Opening Performance Orchestra plays Phill Niblock – Four Walls Full of Sound

Sub Rosa, 2021
drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuna stanza è mai del tutto silenziosa: anche nella completa assenza di altre persone, il nostro orecchio sarà sempre in grado di conferirvi una minima identità sonora, un intangibile carattere d’esistenza che difficilmente sfugge all’affinamento della nostra percezione uditiva. Perciò stesso, sul fronte acustico, un determinato contesto spaziale potrà soltanto essere riempito in varia misura con altri suoni, immagazzinandoli secondo i suoi specifici caratteri materiali e strutturali.

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Julius Eastman – Three Extended Pieces for Four Pianos

Sub Rosa, 2021
post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

La sempre virtuosa etichetta belga Sub Rosa ha scelto la strada dell’oggettività e, di conseguenza, del politicamente corretto nel presentare come ‘tre brani estesi per quattro pianoforti’ quella che sin dal principio, tra il 1979 e il 1980, fu concepita da Julius Eastman nella forma di una trilogia afferente alla sua ‘Nigger Series’: e benché egli non sia stato di certo il primo ad adottare provocatoriamente questa terminologia, essa assume una rilevanza e un’amarezza tutte particolari nel contesto della sua irriducibile militanza in qualità di afroamericano, omosessuale e, di lì a poco, reietto della società.
Malgrado il suo sfavillante talento di compositore e performer, Eastman ha lasciato questo mondo nel più miserevole silenzio ed è stato pressoché dimenticato per lunghi anni fin quando, sul finire del secolo scorso, la compositrice e conoscente Mary Jane Leach non ha avviato una ricerca estensiva per salvare la documentazione e le partiture disperse di questa voce così singolare dell’avanguardia americana.

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Bernard Parmegiani – Stries

[Broeckaert / Berweck / Lorenz]

Mode, 2021
electroacoustic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Si tende a identificare i pionieri della musica elettronica del Novecento come creatori reclusi in studio, artefici di opere fissate su nastro e grossomodo riproducibili in maniera sempre uguale, se non per i caratteri specifici del sistema di diffusione adottato. Soltanto chi si dedica attivamente all’interpretazione acusmatica di queste ultime può rivelarci che dietro di esse, in effetti, si celano autentiche e meticolose partiture, gruppi di tracce da orchestrare con estrema attenzione alla spazialità e alla messa in risalto di ciascun dettaglio sonoro.

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Rắn Cạp Đuôi Collective – Ngủ Ngày Ngay Ngày Tận Thế

Subtext, 2021
experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Non soltanto le temperie storico-artistiche, ma anche un’insospettabile comunione d’intenti e d’orizzonte espressivo era destinata a fare incontrare la Subtext con la corrente hi-tech, vale a dire la frangia più destrutturante e schizoide dell’elettronica contemporanea: una tendenza entro la quale sembra imperare il tentativo di esercitare il controllo su un caos insanabile, spesso appiattito in una bidimensionalità artificiosa e straniante. Le rare eccezioni a questa sorta di nuovo canone formale sono state prontamente intercettate dalla label a cura di James Ginzburg, a cominciare dal misterioso moniker Xin (To Shock the Sky and Shake the Earth, 2018; Melts Into Love, 2019), passando per varie gradazioni intermedie con UCC Harlo e PYUR, arrivando infine a quello che è forse l’approdo più drastico raggiunto sinora: l’abrasivo quinto album del collettivo vietnamita Rắn Cạp Đuôi.

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Michèle Bokanowski – Musique de courts métrages

Invisibilia Editions, 2021
experimental, electroacoustic

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Se la cosiddetta musica d’ambiente (o d’atmosfera) e la colonna sonora si possono considerare in qualche modo imparentate, lo stesso non si può dire per quell’ambito di ricerca sonora – più che sotterraneo, quasi esoterico – che negli ultimi anni del secolo scorso, in Francia, hanno assunto arbitrariamente il nome di cinéma pour l’oreille, complice l’omonima serie discografica curata da Jérôme Noetinger per l’etichetta Metamkine. Con un alto grado d’astrazione e una libertà drammaturgica senza compromessi, tale corrente ha voluto trascendere la musica per film affinché fosse la musica stessa a divenire il film, la sala buia ove la percezione uditiva si pone come l’esclusivo referente di un rinnovato orizzonte immaginifico, emancipato dai più rigidi e oggettivanti schemi dell’interpretazione visiva.

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