William Basinski – Lamentations

Temporary Residence Ltd., 2020
ambient, tape music

(ENGLISH TEXT BELOW)

Occorre risalire alle scritture dell’Antico Testamento per comprendere il senso della lamentatio, il grido che sorge dalla tragedia umana ed echeggia nella storia per voce dei profeti e degli evangelisti, dalla devastazione di Gerusalemme per mano dei Babilonesi alla crocifissione di Cristo. Nelle arti occidentali, in particolare, ha attraversato i secoli l’immagine della Mater dolorosa davanti al corpo senza vita del figlio, eternata nelle opere di Giotto, Michelangelo e Giovanni Bellini ma anche nelle polifonie dei maestri di cappella rinascimentali, sino ai nostri contemporanei quali Penderecki, Pärt, Górecki e MacMillan.
Niente affatto scevra da una propria forma di sacralità e trascendenza, si può dire che l’intera opera di William Basinski consista nel dare forma concreta al lamento del tempo: quello perduto e ineffabile della malinconia, cristallizzata nell’incessante iterazione di cellule motiviche, e quello della realtà che decade e si dissolve sotto i nostri occhi, un istante dopo l’altro, finché non ne rimane soltanto la più esile essenza.

Leggi tutto / read more

Giacinto Scelsi – Suite No.9; Quattro illustrazioni; Un Adieu

Shira Legmann, piano

Elsewhere, 2020
20th-century classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ogni valido ascolto, a suo modo, dovrebbe essere dedicato. Anche per il più assiduo musicofilo la tentazione e le occasioni di distrarsi sono sempre dietro l’angolo: eppure, in certi casi, è la musica stessa l’antidoto che risolleva la soglia d’attenzione, la forza magnetica che ci fa riacquistare coscienza e sembra spingerci finanche oltre i limiti della stessa. E se, da un lato, l’intera linea editoriale della Elsewhere di Yuko Zama rappresenta un’esortazione – o addirittura un’educazione – all’ascolto profondo, così anche l’opera mistica e inclassificabile di Giacinto Scelsi riesce ogni volta a esercitare una propria perturbante forma di seduzione, scardinando qualsiasi senso di familiarità per accedere a una dimensione di assoluta alterità formale ed espressiva.

Leggi tutto / read more

Anna von Hausswolff – All Thoughts Fly

Southern Lord, 2020
ambient/drone, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Può risultare limitante e dannoso, per un artista, ritrovarsi incasellato in una precisa corrente o in un ambito stilistico che ne circoscriva il pubblico potenziale, così precludendo, in molti casi, una trasversalità che nel panorama contemporaneo è invece quantomai realizzabile. La figlia d’arte Anna von Hausswolff, pur godendo già da diversi anni di ampio riscontro presso il pubblico underground, sembra voler “assolutizzare” la sfera tematica e simbolica dalla quale anche altri nomi d’area dark hanno vieppiù teso a disancorarsi: è anche lei parte, insomma, del graduale e generalizzato spostamento d’attenzione dall’immanente al trascendente, della spinta verso una nuova dimensione sacrale e spirituale che tuttavia non tralascia la radice fragilmente umana dalla quale scaturisce. 

Leggi tutto / read more

Autechre – PLUS

Warp, 2020
idm

(ENGLISH TEXT BELOW)

Anche nella critica musicale il tempo a volte ci dà ragione, altre volte ci spinge a tornare sui nostri passi e riconsiderare certe interpretazioni arbitrarie: di rado, però, questo accade nel giro di due settimane scarse, intervallo che separa la pubblicazione dell’atteso SIGN e l’uscita a sorpresa del suo “gemello” PLUS. Certo, un ritorno così succinto poteva lecitamente apparire strano, dopo i vari formati multipli che si sono avvicendati da elseq (2016) in poi, passando anche per gli imponenti ‘live batch’ resi disponibili in formato digitale: ed ecco difatti un altro album di pari durata, corollario a un corpus di materiali già di per sé denso e non ancora pienamente assorbito.

Leggi tutto / read more

Lee Patterson / Samo Kutin – The Universal Veil That Hangs Together Like a Skin

Inexhaustible Editions / Edition FriForma, 2020
drone, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Soltanto un approccio autenticamente sperimentale agli strumenti musicali e, più in generale, ai mezzi di produzione sonora può consentirci di superare o addirittura eludere la loro identità universalmente riconosciuta, la memoria esperienziale e sinestetica ad essi connessa. Ed è solo dopo aver instaurato un simile rapporto di ingenua e ingegnosa curiosità che il documento audio può tornare a essere autenticamente un dispositivo acusmatico, la sede di una completa e insondabile astrazione volta a sfilacciare quanto più possibile ogni legame con la mìmesis del reale.

Leggi tutto / read more