Bertrand Gauguet / John Tilbury – Contre-Courbes

Akousis, 2021
free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

Con quale spirito si può tentare di instaurare un legame creativo tra generazioni e ascendenze stilistiche distanti nel tempo? Da dove si comincia a immaginare e intravedere un comune orizzonte espressivo? Potrebbe sembrare relativamente facile accostarsi e allinearsi a una filosofia improvvisativa (in verità assai prossima a un credo religioso) che non contempla prove preliminari e che si affida unicamente alla sensibilità dei performer convocati di volta in volta: alla prova dei fatti, tuttavia, risulta quasi impossibile ignorare la memoria storica delle pionieristiche esperienze ed estetiche sviluppatesi attorno alla sigla AMM, di cui il pianista John Tilbury (*1936) si è mantenuto nei decenni uno dei baluardi più costanti e rappresentativi.
Adottando un approccio altrettanto distintivo e integralista, il sassofonista francese Bertrand Gauguet (*1970) è riuscito a stabilire un contatto originale con il decano inglese, eludendo certi automatismi nelle dinamiche di dialogo in favore di un netto eppur garbato contrasto formale, foriero di oblique soluzioni para-musicali.

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Keith Rowe / Michael Pisaro – 13 Thirteen

Erstwhile, 2017
eai


Ci è quasi impossibile immaginare un’esistenza al di là del bene e del male, spersonalizzata e libera da connotazioni positive o negative: sarebbe necessaria una totale immobilità, qualcosa di più prossimo alla non-esistenza, per non dare più adito alla significazione che permea ogni aspetto della nostra esperienza sensibile.
Seguendo strade piuttosto diverse, l’inglese Keith Rowe e l’americano Michael Pisaro hanno a lungo ricercato un netto distacco dalle forme precostituite: l’uno gettando le fondamenta della free impro assieme all’AMM, “disimparando” l’approccio alla chitarra stendendola in orizzontale; l’altro partendo dalla lezione cageana per dare forma, assieme ai compositori del collettivo Wandelweiser, a un’estetica para-musicale che fa uso del silenzio come (a)cromia pura e primaria della tavolozza.

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John Tilbury – 31.8.16

OTOroku, 2016
free improvisation


Che si traduca in lunghi versi altisonanti o nell’essenzialità di un haiku, la poesia rimane tale nelle forme più varie, in qualche modo complementari l’una all’altra, continuamente intrecciate nel vasto fluire del tempo. Per John Tilbury non si tratta di un motivo di riflessione, ma di una predisposizione che gli risulta del tutto naturale assecondare.
Pur avendo sempre dedicato un’attenzione speciale al momento presente – come “materia” musicale nell’interpretazione dell’opera pianistica di Morton Feldman, e come carpe diem nell’arte improvvisata – la sensibilità di Tilbury è in grado di mettere sullo stesso piano il classicismo inglese di William Byrd(e) e Orlando Gibbons e la sospensione tonale/temporale del secondo Novecento, ove i linguaggi musicali si sono definitivamente sfaldati conducendo l’arte della composizione a un punto di non ritorno.

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John Tilbury / Keith Rowe / Kjell Bjørgeengen – Sissel

Sofa, 2018
free improvisation

cover art by Kjell Bjørgeengen

Da quindici anni a questa parte sono stati ben pochi gli incontri in studio fra Keith Rowe e John Tilbury, veterani dell’avanguardistica esperienza AMM, collettivo inglese che dalla fine degli anni 60 ha dato forma e sostanza all’arte della libera improvvisazione musicale. Chitarra elettrica e pianoforte della formazione, la loro discreta e intransigente impronta sonora rimane tuttora inconfondibile ovunque essa si manifesti.

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Keith Rowe – The Room Extended

Erstwhile, 2016
eai

design by Keith Rowe and Yuko Zama

Live and invent. I have tried. I must have tried. Invent. It is not the word. Neither is to live. No matter. I have tried. […] I say living without knowing what it is. I tried to live without knowing what I was trying. Perhaps I have lived afterall, without knowing.

(Samuel Beckett, “Malone Dies”)

“Invenzione” designa di solito qualcosa di compiuto, diverso e tendenzialmente migliore rispetto ai suoi predecessori. La storia, l’arte – e ancor meno la musica – non premiano chi procede per tentativi, a meno che non raggiunga un risultato concreto e tangibile.
Circa dieci anni fa Keith Rowe firmava il primo lavoro solista nel catalogo Erstwhile: The Room è la metafora perfetta di una ricerca sedentaria, che ammette i confini spaziali e demolisce quelli espressivi; uno spazio-tempo immobile dove è possibile lasciare soltanto segni sottili e impermanenti, o intercettare ciò che ne proviene al di fuori del proprio agire.

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