Alvin Lucier – Criss-Cross / Hanover

Black Truffle, 2018
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Difficile immaginare la musica di ricerca contemporanea senza il pionieristico contributo dell’americano Alvin Lucier, teorico e non-musicista: i suoi esperimenti e le sue installazioni sonore dagli anni 60 a oggi si tramutano in affascinanti riscontri di una fenomenologia nascosta negli ambienti (gli studi sulla risonanza e sul riverbero), nei materiali e negli oggetti d’uso comune, come una semplice matita. Il pieno riconoscimento della sua rivoluzionaria opera è stato tardivo, ma all’età di 86 anni Lucier può giustamente contare sulla stima e il sostegno di istituzioni e musicisti di tutto il mondo.

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Shira Legmann / Michael Pisaro – Barricades

Elsewhere, 2019
contemporary classical

photography by Michael Pisaro / design by Yuko Zama

Il passato come archivio e scrigno di infinite scoperte, un’immensità retroattiva entro la quale si possono rivivere e reimmaginare le intuizioni di menti sopraffine succedutesi nel tempo. Il corso dei secoli ha perpetuato le invenzioni più brillanti come, in certi casi, gli enigmi che la figura dell’artista ha sempre goduto nell’ordire alle spese del suo pubblico.
È tale il caso di un rondò contenuto nel VI Ordine dei brani per clavicembalo di François Couperin (1668-1733): “Les Barricades Mystérieuses” è un intreccio polifonico di melodie che si avvincendano con studiati ritardi l’una dall’altra, in una vorticosa giostra di ritmi e armonie in perfetto equilibrio entro la quale, tuttavia, vengono anche a crearsi spontanee e fuggevoli dissonanze.

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Bruno Duplant / Reinier van Houdt – Lettres et Replis

Elsewhere, 2019
contemporary classical, experimental

design by Yuko Zama

Occorre tenere sempre d’occhio i margini dell’avanguardia musicale, dove senza clamore continuano a realizzarsi alcune tra le sfide più ardue della produzione contemporanea con devozione pari o superiore ai “grandi classici”, siano essi autori o interpreti. Nell’ambito del pianismo odierno, figure come Reinier van Houdt e R. Andrew Lee si sono distinte per il loro strenuo impegno al fianco dei post-minimalisti e del collettivo Wandelweiser – i “composers of quiet”, nelle parole di Alex Ross.
Il prolifico autore francese Bruno Duplant non fa parte di quest’ultima cerchia, pur avendo collaborato con diverse figure a essa afferenti. Nel corso di un decennio è anzi divenuto un elemento ricorrente della più radicale ricerca improvvisativa, quella frangia sperimentale che intende la creazione musicale come dialogo costante con il silenzio (o l’illusione dello stesso).

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John Tilbury – 31.8.16

OTOroku, 2016
free improvisation


Che si traduca in lunghi versi altisonanti o nell’essenzialità di un haiku, la poesia rimane tale nelle forme più varie, in qualche modo complementari l’una all’altra, continuamente intrecciate nel vasto fluire del tempo. Per John Tilbury non si tratta di un motivo di riflessione, ma di una predisposizione che gli risulta del tutto naturale assecondare.
Pur avendo sempre dedicato un’attenzione speciale al momento presente – come “materia” musicale nell’interpretazione dell’opera pianistica di Morton Feldman, e come carpe diem nell’arte improvvisata – la sensibilità di Tilbury è in grado di mettere sullo stesso piano il classicismo inglese di William Byrd(e) e Orlando Gibbons e la sospensione tonale/temporale del secondo Novecento, ove i linguaggi musicali si sono definitivamente sfaldati conducendo l’arte della composizione a un punto di non ritorno.

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Michael Pisaro – Shades of Eternal Night

Gravity Wave, 2018
contemporary classical

Due uscite che si controbilanciano, quelle che sanciscono il ritorno in attività dell’etichetta Gravity Wave di Michael Pisaro, compositore del collettivo Wandelweiser ed esploratore infaticabile del terreno di confine tra musica minimale, suono naturale e silenzio. Una sensibilità che sta conoscendo una propria piccola fortuna anche nelle sale da concerto americane ed europee, oltre a un’ampia discografia che ne attesta il crescente riconoscimento a livello internazionale.
E se da un lato Étant donnés rappresenta la deviazione dalla norma (ammesso che così si possa definire, nel caso di una musica talmente libera da schemi tradizionali), Shades of Eternal Night è una nuova pregnante opera in tre movimenti che mette in dialogo lo strumento classico per eccellenza, il pianoforte, e field recordings effettuati da Pisaro nel sud della California e in Grecia, durante uno dei suoi consueti viaggi per il mondo.

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