Weekly Recs | 2020/1

Peter Brötzmann – I Surrender Dear (2019)

Simon Scott – Emergency Exit (2019)

Giulio Aldinucci – No Eye Has an Equal (2019)

Katariin Raska & Christian Meaas Svendsen – Finding Ourselves in All Things (2019)

Open to the Sea – Another Year Is Over, Let’s Wait for Springtime (2019)

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Stefano Scodanibbio – Alisei

ECM, 2018
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

A Stefano Scodanibbio (1956-2012) non è bastato distinguersi come straordinario contrabbassista – forse il migliore fra coloro che parimenti all’esecuzione classica si sono prestati all’avanguardia jazz –: nel corso troppo breve della sua vita ha voluto lasciare un’eredità per tutti i futuri strumentisti d’analoga ispirazione, arricchendo il repertorio contemporaneo della musica solista e per ensemble di contrabbassi. È questo lo splendido omaggio che la ECM di Manfred Eicher dedica al compianto innovatore nostrano, a cinque anni dalle postume Reinventions per quartetto d’archi tratte dall’Arte della Fuga di Bach (eseguite dal Quartetto Prometeo).

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Bruno Duplant / Reinier van Houdt – Lettres et Replis

Elsewhere, 2019
contemporary classical, experimental

design by Yuko Zama

Occorre tenere sempre d’occhio i margini dell’avanguardia musicale, dove senza clamore continuano a realizzarsi alcune tra le sfide più ardue della produzione contemporanea con devozione pari o superiore ai “grandi classici”, siano essi autori o interpreti. Nell’ambito del pianismo odierno, figure come Reinier van Houdt e R. Andrew Lee si sono distinte per il loro strenuo impegno al fianco dei post-minimalisti e del collettivo Wandelweiser – i “composers of quiet”, nelle parole di Alex Ross.
Il prolifico autore francese Bruno Duplant non fa parte di quest’ultima cerchia, pur avendo collaborato con diverse figure a essa afferenti. Nel corso di un decennio è anzi divenuto un elemento ricorrente della più radicale ricerca improvvisativa, quella frangia sperimentale che intende la creazione musicale come dialogo costante con il silenzio (o l’illusione dello stesso).

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Eve Risser – Des pas sur la neige

Clean Feed, 2015
free improvisation, experimental


Uno dei passaggi cruciali che hanno portato all’avvento della musica contemporanea è stato sicuramente quello legato all’identità del pianoforte: l’accorgersi che in uno strumento così imponente e risonante non si può tener conto solamente dei tasti d’avorio, bensì è necessario avviare un esame a tutto campo che sfrutti ogni interstizio dell’enorme cassa nera, che è composta anche di legno e metallo.
Da John Cage in poi l’utilizzo di oggettistica tra le corde e il libero utilizzo delle mani sono divenuti quasi una prassi obbligata, ma forse ci voleva proprio l’immaginazione di una “non-pianista” come Eve Risser per trasformare questo strumento in una fonte inesauribile di suoni insoliti, accostati con coscienza e precisione tali da non credere che si tratti di un intervento solista.

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