Autechre – PLUS

Warp, 2020
idm

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Anche nella critica musicale il tempo a volte ci dà ragione, altre volte ci spinge a tornare sui nostri passi e riconsiderare certe interpretazioni arbitrarie: di rado, però, questo accade nel giro di due settimane scarse, intervallo che separa la pubblicazione dell’atteso SIGN e l’uscita a sorpresa del suo “gemello” PLUS. Certo, un ritorno così succinto poteva lecitamente apparire strano, dopo i vari formati multipli che si sono avvicendati da elseq (2016) in poi, passando anche per gli imponenti ‘live batch’ resi disponibili in formato digitale: ed ecco difatti un altro album di pari durata, corollario a un corpus di materiali già di per sé denso e non ancora pienamente assorbito.

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Autechre – SIGN

Warp, 2020
idm

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Nella sfera Autechre molto è affidato al caos, pressoché nulla al caso. E se ora, più che mai, Rob Brown e Sean Booth agiscono in un dominio puramente estetico anziché musicale, tracciando le fitte e inestricabili coordinate dell’elettronica futura, occorre soffermarsi anche sul mutamento degli artwork associati alle loro produzioni. È un aspetto tanto evidente quanto, a mio parere, cruciale per una sommaria decodifica delle ultime fasi di un percorso artistico che si è intenzionalmente reso sempre più criptico e autoriferito.

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Matmos – The Consuming Flame: Open Exercises in Group Form

Thrill Jockey, 2020
idm, experimental electronic

Recensione pubblicata anche su Ondarock.it
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Ho indugiato un po’, dato che scrivere una recensione breve sarebbe equivalso a una specie di insulto, mentre una lunga e doviziosa occuperebbe svariati metri di testo digitale: ma come si fa a tirare le somme di un triplo album dei Matmos – di per sé stessi, all’udito come a parole, una sfida sempre avvincente – che coinvolge novantanove ospiti di ogni genere e nazionalità? Mi ha in parte frenato, da principio, la mancanza di uno dei tipici concept portanti che caratterizzano l’intera produzione dell’eccentrico duo californiano, che limitando scientemente il proprio campo d’azione ha sempre offerto risultati di sorprendente elasticità a partire da elementi e modus operandi quantomai rigorosi. 
Decisamente infondato, quel timore iniziale, dato che a conti fatti l’esito è decisamente meno caotico e tentacolare di quanto potesse sembrare sulla carta, anzi. Se è vero, infatti, che M.C. Schmidt e Drew Daniel sono sempre stati scienziati di laboratorio curiosi e aperti al mondo, ciò non ne ha mai intaccato o compromesso l’intransigenza, finanche la mania del controllo sulla forma finale della loro visione. E per quanto ambizioso e debordante, The Consuming Flame non fa certo eccezione.

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