Aaron Turner – To Speak

Trost, 2022
drone/noise, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se dovessimo basarci soltanto su alcuni degli esiti più brillanti che la scena sperimentale dell’ultimo decennio ci ha offerto, verrebbe spontaneo credere che l’odierno chitarrista detesti l’identità universalmente riconosciuta del proprio strumento, vero e indiscutibile protagonista del Novecento musicale. Sebbene certi luminari del rock ne avessero già rivelato l’anima più lirica e tormentata, la sei-corde è finita nelle mani dei mediocri come degli eccelsi, degli amatori come dei virtuosi, ma sempre confinata entro un canone relativamente ristretto, poco permeabile all’ibridazione o persino allo stravolgimento della propria natura timbrica.

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Quentin Tolimieri – Monochromes

elsewhere, 2022
minimalism, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

Osservare da vicino la pittura minimalista può cambiare per sempre il nostro sguardo. Ci accorgiamo che i riquadri, gli “schermi” di colore non sono, anch’essi, altro che sommatorie di pazienti campiture stratificate nel tempo, che persino nella più radicale continuità cromatica difficilmente riescono a celare la loro genesi additiva.
Perciò non è mai del tutto vero che il dipinto sia unicamente e totalmente presente, poiché in esso è concentrata l’intera, imprescindibile linea temporale del gesto pittorico, che se manca di rivelarsi allo sguardo è soltanto per effetto di distanza o di semplificazione gestaltica.

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Michael Francis Duch – mind is moving (IV) by Michael Pisaro-Liu

Sofa, 2022
reductionism

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Immaginiamo che lo scorrere della vita di tutti proceda a un ritmo estremamente, impossibilmente più lento di quello reale: se ad esempio, per leggi fisiche assai inclementi, la nostra facoltà di movimento nello spazio fosse limitata a un passo al minuto, ogni decisione relativa alla nostra mèta non verrebbe mai presa alla leggera, bensì dopo una ponderata riflessione e un’analisi delle nostre necessità fondamentali.
Ora trasliamo questa ipotesi in una prospettiva sonora e musicale: se all’interprete spettasse un unico (e ovviamente irreversibile) gesto nell’arco di sessanta secondi, con quale disposizione lo compirebbe? E inoltre: fino a che punto può spingersi l’insistenza sull’ascolto puro e profondo da parte di una corrente espressiva che ha sempre dialogato alla pari col silenzio – spesso scegliendo di tacere pur di svelare la dignità del fenomeno sonoro “periferico” o residuale –?

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John McGuire – Pulse Music

Unseen Worlds, 2022
minimalism

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Nulla di più naturale e inavvertito di una pulsazione, il segnatempo primigenio dal quale si sviluppa la vita e, di conseguenza, la musica tutta. Un agente propulsivo discreto ma ineludibile, letteralmente il respiro soggiacente a qualunque espressione che si serva del tempo per manifestarsi e giungere a compimento. Tale cellula risalta con maggiore evidenza nelle musiche rituali e popolari, attraverso ritmi che l’orecchio e il corpo possono facilmente assecondare, ma nessuna forma sonora può davvero rinunciare a un fattore che risulta intrinseco alla sua stessa fenomenologia.

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Stefano Pilia – Spiralis Aurea

Die Schachtel, 2022
chamber music, post-minimalism

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La leggenda vuole che il più grande compositore di tutti i tempi abbia letto un solo libro in tutta la sua vita, da esso traendo non soltanto un’imperitura ispirazione, ma addirittura il segreto dell’assoluto in musica: il genio in questione era Johann Sebastian Bach, e quel libro era la Sacra Bibbia. Senz’altro un’esagerazione atta a consolidarne il mito, ma la quale sembra dirci che, forse, più della pratica è una fede autentica (in Dio, nella Musica stessa) a renderci capaci di sfiorare la perfezione. Laddove i moderni – persino quelli ancora oggi considerati “immortali” – anelavano al trascendente inciampando a ogni passo nella loro umana debolezza, i Kapellmeister tra Rinascimento ed età illuministica erano certi della loro filiazione divina, radice primigenia e ragione ultima di ogni nota o parola trascritta su carta, così nelle opere sacre come in quelle profane.

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