Eve Risser – Des pas sur la neige

Clean Feed, 2015
free improvisation, experimental


Uno dei passaggi cruciali che hanno portato all’avvento della musica contemporanea è stato sicuramente quello legato all’identità del pianoforte: l’accorgersi che in uno strumento così imponente e risonante non si può tener conto solamente dei tasti d’avorio, bensì è necessario avviare un esame a tutto campo che sfrutti ogni interstizio dell’enorme cassa nera, che è composta anche di legno e metallo.
Da John Cage in poi l’utilizzo di oggettistica tra le corde e il libero utilizzo delle mani sono divenuti quasi una prassi obbligata, ma forse ci voleva proprio l’immaginazione di una “non-pianista” come Eve Risser per trasformare questo strumento in una fonte inesauribile di suoni insoliti, accostati con coscienza e precisione tali da non credere che si tratti di un intervento solista.

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Jürg Frey – Collection Gustave Roud

Another Timbre, 2017
contemporary classical, reductionism


Ed entrambi vedremo finalmente quello che ho visto: il momento di estasi indescrivibile dove il tempo si ferma, dove il sentiero, gli alberi, il fiume, tutto è colto dall’eternità […] Le voci dentro un silenzio più popolato del nostro cuore, una musica solenne che ruggisce nelle vene del mondo come sangue.

(Gustave Roud, Air de la solitude, 1945)

Il foglio, la tela, la pellicola, il pentagramma: si comincia sempre da uno spazio idealmente vuoto e potenziale, entro il quale trattenere l’immagine, il suono, il senso apparente della realtà. Gustave Roud (1897-1976) fu poeta del paesaggio, o paesaggista della poesia, trasferì nella parola il sentimento della regione del Jorat, contemplando con la penna alla pari degli occhi.
La quieta estetica musicale del compositore svizzero Jürg Frey aveva già sposato il silenzio delle nature morte di Giorgio Morandi (Grizzana And Other Pieces 2009-2014, sempre su Another Timbre) e celebra ora il legame con lo scrittore suo connazionale in una raccolta di brani a lui ispirati. Frey ne paragona l’uso della parola alla pratica del field recording, “non con un microfono rivolto ai suoni, ma con l’anima e il corpo, registrando il suo ambiente in senso più ampio”.

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Keith Rowe – The Room Extended

Erstwhile, 2016
eai

(ENGLISH TEXT BELOW)

Live and invent. I have tried. I must have tried. Invent. It is not the word. Neither is to live. No matter. I have tried. […] I say living without knowing what it is. I tried to live without knowing what I was trying. Perhaps I have lived afterall, without knowing.

(Samuel Beckett, “Malone Dies”)

“Invenzione” designa di solito qualcosa di compiuto, diverso e tendenzialmente migliore rispetto ai suoi predecessori. La storia, l’arte – e ancor meno la musica – non premiano chi procede per tentativi, a meno che non raggiunga un risultato concreto e tangibile.
Circa dieci anni fa Keith Rowe firmava il primo lavoro solista nel catalogo Erstwhile: The Room è la metafora perfetta di una ricerca sedentaria, che ammette i confini spaziali e demolisce quelli espressivi; uno spazio-tempo immobile dove è possibile lasciare soltanto segni sottili e impermanenti, o intercettare ciò che ne proviene al di fuori del proprio agire.

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The Set Ensemble – Stopcock

Consumer Waste, 2015
contemporary classical


Trovarsi davanti un foglio bianco, con o senza linee pentagrammate, e non avere coscienza di tutti gli altri fogli che sono esistiti prima di esso: è senz’altro un buon esercizio mentale per approcciare la composizione oggi, in un tempo dove (erroneamente) sentiamo sempre più vicina l’idea che tutto sia già stato detto e/o scritto. Inutile dire che quel foglio bianco è il silenzio impossibile di Cage, e su di esso si affastellano suggestioni caute, come suoni di prova per ridare agli strumenti la loro voce naturale, pressoché dimentica della notazione classica.

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Michael Pisaro / Reinier Van Houdt – the earth and the sky

Erstwhile, 2016
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

In maniera straordinariamente provvidenziale sono venuto a conoscenza di uno splendido neologismo coniato dalla professoressa Sianne Ngai, in un saggio pubblicato all’interno della raccolta “Ugly Feelings” (Harvard University Press, 2005). Si tratta di “stuplime” – servibile anche in lingua italiana – termine di derivazione kantiana (sublime) legato alla creazione e fruizione artistica postmoderna, e che potremmo definire come uno stato di perfetta compensazione tra noia ed estasi. Esso è stato poi approfondito ed esemplificato con grande pregnanza in “Boring Formless Nonsense” di Eldritch Priest, che riporta a sua volta una testimonianza di Chedomir Barone, relativa alla lunga ed estenuante performance “Piano Installation With Derangements”:

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