Lawrence English – Observation of Breath

Hallow Ground, 2021
drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Se considerato nei suoi componenti essenziali, l’organo a canne è a tutti gli effetti un’imponente macchina atta a modulare un respiro: tale emissione d’aria non proviene direttamente dall’azione umana, e perciò stesso assume un carattere acusmatico e quasi mistico – come se tra il musicista e la manifestazione sonora ultima vi fosse la mano di un inconoscibile intermediario divino.
I complessi meccanismi interni all’organo, insomma, non possono da soli spiegare la profonda fascinazione che questo strumento, unitamente agli spazi risonanti che solitamente lo accolgono, ha sempre esercitato sugli ascoltatori di ogni secolo, avvicinandoli a quella trascendenza che la musica, più d’ogni altra arte, sembra in grado di avvicinare.


Una volta esaurite le potenzialità formali ed espressive della tradizione sacra, condotte a un punto di non ritorno dal “serialismo totale” di Messiaen, è stata la scena sperimentale a ereditare questo monumento classico e a riscoprirne le nascoste singolarità timbriche, non più al servizio di armonie auree bensì di profonde indagini spettrali, perlopiù innestate su toni continui.
Se le due suite del precedente Lassitude (Room40, 2020) costituivano le particelle elementari degli studi organistici di Lawrence English – con esplicita riverenza ai decani Radigue e Niblock –, Observation of Breath rappresenta il primo grande compimento di un intenso scrutare nelle alterazioni subarmoniche delle colonne d’aria, segno del fragile equilibrio che soggiace all’imponenza delle masse sonore dispiegate dall’esemplare conservato presso l’Old Museum di Brisbane.

L’impatto subitaneo, soverchiante di “A Torso” sembra accentrare a sé e assolutizzare tutta la solennità dell’organo e il potere evocativo che i maestri del passato hanno saputo conferirgli: attraverso un millimetrico spostamento delle leve di registro, English fa oscillare gli acuti tramutandoli in grida fantasmatiche, mentre il rimbombo delle note gravi ammanta lo spazio acustico come una spessa coltre di fumo cinereo. Esso poi si dirada, in “A Binding”, per lasciar risaltare nitidamente la stessa nota dominante: la sommatoria delle ottave e di altre altezze complementari evoca ora uno scenario ostile e autarchico come quello dei Popol Vuh nella foresta pluviale di Herzog, cui alludevano più esplicitamente i field recordings dell’appena precedente A Mirror Holds the Sky (Room40, 2021).

La breve e luminosa transizione che chiude il primo lato del disco prelude, per massimo contrasto, alla reimmersione nel versante opaco dello strumento con la traccia titolare: nell’arco di venti minuti le sommesse vibrazioni delle canne alimentano insistentemente la visione di una cathédrale engloutie dai contorni evanescenti; un tremito dal sottosuolo che non sembra annunciare una catastrofe imminente ma, permanendo nell’ombra per celare la sua natura, esso giunge all’orecchio come un orrore inconoscibile dalla straordinaria forza d’attrazione, una morsa che sino all’ultimo ci avvince con la sua apparenza subdola e irreale.

Così in Observation of Breath l’espressionismo delle più celebrate opere in studio di English è assorbito in una dimensione ermetica del suono che, tuttavia, non ne intacca la pregnanza estetica e il sommo pathos: una conquista artistica che non lascia più alcun dubbio sulla reale statura del suo artefice, forse l’esponente più virtuoso della ricerca ambient/drone dell’ultimo decennio.

If considered in its basic components, the pipe organ is in effect an imposing machine capable of modulating a breath: this air emission does not originate directly from human action, and therefore itself takes on an acousmatic and almost mystical character – as if, between the musician and the ultimate sound manifestation, there were the hand of an unknowable divine intermediary.
In short, the complex internal mechanisms of the organ cannot alone explain the profound fascination that this instrument, together with the resonant spaces that usually welcome it, has always exerted on listeners of every century, bringing them closer to that transcendence which music, more than any other art, seems able to approximate.

Once the formal and expressive potential of the sacred tradition came to exhaustion, brought to a point of no return by Messiaen’s “total serialism”, it was the experimental scene that inherited this classical monument and rediscovered its hidden timbral singularities, no longer at the service of harmonies but rather of deep spectral investigations, mostly centered around continuous tones.
If the two suites on the previous album, Lassitude (Room40, 2020) were the elementary particles of Lawrence English’s organ studies – with explicit reverence to doyens Radigue and Niblock –, Observation of Breath represents the first great fulfillment of an intense scrutiny into the subharmonic alterations of the columns of air, a sign of the fragile balance that underlies the grandeur of the sound masses deployed by the model preserved at the Old Museum in Brisbane.

The sudden, overwhelming impact of “A Torso” seems to centralize and absolutize all the solemnity of the organ and the evocative power that the masters of the past have been able to confer upon it: through a millimetric shifting of the speaking stops, English makes the treble oscillate and, in so doing, turns them into ghostly cries, while the rumble of low notes cloaks the acoustic space like a thick plume of ashen smoke. It then thins out, on “A Binding”, to let the same dominant note stand out clearly: the sum of the octaves and of other complementary pitches now evokes a hostile and autarchic scenario like that of Popol Vuh in Herzog’s rainforest, to which the field recordings of the immediately preceding A Mirror Holds the Sky (Room40, 2021) alluded more explicitly.

The brief and luminous transition that closes the first half of the record preludes, for maximum contrast, to the re-immersion in the opaque side of the instrument with the title track: in the space of twenty minutes the subdued vibrations of the pipes insistently feed the vision of a cathédrale engloutie with vanishing outlines; a subterranean tremor that doesn’t seem to announce an imminent catastrophe but, remaining in the shadows to conceal its nature, it reaches the ear like an unknowable horror with an extraordinary force of attraction, a vise that until the very last binds us with its subtle and unreal appearance.

Thus, on Observation of Breath, the expressionism of English’s most celebrated studio works is absorbed in a hermetic dimension of sound which, however, does not affect its aesthetic poignancy and supreme pathos: an artistic achievement that leaves no doubt on the true stature of its creator, perhaps the most virtuous exponent of ambient/drone research in the last decade.

Un pensiero su “Lawrence English – Observation of Breath

  1. Ciao
    Complimenti per il tuo blog,
    Ti faccio i miei auguri per il tuo blog affinchè cresca…
    Mi piace molto.
    Ti seguo da poco tempo e con piacere

    Spero che farai visita al mio blog e che lo seguirai anche tu.
    Ti auguro una buona serata
    A presto
    Natalia

    "Mi piace"

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