Bruno Duplant / Reinier van Houdt – Lettres et Replis

Elsewhere, 2019
contemporary classical, experimental

design by Yuko Zama

Occorre tenere sempre d’occhio i margini dell’avanguardia musicale, dove senza clamore continuano a realizzarsi alcune tra le sfide più ardue della produzione contemporanea con devozione pari o superiore ai “grandi classici”, siano essi autori o interpreti. Nell’ambito del pianismo odierno, figure come Reinier van Houdt e R. Andrew Lee si sono distinte per il loro strenuo impegno al fianco dei post-minimalisti e del collettivo Wandelweiser – i “composers of quiet”, nelle parole di Alex Ross.
Il prolifico autore francese Bruno Duplant non fa parte di quest’ultima cerchia, pur avendo collaborato con diverse figure a essa afferenti. Nel corso di un decennio è anzi divenuto un elemento ricorrente della più radicale ricerca improvvisativa, quella frangia sperimentale che intende la creazione musicale come dialogo costante con il silenzio (o l’illusione dello stesso).

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Melaine Dalibert – Cheminant

Elsewhere, 2019
contemporary classical, minimalism

artwork by David Sylvian

Nel pieno del Secolo breve, mentre le avanguardie colte europee battevano gli impervi sentieri del serialismo, la scuola newyorkese andava ricercando con crescente libertà una dimensione trascendente del suono, del tempo e dello spazio che esso abita. Poteva trattarsi di un luogo fisico “trasfigurato”, come la Dream House di La Monte Young e Marian Zazeela, oppure, come nelle lunghe composizioni di Morton Feldman, di un non-luogo totalmente immaginario, un orizzonte mentale che si realizza soltanto attraverso una fragile e inconsueta tessitura di note e silenzi.

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Melaine Dalibert – Musique pour le lever du jour

Elsewhere, 2018
contemporary classical, minimalism

artwork by David Sylvian

Sono sempre più convinto che il minimalismo non sia definibile come uno stile o una facile etichetta: è anzitutto forma mentis e per diretta conseguenza modus operandi, atti a ridefinire il tempo dell’esistenza e dell’arte viste come entità indissolubili. È questo aspetto a rendere tanto ricca una musica essenziale come quella del pianista e compositore bretone Melaine Dalibert, che nell’arco di un anno ha infatti trovato dimora presso due etichette indipendenti d’altro profilo: l’inglese Another Timbre (Ressac, 2017) e ora la neonata Elsewhere a cura di Yuko Zama – produttrice e designer da sempre coinvolta nei progetti della statunitense Erstwhile, diretta dal compagno Jon Abbey. L’artwork di questo secondo numero di catalogo è a firma di David Sylvian, estimatore dell’avanguardia radicale da esse rappresentata, e cui ormai afferisce lui stesso nei suoi sporadici progetti musicali.

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Jürg Frey – 120 Pieces of Sound

Elsewhere, 2018
contemporary classical, reductionism

cover artwork by Jürg Frey – Stück (1974) #29

Più che sorelle, Erstwhile e Elsewhere sono due etichette “coniugi”, come lo sono da anni i loro due fondatori e direttori artistici, Jon Abbey e Yuko Zama. Ad accomunarli c’è una fedele e sincera passione per le aree più radicali della composizione e improvvisazione minimale, oltre alla loro coerenza progettuale e al gusto per un design estremamente curato nei dettagli. Elsewhere è nata nel 2018, a quasi vent’anni di distanza dalla prima, ma pur ponendosi nello stesso solco ha già acquisito una propria identità grafica e stilistica con sei pubblicazioni dedicate a musiche di natura profondamente riflessiva e contemplativa – tra cui l’ultima luminosa suite per piano solo di Melaine Dalibert.

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