Morton Feldman – Coptic Light; String Quartet and Orchestra

Arditti Quartet / ORF Vienna Radio Symphony Orchestra
Michael Boder • Emilio Pomàrico

Capriccio, 2020
20th-century classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Morton Feldman non ragionava in termini quantità ma di essenza e presenza della propria musica in rapporto al tempo, arrivando con le ultime opere da camera e per pianoforte solo a renderla materia assieme sonora e temporale – due aspetti inscindibili e decisamente influenti della sua poetica matura. Le singole note e le pause mantengono un’assoluta pregnanza anche nella loro “diluizione” sulla lunga durata, sia essa persino di quattro o sei ore (rispettivamente il trio “For Philip Guston” e il secondo quartetto per archi).
È come per una sorta di proprietà transitiva, dunque, che a fronte di una contrazione temporale le partiture di Feldman si addensano, le trame e gli orditi si infittiscono come i tappeti mediorientali alle quali si ispirano, microcosmi tessili che racchiudono storie, geografie, culti e simbologie in un tutto che è somma di tante parti rese, per l’appunto, indivisibili.

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Anthony Braxton & Eugene Chadbourne – Duo (Improv) 2017

New Braxton House, 2020
free improvisation

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se osservate da una certa distanza le dinamiche di gioco dei bambini, vi accorgerete che spesso si creano contrasti tra chi vuole impostare alcune regole di base comuni e chi, invece, vuole soltanto divertirsi senza limitazioni di sorta. Già nell’infanzia, insomma, prendono forma le “guardie e ladri” di domani, piccoli maniaci del controllo e furbetti anarchici che, pur condividendo gli stessi spazi e tollerandosi a vicenda, non possono fare a meno di rimarcare le loro divergenti attitudini.
Nelle loro produzioni musicali Anthony Braxton (*1945) e Eugene Chadbourne (*1954) condividono lo stesso grado di libertà espressiva, ma i rispettivi modus operandi differiscono essenzialmente secondo la dicotomia di cui sopra: tanto l’uno ama predisporre in sequenza i propri schemi d’azione – seppur elastici e stratificati all’inverosimile – quanto l’altro non intende rinunciare all’ebbrezza e all’imperfezione dell’istinto subitaneo.

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Roly Porter – Kistvaen

Subtext, 2020
experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Le opere d’arte più fatali e perturbanti non nascono propriamente dall’intenzione, quanto piuttosto dalla tormentosa escavazione nelle profondità del vissuto interiore, luoghi dell’Io nei quali è impervio addentrarsi e non è dato di trovare risposte rassicuranti. L’unica consapevolezza, laggiù, è quella di essersi perduti: la palingenesi divina ha mancato di compiersi con segni evidenti, la via della salvezza è un terreno aspro e ripido che si percorre in solitudine. Ma è l’ineluttabile corso della storia, o forse un’inquietudine atavica, che spinge a creare opere come Kistvaen?

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