Julius Eastman – Three Extended Pieces for Four Pianos

Sub Rosa, 2021
post-minimalism

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La sempre virtuosa etichetta belga Sub Rosa ha scelto la strada dell’oggettività e, di conseguenza, del politicamente corretto nel presentare come ‘tre brani estesi per quattro pianoforti’ quella che sin dal principio, tra il 1979 e il 1980, fu concepita da Julius Eastman nella forma di una trilogia afferente alla sua ‘Nigger Series’: e benché egli non sia stato di certo il primo ad adottare provocatoriamente questa terminologia, essa assume una rilevanza e un’amarezza tutte particolari nel contesto della sua irriducibile militanza in qualità di afroamericano, omosessuale e, di lì a poco, reietto della società.
Malgrado il suo sfavillante talento di compositore e performer, Eastman ha lasciato questo mondo nel più miserevole silenzio ed è stato pressoché dimenticato per lunghi anni fin quando, sul finire del secolo scorso, la compositrice e conoscente Mary Jane Leach non ha avviato una ricerca estensiva per salvare la documentazione e le partiture disperse di questa voce così singolare dell’avanguardia americana.

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Sarah Hennies – Spectral Malsconcities

New World, 2020
contemporary classical, post-minimalism

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A meno di un mese dal rilascio dalla prima registrazione di “The Reinvention of Romance”, è l’etichetta newyorkese New World Records a rimarcare il sempre più eminente profilo artistico della compositrice americana Sarah Hennies: altri due recenti brani estesi, commissionati dai loro stessi interpreti, mettono in luce i tratti salienti di una poetica distintiva, fondata su sempre nuove declinazioni di una disagevole asimmetria, foriera di istanze performative inconsuete dalle quali i musicisti vengono assorbiti totalmente, sino a sviluppare una coscienza condivisa che sembra esistere unicamente entro i limiti e le stringenti logiche della partitura.

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Sarah Hennies – The Reinvention of Romance

Two-Way Street

Astral Spirits, 2020
contemporary classical, post-minimalism

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Che sensazioni provoca, a pelle, questa accattivante immagine di copertina? Probabilmente un lieve fastidio superficiale, un dubbio di carattere fisico, oppure soltanto un complice e sardonico sorrisetto. Ciò che la curiosa fotografia scattata da Sarah Hennies (*1979) ci mostra è un disastro potenziale: un equilibrio precario fondato su un contrasto insanabile, benché la vicinanza e lo spessore dei chiodi siano sufficienti a scongiurare l’esplosione del palloncino rosa. Niente male, come metafora della relazione amorosa – quella, s’intende, che faticosamente supera la prova del tempo, tra incidenti di percorso e un occasionale, rinnovato stupore.

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Arnold Dreyblatt – Star Trap

Black Truffle, 2020
post-minimalism

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Nel fervore avanguardistico della scena newyorkese tra gli anni 60 e 70, Arnold Dreyblatt ha fatto sue le intuizioni e gli insegnamenti dei pionieri che si dimostrarono più sensibili allo studio delle nascoste fenomenologie sonore e all’ampliamento dello spettro armonico contemplato dalla composizione occidentale. L’influenza delle figure incontrate alla Wesleyan University ha aperto Dreyblatt a quel deep listening teorizzato e professato da maestri quali Pauline Oliveros e Alvin Lucier, nondimeno contaminato con l’ingegno strumentale di Harry Partch e La Monte Young, che scardinarono l’intonazione naturale per riscoprire gli intervalli che solo il Medio ed Estremo Oriente sembrano aver contemplato nelle rispettive tradizioni musicali.

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