Keith Rowe / Michael Pisaro – 13 Thirteen

Erstwhile, 2017


Ci è quasi impossibile immaginare un’esistenza al di là del bene e del male, spersonalizzata e libera da connotazioni positive o negative: sarebbe necessaria una totale immobilità, qualcosa di più prossimo alla non-esistenza, per non dare più adito alla significazione che permea ogni aspetto della nostra esperienza sensibile.
Seguendo strade piuttosto diverse, l’inglese Keith Rowe e l’americano Michael Pisaro hanno a lungo ricercato un netto distacco dalle forme precostituite: l’uno gettando le fondamenta della free impro assieme all’AMM, “disimparando” l’approccio alla chitarra stendendola in orizzontale; l’altro partendo dalla lezione cageana per dare forma, assieme ai compositori del collettivo Wandelweiser, a un’estetica para-musicale che fa uso del silenzio come (a)cromia pura e primaria della tavolozza.

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John Tilbury / Keith Rowe / Kjell Bjørgeengen – Sissel

Sofa, 2018

cover art by Kjell Bjørgeengen

Da quindici anni a questa parte sono stati ben pochi gli incontri in studio fra Keith Rowe e John Tilbury, veterani dell’avanguardistica esperienza AMM, collettivo inglese che dalla fine degli anni 60 ha dato forma e sostanza all’arte della libera improvvisazione musicale. Chitarra elettrica e pianoforte della formazione, la loro discreta e intransigente impronta sonora rimane tuttora inconfondibile ovunque essa si manifesti.

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Keith Rowe – The Room Extended

Erstwhile, 2016

design by Keith Rowe and Yuko Zama

Live and invent. I have tried. I must have tried. Invent. It is not the word. Neither is to live. No matter. I have tried. […] I say living without knowing what it is. I tried to live without knowing what I was trying. Perhaps I have lived afterall, without knowing.

(Samuel Beckett, “Malone Dies”)

“Invenzione” designa di solito qualcosa di compiuto, diverso e tendenzialmente migliore rispetto ai suoi predecessori. La storia, l’arte – e ancor meno la musica – non premiano chi procede per tentativi, a meno che non raggiunga un risultato concreto e tangibile.
Circa dieci anni fa Keith Rowe firmava il primo lavoro solista nel catalogo Erstwhile: The Room è la metafora perfetta di una ricerca sedentaria, che ammette i confini spaziali e demolisce quelli espressivi; uno spazio-tempo immobile dove è possibile lasciare soltanto segni sottili e impermanenti, o intercettare ciò che ne proviene al di fuori del proprio agire.

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Michael Pisaro / Reinier Van Houdt – the earth and the sky

Erstwhile, 2016

design by Yuko Zama

In maniera straordinariamente provvidenziale sono venuto a conoscenza di uno splendido neologismo coniato dalla professoressa Sianne Ngai, in un saggio pubblicato all’interno della raccolta “Ugly Feelings” (Harvard University Press, 2005). Si tratta di “stuplime” – servibile anche in lingua italiana – termine di derivazione kantiana (sublime) legato alla creazione e fruizione artistica postmoderna, e che potremmo definire come uno stato di perfetta compensazione tra noia ed estasi. Esso è stato poi approfondito ed esemplificato con grande pregnanza in “Boring Formless Nonsense” di Eldritch Priest, che riporta a sua volta una testimonianza di Chedomir Barone, relativa alla lunga ed estenuante performance “Piano Installation With Derangements”:

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