Roger Reynolds at 85, Vol. 1 – String Quartets: FLiGHT; not forgotten

JACK Quartet

Mode Records, 2020
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Possiamo ancora contare su Brian Brandt e la sua Mode Records per ricorrenze come questa: il compositore americano Roger Reynolds (*1934) compie 85 anni e perciò gli saranno dedicati due album monografici, il primo dei quali riprende le fila della sua produzione per quartetto d’archi – organico che ha rappresentato il “barometro” del passaggio dal classico al moderno e infine al contemporaneo.
Ma benché si tratti ancora oggi di un autore relativamente poco documentato a livello discografico, anni addietro non era mancato un doppio volume a suo nome nella comprensiva e imprescindibile serie a marchio Naïve/Montaigne dedicata al vasto repertorio del quartetto Arditti, committente e/o dedicatario di diversi brani inclusi nella raccolta. In questa nuova pubblicazione celebrativa, invece, viene ceduto il passo all’ugualmente prestigioso JACK Quartet per l’interpretazione di due opere più recenti, registrate sotto la supervisione dello stesso Reynolds.

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Alvin Curran – Inner Cities

Gabriella Smart
Room40, 2020
contemporary classical, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

La storia del tour de force pianistico, almeno a livello ufficiale, ebbe probabilmente inizio con i virtuosismi estremi di Franz Liszt, ovvero la trascendenza per mezzo del talento e dell’estro esecutivo, esibiti nell’assoluta padronanza di temi e variazioni esposti in rapida sequenza, riversati sullo spartito e sullo strumento come un fiume in piena. Venne poi la somma provocazione: con la boutade proto-dadaista delle “Vexations” di Erik Satie ci si spostava dalla difficoltà tecnica alla pura resistenza fisica, condannando il musicista e il suo (presunto) ascoltatore all’assurdità di una melodia ripetuta ossessivamente per un lasso di tempo inconcepibile.
I due estremi arriveranno a sfiorarsi nell’America del minimalismo: il ‘Well-Tuned Piano’ di La Monte Young e il magnum opus ritrovato di Dennis Johnson, “November”, pongono le basi per la nascita di quello che potremmo definire, in mancanza di termini migliori, un virtuosismo “verticale”; soppesare ogni singola nota e il suo spazio negativo come elementi paritari, nella suggestione immaginifica come nella totale astrazione di un’imperscrutabile interiorità.

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