Weekly Recs | 2020/41

Taku Sugimoto – vertical melodies 1 (2020)

What Happens in a Year – cérémonie ​/ ​musique (FiP, 2020)



Taku Sugimoto
vertical melodies 1

self-released, 2020 | reductionism, field recordings


Pur non avendo mai avuto una chiara connotazione emotiva, l’arte sonora e performativa di Taku Sugimoto dà sempre e comunque l’impressione di una moderata ma perpetua felicità: anche nell’innegabile carattere zen della sua estetica, insomma, non manca di rivelarsi il suo sguardo sereno rivolto alla natura, interpellata attraverso il discreto contrappunto che il chitarrista le offre utilizzando gli elementi minimi di un linguaggio armonico assoluto, fuori dal tempo e dunque trascendentale.

In questa incisione realizzata a Tokyo e pubblicata nella stessa giornata (2 ottobre 2020), Sugimoto le definisce ‘melodie verticali’: lo stesso orientamento dei pensieri di Morton Feldman, in quanto dichiaratamente interessato al Tempo per come esso “vive nella giunga, non allo zoo”, ossia al di fuori delle griglie imposte tanto dai canoni classici quanto dalle avanguardie integraliste del secondo dopoguerra europeo.
Allo stesso modo le note purissime, gli armonici naturali e i pizzicati pressoché muti del luminare giapponese non sembrano scandire un ritmo che conduca dall’inizio alla fine della composizione, ma piuttosto si manifestano come fioriture istantanee e si consumano nelle loro brevissime esistenze, complementari e nondimeno autonome, senza lasciare alcuna traccia del loro passaggio nella percezione dello spazio circostante; la loro unica ambizione, si direbbe, è quella di abitare l’attimo presente – quand’anche rivissuto nell’ascolto privato – e in esso esaurirsi pacificamente con minuta pienezza.

Ecco allora la forma più autentica di “ecologia sonora”: un ascolto attivo che non ne esige uno di ritorno, che interpreta la diversità di un paesaggio polisensoriale e la attraversa con una trama sottile, insignificante, atta a ristabilire un rapporto paritario tra l’uomo e l’habitat del quale si è arrogato il controllo. L’arte gentile di Taku Sugimoto risulta sempre diversa poiché nasce in maniera totalmente simbiotica alla vita, originando da un prezioso silenzio per poi ritornarvi impercettibilmente accresciuta, rivestita di un senso nascosto e ineffabile.


Despite never having had a clear emotional connotation, Taku Sugimoto’s sound and performing art always gives the impression of a moderate but perpetual happiness: even in the undeniable Zen character of his aesthetics, in short, it never fails to reveal its serene gaze towards nature, consulted through the discreet counterpoint that the guitarist offers to it by means of the minimum elements of an absolute harmonic language, out of time and therefore transcendental.

In this recording made in Tokyo and published on the same day (October 2nd, 2020), Sugimoto defines them as ‘vertical melodies’: the same orientation of Morton Feldman’s thoughts, since he was professedly interested in Time as it “lives in the jungle, not in the zoo”, meaning off the grids imposed both by classical canons and by the European integralist avant-gardes of the second post-war period.
In the same way, the purest notes, natural harmonics and almost mute ‘pizzicatos’ of the Japanese luminary don’t seem to mark a rhythm leading from the beginning to the end of the composition, but rather manifest themselves as sudden bloomings and consume themselves in their very short existences, complementary and nonetheless autonomous, leaving no trace of their passage in the perception of the surrounding space; their only ambition, one would say, is to inhabit the present moment – even the one relived in private listening – and in it to peacefully exhaust themselves with minute plenitude.

Here, then, lies the most authentic form of “sound ecology”: an active listening that does not require another in return, which interprets the diversity of a multisensory landscape and flows through it with a subtle, insignificant thread, capable of re-establishing an equal relationship between man and the habitat over which he has claimed control. Taku Sugimoto’s gentle art is ever-different because it’s created in total symbiosis with life, originating from a precious silence and then returning to it imperceptibly enhanced, enveloped in a hidden and ineffable meaning.


