Anastassis Philippakopoulos – Piano Works [Melaine Dalibert]

Elsewhere, 2020
contemporary classical, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

“Prima di suonare due note, impara a suonare una nota… E non suonare una nota a meno che tu abbia una ragione per suonarla.” Se questa inestimabile massima offerta da Mark Hollis valesse per ogni musicista, a maggior ragione ciò dovrebbe essere vero per chi pratica la riduzione come unica estetica possibile, in direzione contraria all’ipertrofia esperienziale del mondo.
Nell’ambito del minimalismo più radicale ogni cellula sonora ha un peso specifico superiore alla media: ecco perché le brevi partiture di Anastassis Philippakopoulos emanano un’aura così semplice e potente, laddove la risonanza naturale – lo spazio bianco del pentagramma – ha un valore paritario rispetto alle note, delle quali raccoglie e assomma le ombre e le dissolve nell’aria.

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Anthony Braxton – GTM (Syntax) 2017

2019, New Braxton House
choral, avantgarde

(ENGLISH TEXT BELOW)

La cinquantennale epopea artistica di Anthony Braxton è indubbiamente una grande storia di libertà, ma anche di estremo rigore e infaticabile ricerca, attitudini che lo hanno portato ben al di là delle pionieristiche avventure che ancora oggi incarnano la definizione stessa di avant-jazz. Partendo dagli sconvolgenti tour de force per sassofono solo, nel tempo il luminare americano ha evoluto i suoi molteplici sistemi compositivi nelle forme più disparate, arrivando a sconfinare nel dominio della classica contemporanea, dai quartetti d’archi alle orchestre multiple d’eredità stockhauseniana.

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