Autechre – PLUS

Warp, 2020
idm

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Anche nella critica musicale il tempo a volte ci dà ragione, altre volte ci spinge a tornare sui nostri passi e riconsiderare certe interpretazioni arbitrarie: di rado, però, questo accade nel giro di due settimane scarse, intervallo che separa la pubblicazione dell’atteso SIGN e l’uscita a sorpresa del suo “gemello” PLUS. Certo, un ritorno così succinto poteva lecitamente apparire strano, dopo i vari formati multipli che si sono avvicendati da elseq (2016) in poi, passando anche per gli imponenti ‘live batch’ resi disponibili in formato digitale: ed ecco difatti un altro album di pari durata, corollario a un corpus di materiali già di per sé denso e non ancora pienamente assorbito.

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Lee Patterson / Samo Kutin – The Universal Veil That Hangs Together Like a Skin

Inexhaustible Editions / Edition FriForma, 2020
drone, experimental

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Soltanto un approccio autenticamente sperimentale agli strumenti musicali e, più in generale, ai mezzi di produzione sonora può consentirci di superare o addirittura eludere la loro identità universalmente riconosciuta, la memoria esperienziale e sinestetica ad essi connessa. Ed è solo dopo aver instaurato un simile rapporto di ingenua e ingegnosa curiosità che il documento audio può tornare a essere autenticamente un dispositivo acusmatico, la sede di una completa e insondabile astrazione volta a sfilacciare quanto più possibile ogni legame con la mìmesis del reale.

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Reinhold Friedl – KRAFFT

Ensemble 2e2m & zeitkratzer

zeitkratzer / Bocian, 2020
contemporary classical, chamber noise

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Un atteggiamento di costante sfida può indurci a indietreggiare, a mantenere le distanze rispetto a situazioni perturbanti, oppure spingerci al confronto per scoprire chi l’avrà vinta sull’altro. Di certo non sarà un insaziabile avanguardista come Reinhold Friedl a venirci incontro con sortite musicali accomodanti o atte a consolidare le nostre certezze e predilezioni: sia come compositore originale che come “arrangiatore” di derive sonore estreme – dall’harsh noise di Metal Machine Music e dei Whitehouse alla caotica selva free jazz di Muhal Richard Abrams – il pianista sperimentale e direttore dell’ensemble zeitkratzer non intraprende alcun progetto che non rappresenti un passo in avanti nella definizione di una personale estetica del ‘klang’ assoluto, finanche a discapito di un ascolto “piacevole”.

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Federico Mompou – Música Callada / James Rushford – See the Welter

James Rushford, piano

Unseen Worlds, 2020
modern classical, minimalism

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Che si trattasse di più o meno sincera umiltà, di una provocazione proto-dadaista o di una strategia di marketing ante litteram, la ‘musica da arredamento’ di Erik Satie ha aperto la strada a un concettualismo semiserio in un’epoca ancora dominata dal mito del compositore romantico e dei suoi intensi struggimenti. Voler distogliere l’attenzione da una melodia seducente e cristallina è di per sé un controsenso, tale però da mettere in luce il nostro mutevole rapporto con la pratica dell’ascolto, a seconda dei luoghi o dei contesti sociali in cui essa si propone.

Così come la più stoica determinazione può condurre da uno stato attentivo all’inavvertita distrazione, un approccio “laterale” e ozioso può invece innescare un processo di osmosi totale tra la sorgente musicale e il suo fruitore: è il punto di vantaggio di una musica talmente intima da rendersi fatua, inafferrabile, intrinsecamente adescrittiva. Ed è in tali recondite profondità che prendevano forma i quattro ‘quaderni’ di “Música Callada”, magnum opus e testamento spirituale del catalano Federico Mompou (1893-1987), compositore e pianista dal tratto ancora oggi attualissimo.

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Tomoko Sauvage – Fischgeist

Bohemian Drips, 2020
electroacoustic, experimental

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La rivelazione delle risonanze acustiche ha segnato per sempre gli sviluppi della creazione musicale, dalle sublimi polifonie rinascimentali sino alle avanguardie del secondo Novecento, in particolare nell’ascolto profondo teorizzato da Pauline Oliveros e negli empirismi “oggettivanti” del maestro americano Alvin Lucier. D’altronde, a ben vedere, è una fascinazione atavica e sempre nuova a coglierci ogniqualvolta i suoni che produciamo si riverberano naturalmente: la percezione uditiva sembra moltiplicarsi attorno a noi, i segnali emessi si espandono oltre le nostre capacità fisiche e le nude pareti sembrano parlare la nostra stessa lingua.

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