Taku Sugimoto – Octet

Meenna, 2021
onkyo, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto.
(Jorge Luis Borges)

Un lungo e frammentario processo, con una decisiva cesura al cuore del XX secolo, ha condotto le arti ad affrancarsi dalla tirannia della significazione per raggiungere (o riconquistare?) forme espressive più assolute, estetiche della riduzione o dell’eccesso che trascendessero tanto la mimesi con il reale quanto ogni riferimento alla soggettività dell’artefice. Le operazioni di casualità, l’improvvisazione e l’anti-accademismo delle avanguardie, tuttavia, non sono state strade senza ritorno, ma piuttosto le nuove e necessarie fondamenta per l’insediamento di linguaggi puri, autonomi, vie d’accesso privilegiate a una bellezza sconosciuta, fuori dal tempo e dalla storia.

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Weekly Recs | 2020/8

Nyx Nótt – Aux pieds de la nuit (2020)

Ancient Infinity Orchestra – Solar Seasons (2020)

Jim Denley / Christian Marien; Pierre-Yves Martel / Matthias Müller – Dis-Drill (2020)

Manfred Werder / Taku Sugimoto (2020)

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