What Happens in a Year
cérémonie ​/ ​musique

FiP, 2020 | free impro


Credere nel valore della propria arte è il primo passo verso l’emancipazione da certi obsoleti iter promozionali e distributivi. Sarebbe a dire, una volta di più, che chi fa da sé fa per tre: e infatti il fiatista e compositore sperimentale Josh Sinton si mette in proprio, fondando l’etichetta Form is Possibility (FiP) con la quale presentare d’ora in poi i suoi progetti, a cominciare da un inedito trio a fianco del chitarrista Todd Neufeld e al bassista italiano Giacomo Merega.

Spesso si associano le istanze improvvisative – sia in solo che in gruppo – a un’azione impetuosa e ricca di colpi di scena, soluzioni inconsuete e fragori liberatori. La peculiare attrattiva di questa sessione, invece, risiede proprio nella sua pensosa sobrietà, deprivata di un motore ritmico e di nette stilizzazioni per concentrarsi unicamente sulle proprietà timbriche degli strumenti, voci individuali armonizzate nel progressivo delinearsi di un brumoso notturno interiore.
Sono le due chitarre amplificate a forgiare gran parte del mood fatuo e a tratti vagamente sinistro di cérémonie ​/ ​musique: liquidi fraseggi ed effetti atmosferici (volume pedal e riverbero in giusta dose) sussurrano le vicende di un ipotetico noir di periferia, disegnato con spesse tinture di china, attraversato da eco post-jazz più vicine in spirito al torbido immaginario zorniano che ai fuori orario del Village newyorkese.

Il sax baritono e il clarinetto basso di Sinton non tendono quasi mai a sovrastare le divagazioni della chitarra e del basso, ponendosi sullo stesso piano pur rappresentando un elemento-chiave nel conferire allo scenario complessivo la propria suadente identità: è l’esito di “una pazienza rigorosa ed empatica”, come suggerisce egli stesso, lo strano frutto di una partita musicale giocata al ribasso, senza per questo lesinare sulla varietà tecnica, le occasionali accelerazioni nell’interplay e l’anomalia di certi passaggi volutamente enigmatici, autoriferiti al massimo, rivendicazione di quel libero arbitrio che nonostante tutto permane anche in una serie di take dal tono così coerente.
cérémonie ​/ ​musique è un eccellente e spontaneo compromesso tra l’afflato melodico della tradizione jazz americana e la radicale astrazione dell’odierna free impro europea, il raffinato trovato espressivo di un trio tenuto insieme da talenti e sensibilità quantomai affini.


Believing in the value of one’s art is the first step towards emancipation from certain obsolete promotional and distribution processes. That’s to say, once more, that doing it yourself is three times better: thus the reed player and experimental composer Josh Sinton has decided to set out on his own, founding the label Form is Possibility (FiP) through which he’ll present his projects from now on, starting with a new trio alongside guitarist Todd Neufeld and the Italian bass player Giacomo Merega.

Improvisational instances – both solo and in group form – are often associated with an impetuous action full of twists, unusual solutions and liberatory uproars. The peculiar appeal of this session, on the other hand, lies precisely in its pensive sobriety, deprived of a rhythmic engine and neat stylizations to focus solely on the timbral properties of the instruments, individual voices harmonized in the progressive emergence of a hazy inner nocturne.
It’s the two amplified guitars that mold much of the fatuous and sometimes vaguely sinister mood of cérémonie / musique: liquid phrasings and atmospheric effects (volume pedal and reverb in the right amounts) whisper the vicissitudes of a hypothetical suburban noir, drawn with thick splashes of India ink, crossed by post-jazz echoes closer in spirit to Zorn’s murky imagery than to the after hours of the New York Village.

Sinton’s baritone sax and bass clarinet almost never tend to overwhelm the digressions of the guitar and bass, placing themselves on the same level while still representing a key element in giving the overall scenario its own mellow identity: it’s the result of “a strict and empathic patience”, as he himself suggests, the “strange fruit” of a low-balled musical game that nonetheless doesn’t skimp on technical variety, occasional accelerations of the interplay and the anomaly of certain deliberately enigmatic passages, inward-looking to a fault, the advocacy of a free agency which all the same persists, even in a series of takes with such a coherent tone.
cérémonie / musique is an excellent and spontaneous compromise between the melodic afflatus of the American jazz tradition and the radical abstraction of today’s European free impro, the refined expressive trove of a trio held together by kindred talents and sensibilities.

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