Archon – Works for violin, percussion, and machine learning environment

Marek Poliks • Roberto Alonso

NEOS, 2023
generative music, avantgarde


(ENGLISH TEXT BELOW)

Sulle prime poteva sembrare una mera curiosità, un passatempo destinato come tanti altri a un rapido oblio, e invece era una sinistra profezia. Sono trascorsi appena un paio di anni da quando le app di intelligenza artificiale furono rese di dominio pubblico, offrendo alla comunità di Internet l’opportunità di mescolare input verbali attraverso i quali “ispirare” immagini poi generate autonomamente da un software.
Nel giro di poco lo zeitgeist informatico è divenuto anche quello estetico: Midjourney e Stable Diffusion sono, per certi versi, gli “artisti” visivi più originali e talentuosi attualmente in circolazione, laddove le avanguardie umane sembrano aver dato fondo alle proprie risorse e ripiegato sull’usato sicuro, spesso un manierismo della provocazione che gratifica soltanto gli stakeholders di un degenere mercato del gusto.

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Tony Conrad / Arnold Dreyblatt / Jim O’Rourke – Tonic 19-01-2001

Black Truffle, 2023
drone, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

Entrare in contatto diretto con la singolare visione di Tony Conrad – che fosse in qualità di performer aggiuntivo o di semplice ascoltatore – presupponeva la categorica rinuncia all’idea della musica come dato di fatto, come qualcosa che preesiste la sua manifestazione e attende soltanto di compiersi. Per Conrad il suono è materia viva, e dunque antitetica all’astrazione: il presente è l’unica istanza nella quale può crearsi e svilupparsi, al pari di un organismo che non giunge mai a una forma pienamente risolta – per l’appunto “ideale” – bensì trova in un costante processo evolutivo la sua stessa ragion d’essere. In quest’ottica ogni performance assume un carattere topico, diviene la dimostrazione empirica di una fenomenologia inusitata attraverso la quale si disvelano le dinamiche profonde della realtà acustica.

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Marco Baldini – Vesperi

Another Timbre, 2023
contemporary classical, chamber music


(ENGLISH TEXT BELOW)

Tra le partiture del nuovo riduzionismo sembra spirare l’eco di un adagio talmente antico da risiedere fuori dal tempo, da ancor prima che la musica fosse musica. Si può davvero, dunque, parlare di un semplice “ritorno all’ordine”, o peggio di manierismo, una volta raggiunto l’innegabile punto di saturazione susseguente alle avanguardie del Novecento? La risolutezza e l’intensità d’animo con cui certa composizione contemporanea ha riscoperto e perseguito le vie della quiete formale ci parla, anzi, di una chiara volontà di rinnovamento espressivo, con ciò svelando un potenziale che la musica pre-moderna, pur contenendolo in nuce, non trovò terreno fertile a sufficienza per far fruttare.

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Quatuor Bozzini – Éliane Radigue: Occam Delta XV

Collection QB, 2023
drone, microtonal


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Le numerose e articolate declinazioni strumentali confluite nella serie ‘Occam Ocean’ rappresentano l’inesausto esercizio di un perpetuo divenire sonoro, della sua incarnazione sino al sopraggiungere di un illuminato oblio. In assenza di partiture fissate su carta, l’interprete ne diviene il custode tanto quanto, e forse ancor più dell’ideatrice originaria, l’agente e il medium di una visione che si dà soltanto nella fragile transitorietà del tempo presente.
Ha dunque un’importanza relativa che “Occam Delta XV” (2018) sia di fatto il primo quartetto d’archi nel catalogo di Éliane Radigue, poiché in tale contesto l’ordine gerarchico d’ascendenza classica – dal solista all’orchestra – si appiana ed assolutizza in un canto la cui profondità non dipende dal dispiego strumentale ma dalla rigorosa disciplina, sia tecnica che mentale, cui Radigue ha infallibilmente condotto ciascuno dei suoi collaboratori.

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Stephan Micus – Thunder

ECM, 2023
avant-folk


(ENGLISH TEXT BELOW)

Se per i progenitori dell’uomo il Sole è stata la prima e più ovvia manifestazione di una divinità suprema, il tuono avrà invece simboleggiato la sua ira, il flagrante potere di ritrattare la propria benevolenza e di scatenare il caos tra i viventi. Fu poi la mitologia greca a introdurre la figura di Pan, nume silvano che per diletto spaventava i viandanti con ululati tali da scuotere le fronde dei boschi – di qui l’aggettivo panico.
Molti altri culti pagani dell’antichità sono rimasti strettamente legati alla natura e ai suoi elementi, nell’oggettivo riconoscimento di una legge universale cui l’umanità, in ultima istanza, non può fare altro che arrendersi. A questa longeva e ineffabile sovranità sembra rifarsi, una volta di più, l’eccentrica ispirazione musicale di Stephan Micus, tra le firme più rappresentative del prestigioso catalogo ECM sin dai tardi anni settanta.

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