed from reality within which to cancel oneself, yielding to the illusion (and secret seduction) of a bodily non-existence and of transmutation into a flow of pure and intangible physical energies. Electronic instruments and materials are the ones which come closest to this utopia, the paradigm through which to simulate the “disappearance” of the artist and performer behind an architecture of cold but pulsating timbres, the result of the occult action conducted by a veritable deus ex machina.

Staging a hypothetical ‘process of significance’ presupposes starting from its negation, thus going back to the primary cells of what we believe to have complete sense – although in itself all music, metaphors aside, has indeed no capacity to convey meanings. Yet it’s precisely this direct touch with the raw electronic material that makes so compelling the production of Spain’s Francisco Meirino (based in Lausanne, Switzerland), newly collected in this box set: a twelve-year “study of the grandeur of failure” unfolded in four pivotal albums, the hermetic and uncompromising genealogy of an instinctual and infinitely multiform noise music. Not simply a retrospective reissue, but a necessary recapitulation of the vast analog arsenal around which a whole research – both individual and shared – has branched out, related to the serendipity of the defective, deviant, non-compliant sonic output.

The attempt at being myself was a total disaster, I tried to apply the usual technique of self-esteem but apparently the lack of good sense didn’t help. Once again I was awarded for being a lame being. The current state of my disappointed hope was as clear as blue water, thick blood, empty dirt. The first attempt was the last too, too much work, too [many] words to write, the hand is slower than the heart. My pleasure was simply [found] in the lack of understanding, in the lack of processing ideas […]
(Extract from the diaries printed in the release booklet)

The recontextualization of these four works (of which the first two were remastered in 2020) offers an exhaustive and morbidly fascinating catalog of the spurious practices acquired and over time mastered by Meirino: a corpus capable of revealing how even the most drastic syntactic deconstruction holds in itself the nature of a new possible language, liberated from the stale interrelations imposed by musical canons to give vent, instead, to a laboratory of formal solutions ranging from the most abrasive drone maximalism to the undercurrent hum of almost inaudible frequencies.

What varies in the course of Meirino’s disorderly creative non sequitur are the degrees of separation from the aforesaid matter, with a pinnacle of concreteness in the self-explanatory Recordings of Voltage Errors, Magnetic Fields, On-Site Testimonies & Tape Tension (2010), still crossed by scanty naturalistic simulacra in the form of samplings, to finally reach the radical abstraction of The Ruins (2018), the sketching of an electroacoustic and digital waste land of no return, where only the mechanical ticking of a clock takes us back to the dramatic and ineluctable wear of real time.

Two extremes of absolute vividness which, however, cannot overshadow the equally intoxicating symphonies of chance and chaos represented by Anthems for Unsuccessful Winners (2010) and Notebook (Techniques of Self-Destruction) (2014): a strenuous delving into a wilderness of static signals, glitches, feedbacks and short-circuited tapes, assemblages and free digressions apparently inspired by the wonder of an ever-new rediscovery of the fundamental phonetics that distinguish the analog gear – a thrill pervading anyone who triggers the electromorphous dialogue between two amplified jacks for the first time.

Occasionally violently thunderous, elsewhere surgical and interstitial, the quadrilogy named The Process of Significance is the necessary starting (and never arriving) point for the revelation of a grey eminence of the current panorama of electronic experimentation: with an even greater consciousness than his peers, Francisco Meirino gives voice to the false contacts and the consumed bodies of machines with the rigorous enthusiasm of an enlightened conductor, the nerve center from which the most disparate sources of sonic alterity radiate.

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