Sarah Hennies – The Reinvention of Romance

Two-Way Street

Astral Spirits, 2020
contemporary classical, post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che sensazioni provoca, a pelle, questa accattivante immagine di copertina? Probabilmente un lieve fastidio superficiale, un dubbio di carattere fisico, oppure soltanto un complice e sardonico sorrisetto. Ciò che la curiosa fotografia scattata da Sarah Hennies (*1979) ci mostra è un disastro potenziale: un equilibrio precario fondato su un contrasto insanabile, benché la vicinanza e lo spessore dei chiodi siano sufficienti a scongiurare l’esplosione del palloncino rosa. Niente male, come metafora della relazione amorosa – quella, s’intende, che faticosamente supera la prova del tempo, tra incidenti di percorso e un occasionale, rinnovato stupore.


Già ospitata da label indipendenti come Blume (sotto Die Schachtel) e Black Truffle, la compositrice americana torna oggi sotto l’egida di Astral Spirits per presentare una delle sue opere più lunghe e ambiziose, autentica sfida di resistenza e dedizione esecutiva per i suoi committenti, ovvero il duo Two-Way Street – Ashlee Booth, violoncello, e Adam Lion, glockenspiel. Dimensione prediletta da Hennies, la musica da camera è difatti quella che meglio si presta alle sue indagini acustiche e lateralmente espressive, collocate al crocevia fra l’estremo riduzionismo formale delle avanguardie successive alla cosiddetta ‘scuola newyorkese’ e la pura fenomenologia del suono a tutt’oggi perseguita dal decano Alvin Lucier

Per diretta assonanza timbrica e temporale, “The Reinvention of Romance” (2018) ricorda da vicino i tardi trio per flauto, percussioni e pianoforte di Morton Feldman (i monumentali “Crippled Symmetry” e “For Philip Guston”): mentre però l’essere-tempo della sua musica si manifestava in un flusso continuo e da sé sospinto, le cui pause alternate derivavano dalle spaziature flessibili tra le note, la suite di Hennies si presenta come la sommatoria di minuscoli gesti, figure e motivi che risultano in gran parte sorretti da un concetto di armonia del tutto arbitrario e provvisorio, apparentemente soggetto alle continue oscillazioni umorali dei suoi stessi elementi. Sussurri e grida interiori, andature decise e mosse circospette, lamenti di solitudine e tremule invocazioni coesistono e si avvicendano senza mai risolversi appieno, come votati o rassegnati a una perpetua instabilità e incomprensione reciproca.

Two-Way Street

Non un idilliaco pas de deux, insomma, quanto piuttosto un eterno compromesso tra i fragili solipsismi del violoncello e il duplice risvolto delle percussioni, capaci di un cullante rintocco di memoria infantile quanto dei più lancinanti stridori e ipertoni, ottenuti con l’archetto o con il legno dei mazzuoli sfregato sulle superfici metalliche. Ma è proprio nei contrasti più estremi che emerge il senso profondo di questa (consapevolmente) ardua prova d’esecuzione e d’ascolto: in essa si riflette l’estenuante odissea del quotidiano, l’assurda eppure irrinunciabile insistenza dell’incontro ravvicinato tra innamorati, al contempo il più elementare e complesso nucleo relazionale sul quale si fonda l’esistenza umana.
Benché di non immediata ricezione e difficilmente appetibile a un pubblico vasto, “The Reinvention of Romance” si attesta senza dubbio tra le più inusitate e coraggiose dichiarazioni artistiche incontrate quest’anno.


What sensations does this captivating cover image arouse? Possibly a slight superficial discomfort, a doubt of a physical nature, or maybe just a complicit, sardonic little smile. What the curious photograph by Sarah Hennies (*1979) shows us is a potential disaster: a precarious balance based on an irremediable contrast, although the proximity and thickness of the nails are sufficient to prevent the explosion of the pink balloon. Not bad, as a metaphor for the amorous relationship – the one, of course, which painstakingly stands the test of time, through accidents along the way and an occasional, renewed wonder.

Already hosted by independent labels such as Blume (under Die Schachtel) and Black Truffle, the American composer returns today under the aegis of Astral Spirits to present one of her longest and most ambitious works, authentic challenge of endurance and executive dedication for its interpreters, namely the Two-Way Street duo – Ashlee Booth, cello, and Adam Lion, glockenspiel. A dimension favored by Hennies, chamber music is in fact the one that best lends itself to her acoustic and laterally-expressive investigations, lying at the crossroads between the extreme formal reductionism of the avant-gardes following the so-called ‘New York school’ and the pure phenomenology of sound pursued to this day by the doyen Alvin Lucier.

By direct timbral and temporal assonance, “The Reinvention of Romance” (2018) closely resembles Morton Feldman’s late trios for flute, percussion, and piano (the monumental “Crippled Symmetry” and “For Philip Guston”): but while the being-time of his music manifested itself in a continuous and self-propelled flow, its alternating pauses deriving from the flexible spacing between the notes, Hennies’ suite presents itself as the sum of tiny gestures, figures and motifs that mostly seem to be sustained by a completely arbitrary and provisional concept of harmony, apparently subject to the continuous mood swings of its own elements. Inner cries and whispers, decisive gaits and circumspect moves, laments of loneliness and tremulous invocations coexist and alternate without ever fully resolving, as if devoted or resigned to a perpetual instability and mutual incomprehension.

Sarah Hennies

Not an idyllic pas de deux, then, but rather an eternal compromise between the fragile solipsisms of the cello and the twofold nature of percussion, the latter capable of lulling chimes remindful of childhood as much as of the most piercing screeching and overtones, produced with the bow or the mallet wood rubbed on the metal surfaces. But it is precisely in the most extreme contrasts that the profound meaning of this (knowingly) arduous test of execution and listening emerges: in it is reflected the grueling odyssey of everyday life, the absurd yet irrenounceable insistence of the close encounter between lovers, at once the most elementary and complex relational nucleus on which human existence is based.
Although not immediately receivable and hardly palatable to a wider audience, “The Reinvention of Romance” undoubtedly stands among the most unusual and bold artistic statements encountered this year.

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