[V.A.] América Invertida

Little Butterfly / VampiSoul, 2019
new age, ambient


(ENGLISH TEXT BELOW)

Per modificare radicalmente e istantaneamente la percezione visiva di un dato soggetto basta compiere un semplice gesto: capovolgerlo. Le forme diventano d’un tratto irriconoscibili, la familiarità è compromessa, nuove gerarchie estetiche si instaurano. Quello del pittore uruguayano Joaquín Torres García non era un innocente gioco d’immaginazione artistica, ma un vero e proprio manifesto per la scena creativa nazionale: il disegno del 1943 intitolato “América Invertida”  rispecchiava l’utopico desiderio di spodestare l’egemonia culturale degli Stati Uniti – ma anche del vicino Brasile – e trasformare simbolicamente il Sud in Nord, con tutto il bagaglio valoriale a esso storicamente attribuito. 
Ed è proprio l’orizzonte dell’utopia quello che accomuna la varietà espressiva dell’underground di Montevideo negli anni 80: una scena popolata di figure artistiche adombrate dalla storia ufficiale, eterni outsider e gruppi durati il tempo di un album, emissari inascoltati del verbo new age e dell’ambient music più colorita e trasognata.

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[V.A.] Kankyo Ongaku: Japanese Ambient, Environmental & New Age Music 1980-1990

Light in the Attic, 2019
ambient/electronic, new age


Conoscendo anche sommariamente i tratti culturali del Giappone, chiunque potrebbe immaginare che il concetto di “musica ambientale” abbia avuto origine nel Sol Levante, di comune accordo con le filosofie zen e le pratiche meditative che ne sono parte integrante. Nel corso del Novecento si è certamente generato un gioco di rimbalzi, un interscambio favorito dagli interessi di John Cage e dal crescente desiderio dei musicisti occidentali – dall’utopia minimalista della Dream House ad Alvin Lucier – di trovare nuove e più ampie dimensioni temporali entro le quali indagare le fenomenologie del suono ed esprimere la propria interiorità.

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