Weekly Recs | 2020/2

John Chantler & Johannes Lund – Andersabo (2020)

Ekmeles – A Howl, That Was Also a Prayer (2020)

Sarah Hughes – I love this city and its outlying lands (2020)

Andrea Laudante – Banat banat ban jai (2020)

Rob Clutton with Tony Malaby – Offering (2019)

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Weekly Recs | 2020/1

Peter Brötzmann – I Surrender Dear (2019)

Simon Scott – Emergency Exit (2019)

Giulio Aldinucci – No Eye Has an Equal (2019)

Katariin Raska & Christian Meaas Svendsen – Finding Ourselves in All Things (2019)

Open to the Sea – Another Year Is Over, Let’s Wait for Springtime (2019)

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John Tilbury – 31.8.16

OTOroku, 2016
free improvisation


Che si traduca in lunghi versi altisonanti o nell’essenzialità di un haiku, la poesia rimane tale nelle forme più varie, in qualche modo complementari l’una all’altra, continuamente intrecciate nel vasto fluire del tempo. Per John Tilbury non si tratta di un motivo di riflessione, ma di una predisposizione che gli risulta del tutto naturale assecondare.
Pur avendo sempre dedicato un’attenzione speciale al momento presente – come “materia” musicale nell’interpretazione dell’opera pianistica di Morton Feldman, e come carpe diem nell’arte improvvisata – la sensibilità di Tilbury è in grado di mettere sullo stesso piano il classicismo inglese di William Byrd(e) e Orlando Gibbons e la sospensione tonale/temporale del secondo Novecento, ove i linguaggi musicali si sono definitivamente sfaldati conducendo l’arte della composizione a un punto di non ritorno.

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John Tilbury / Keith Rowe / Kjell Bjørgeengen – Sissel

Sofa, 2018
free improvisation

cover art by Kjell Bjørgeengen

Da quindici anni a questa parte sono stati ben pochi gli incontri in studio fra Keith Rowe e John Tilbury, veterani dell’avanguardistica esperienza AMM, collettivo inglese che dalla fine degli anni 60 ha dato forma e sostanza all’arte della libera improvvisazione musicale. Chitarra elettrica e pianoforte della formazione, la loro discreta e intransigente impronta sonora rimane tuttora inconfondibile ovunque essa si manifesti.

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Eve Risser – Des pas sur la neige

Clean Feed, 2015
free improvisation, experimental


Uno dei passaggi cruciali che hanno portato all’avvento della musica contemporanea è stato sicuramente quello legato all’identità del pianoforte: l’accorgersi che in uno strumento così imponente e risonante non si può tener conto solamente dei tasti d’avorio, bensì è necessario avviare un esame a tutto campo che sfrutti ogni interstizio dell’enorme cassa nera, che è composta anche di legno e metallo.
Da John Cage in poi l’utilizzo di oggettistica tra le corde e il libero utilizzo delle mani sono divenuti quasi una prassi obbligata, ma forse ci voleva proprio l’immaginazione di una “non-pianista” come Eve Risser per trasformare questo strumento in una fonte inesauribile di suoni insoliti, accostati con coscienza e precisione tali da non credere che si tratti di un intervento solista.

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