Hannes Lingens – Nachthund

Umlaut, 2022
acoustic dark ambient/drone


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L’arco narrativo del lungo incipit di “2001: Odissea nello spazio” non avrebbe metà del suo soverchiante potere immaginifico ed emozionale senza quel nero al principio, che in realtà principio non è, in quanto simbolizza la notte dei tempi, un orizzonte spazio-temporale infinitamente profondo cui nessuna macchina da presa sarebbe in grado anche soltanto di alludere. È l’oscurità che precede ogni cosa, tranne il suono: ecco le “Atmosphères” di György Ligeti, un rombo primordiale riecheggiante dal fondo dellʼuniverso, presagio di una genesi turbolenta e maestosa.

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Ellen Arkbro & Johan Graden – I get along without you very well

Thrill Jockey, 2022
chamber folk, slowcore


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Non si dovrebbe mai parlare di un disco tirandone direttamente in causa un altro, perché se è vero che nulla si inventa e tutto, in qualche misura, si rielabora e riscrive, ogni opera conserva la propria unicità e va dunque trattata sempre con il medesimo riguardo. A mio parere, tuttavia, questo nuovo e inaspettato progetto di Ellen Arkbro assieme a Johan Graden si colloca in un solco espressivo sin troppo specifico per ignorarlo, ossia quello di due analoghi progetti dall’intenso afflato cameristico: Field of Reeds dei These New Puritans e (per pura coincidenza) The Height of the Reeds, sforzo collettivo a firma di Arve Henriksen.

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Deathprod – Sow Your Gold in the White Foliated Earth

Smalltown Supersound, 2022
drone, microtonal


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Sebbene la storia ufficiale continui a farne menzione soltanto in poche sbrigative righe, l’utopia musicale di Harry Partch non ha mancato di ispirare devoti proseliti che ne perpetuassero le invenzioni e lo spirito idiosincratico sino ai giorni nostri. Attivo da oltre trent’anni a livello internazionale, l’ensemble tedesco Musikfabrik possiede dal 2013 una replica dell’intero set di strumenti costruiti dal compositore statunitense, elementi imprescindibili della sua ricerca formale ed espressiva: con essi, per la prima volta dopo oltre quarant’anni, è stata registrata integralmente l’opera “Delusion of the Fury”, capolavoro musical-teatrale che, nell’intreccio tra farsa e tragedia, attinge tanto al teatro greco antico quanto al Noh giapponese.

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Valerio Tricoli – Say Goodbye to the Wind

Shelter Press, 2022
electroacoustic

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Curioso pensare che all’alba della registrazione audio il nastro magnetico fosse tra i pochi sinonimi tecnologici di “memoria” e perpetuazione, mentre oggi, a fronte della transizione digitale, appare come materia del tutto obsoleta, fragile e a rischio di estinzione. Un concept reso quantomai pregnante dal ventennale capolavoro di William Basinski, ma che di lì in poi ha visto gradualmente risorgere, come la fenice dalle ceneri, il supporto analogico in quanto strumento di sperimentazione formale e, per certi versi, cifra poetica. In questo solco – tanto malagevole quanto ricco di potenziale inespresso – il sound artist palermitano Valerio Tricoli si è da subito distinto per il suo integralismo e per la coerenza del suo immaginario sinistramente evocativo.

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