Jürg Frey – I Listened to the Wind Again

Louth Contemporary Music Society, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che si tratti degli elementi naturali, del tratto elusivo di una natura morta dipinta, o di una pagina di poesia bucolica, il linguaggio compositivo di Jürg Frey non sembra poter fare a meno di dialogare con l’ineffabile e l’impalpabile, ricercando una mimesi che talvolta ne sfiora l’apparenza, quasi sempre l’essenza profonda e nascosta. Si possono così discernere le due principali declinazioni della sua estetica: da un lato, l’anelito al presque rien come sede di un’espressività ai minimi termini, pre-musicale (l’âme est sans retenue I, 120 Pieces of Sound); dall’altro, la fioritura lirica ispirata alla superficie pittorica e alla parola scritta, trasposizioni metafisiche dell’esperienza sensibile e del vissuto interiore (Grizzana and Other Pieces 2009-2014, Collection Gustave Roud).

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Anastassis Philippakopoulos / Jürg Frey – Wind and Light

elsewhere, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Itaca. Nella notte, il canto di Penelope si confonde con quello di sirene che nuotano lungo altre sponde lontane: è l’eco di un viaggio mai intrapreso, sepolta nella memoria mitologica del Mediterraneo. Un mare di suoni muti, non suscitati, da sempre presenti e dunque percepiti come un silenzio. Ecco, forse, il senso nascosto negli spazi bianchi – mai vuoti – delle partiture di Anastassis Philippakopoulos, quintessenza dell’estetica riduzionista facente capo al collettivo Wandelweiser. Con lui un altro dei suoi esponenti paradigmatici, il maestro svizzero Jürg Frey, recatosi in terra ellenica nel 2016 per incidere i brani solisti composti dal comprimario ateniese, la cui limpida notazione è nel tempo divenuta tutt’uno con l’orizzonte, frazionamento dell’ideale continuità tra la distesa d’acqua e il cielo.

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Jürg Frey – l’air, l’instant – deux pianos

Dante Boon / Reinier van Houdt

Elsewhere, 2020
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Perché quattro mani? In quale momento storico, a quale scopo due musicisti si sono seduti allo stesso pianoforte, o ne hanno affiancati due? Eccezion fatta per i divertissement domestici o teatrali, normalmente un tale assetto soddisfa la necessità di un ampliamento delle soluzioni armoniche, oppure di un’equa suddivisione di architetture ritmiche e melodiche complesse: limitandosi al Novecento inoltrato si spazia dalle “Visions de l’Amen” di Messiaen e le “Structures” di Boulez al moto circolare di suite minimaliste come “Hallelujah Junction” di John Adams, sino al triplice estremo dei “Six Pianos” di Steve Reich.
Nel mezzo, come in molti altri casi, si poneva un’illuminata visione atta a ridefinire l’orizzonte temporale della musica, instaurando una relazione tra suono e silenzio diametralmente opposta persino rispetto alle coeve avanguardie: John Cage e Morton Feldman hanno spontaneamente tracciato le coordinate di una poetica della riduzione che oggi trova in Jürg Frey uno dei suoi più sensibili e raffinati interpreti, anch’egli avvicinatosi di recente alla scrittura per due pianoforti.

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Jürg Frey – Collection Gustave Roud

Another Timbre, 2017
contemporary classical, reductionism


Ed entrambi vedremo finalmente quello che ho visto: il momento di estasi indescrivibile dove il tempo si ferma, dove il sentiero, gli alberi, il fiume, tutto è colto dall’eternità […] Le voci dentro un silenzio più popolato del nostro cuore, una musica solenne che ruggisce nelle vene del mondo come sangue.

(Gustave Roud, Air de la solitude, 1945)

Il foglio, la tela, la pellicola, il pentagramma: si comincia sempre da uno spazio idealmente vuoto e potenziale, entro il quale trattenere l’immagine, il suono, il senso apparente della realtà. Gustave Roud (1897-1976) fu poeta del paesaggio, o paesaggista della poesia, trasferì nella parola il sentimento della regione del Jorat, contemplando con la penna alla pari degli occhi.
La quieta estetica musicale del compositore svizzero Jürg Frey aveva già sposato il silenzio delle nature morte di Giorgio Morandi (Grizzana And Other Pieces 2009-2014, sempre su Another Timbre) e celebra ora il legame con lo scrittore suo connazionale in una raccolta di brani a lui ispirati. Frey ne paragona l’uso della parola alla pratica del field recording, “non con un microfono rivolto ai suoni, ma con l’anima e il corpo, registrando il suo ambiente in senso più ampio”.

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Jürg Frey – 120 Pieces of Sound

Elsewhere, 2018
contemporary classical, reductionism

cover artwork by Jürg Frey – Stück (1974) #29

Più che sorelle, Erstwhile e Elsewhere sono due etichette “coniugi”, come lo sono da anni i loro due fondatori e direttori artistici, Jon Abbey e Yuko Zama. Ad accomunarli c’è una fedele e sincera passione per le aree più radicali della composizione e improvvisazione minimale, oltre alla loro coerenza progettuale e al gusto per un design estremamente curato nei dettagli. Elsewhere è nata nel 2018, a quasi vent’anni di distanza dalla prima, ma pur ponendosi nello stesso solco ha già acquisito una propria identità grafica e stilistica con sei pubblicazioni dedicate a musiche di natura profondamente riflessiva e contemplativa – tra cui l’ultima luminosa suite per piano solo di Melaine Dalibert.

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