Félicia Atkinson & Jefre Cantu-Ledesma – Un hiver en plein été

Shelter Press, 2021
ambient, electroacoustic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Un’isola di introspezione e immaginifico torpore al riparo dal caldo agostano: le atmosfere irreali di Un hiver en plein été si sposano decisamente meglio al mese di pubblicazione che a quello dell’effettiva realizzazione in studio, dove nel 2019 il consolidato duo di Félicia Atkinson e Jefre Cantu-Ledesma si è trovato per la prima volta a comporre i propri dialoghi in compresenza, dieci anni dopo l’incontro a San Francisco.
Un connubio artistico, il loro, che sin da principio ha inteso produrre objets mélancoliques (Comme un seul narcisse, 2016), manufatti musicali non identificabili al confine estremo con l’onirico (Limpid as the Solitudes, 2018): un atlante di paesaggi interiori dai contorni appena sfumati, con un basso grado di permeabilità verso placidi ecosistemi naturali, dettagli ravvicinati in cui i pensieri vocalizzati dalla sound artist francese sembrano ricalcare il sussurro degli elementi.

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Johan Lindvall – Two trios

Johan Lindvall, Fredrik Rasten, Derek Shirley

INSUB, 2021
contemporary classical, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nasceva dalle ceneri della New York School, sul finire del secolo scorso, una musica come rifugio del tempo e nel tempo, sospesa tra oggettivazione tonale e tiepido lirismo armonico. Un’estetica ereditata dai tardi John Cage e Morton Feldman ma ulteriormente raffinata dalle avanguardie radicali d’Europa, afferenti – soprattutto ma non esclusivamente – al collettivo Wandelweiser. Tali propaggini hanno finito per mescolarsi alle varie espressioni di un già evidente e trasversale “ritorno all’ordine”, spingendo il minimalismo di nuova generazione fino alle soglie del riduzionismo.
Anche in un panorama fervido ed eclettico come quello scandinavo hanno cominciato a spuntare i germogli di questa ritrovata essenzialità: se ne fa portavoce, una volta di più, la lodevole etichetta svizzera INSUB. con due inediti trio acustici composti dal pianista d’origine svedese Johan Lindvall, affiancato dalla chitarra di Fredrik Rasten e dal violoncello del canadese Derek Shirley.

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Alter Ego || + Matmos / + Pan Sonic

Die Schachtel, 2021
contemporary classical, experimental electronic

(ENGLISH TEXTS BELOW)

Sarebbe un errore maldestro – se non del tutto ingenuo – rispolverare la sterile retorica dell’incontro fra “alto” e “basso”, sfera colta e popolare: quando, tra il 2004 e il 2005, l’ensemble Alter Ego fece squadra con i duo Matmos e Pan Sonic, questi si erano già rivelati quali compositori di caratura superiore, al punto da divenire, negli stessi anni, capofila dell’avanguardia elettronica. I loro concerti collaborativi non furono quindi un mashup posticcio di sonorità acustiche e artificiali, bensì una fusione a caldo di energie dirompenti e visioni artistiche in totale simbiosi, nel segno del misticismo e della virulenza.

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Toshimaru Nakamura / Tetuzi Akiyama – Idiomatic Expressionism

Ftarri, 2021
eai, onkyo

(ENGLISH TEXT BELOW)

Materie inerti che si animano e collidono, tra improvvisi fiotti di calore strumentale e cruda astrazione analogica. Tra i più rodati esponenti dello sperimentalismo radicale giapponese, Toshimaru Nakamura e Tetuzi Akiyama riescono come pochi altri ad agevolare l’attrazione degli opposti, rendendo le loro pratiche performative un dispositivo di ascolto reciproco ma anche di contrasto accidentale, consci che la totale dedizione al suono (onkyō) nel suo farsi sia di per sé sufficiente a garantire una sorta di equilibrio tra le parti, per quanto labile e provvisorio.

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Bruno Duplant / Guy Vandromme – L’infini des possibles

Elsewhere, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel divorante caos del mondo contemporaneo si qualifica come compositore colui che è ancora in grado di trovare lo spazio, il tempo e la lucidità per mettersi in ascolto di sé stesso, solo in seguito trasferendo questo sentire – seppure in minima parte – nell’opera musicale. Ma che ne è dell’interprete? In epoca post-classica il rapporto tra le due parti non può più essere unilaterale: si instaura la parità di ruolo dell’autore e dell’esecutore, laddove il primo offre null’altro che un tratteggio, uno scheletro non di come il brano è, ma di come può essere, mentre al secondo spetta l’ancor più oneroso compito di colmare le profonde, intenzionali lacune che attraversano la partitura.

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