Sarah Davachi – Antiphonals

Late Music, 2021
ambient/drone, modern classical

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La distrazione e, più in generale, le condizioni d’ascolto errate possono arrivare a celare completamente il quieto splendore della musica di Sarah Davachi: una musica inequivocabilmente vespertina, crepuscolare, cui soltanto l’ora tarda e il silenzio sembrano in grado di conferire un sottile manto di sacralità; un dominio espressivo che rifugge la dissonanza e accoglie, invece, il tono complementare, l’armonia aurea e sublime che già fu del tintinnabuli di Arvo Pärt e che nell’opera di Davachi appare sempre nella sua forma più sobria e impalpabile.

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Lawrence English – A Mirror Holds the Sky

Room40, 2021
field recordings

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Che si tratti di una documentazione sonora tendente a un’utopica “oggettivazione” della realtà, oppure di un’indagine profonda dei suoi dettagli meno percepibili, l’atto e l’arte del field recording ci invitano a riconsiderare il nostro ruolo di ascoltatori, sfidandoci a sospendere la nostra istintuale decodifica delle sorgenti acustiche per cogliere, piuttosto, il manifestarsi della materia sonora così com’è, avulsa da qualunque meccanismo interpretativo. Sulle orme dei maîtres-à-penser Pierre Schaeffer e R. Murray Schafer – uniti dal destino nell’assonanza dei loro cognomi – possiamo educarci ad accostare la realtà sonora come una drammaturgia in sé compiuta, forte della sua intrinseca varietà di registri, sfumature e intrecci di livelli uditivi che altrimenti, nell’esperienza non mediata della vita quotidiana, il nostro cervello continuamente organizza e bilancia in autonomia.

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Éliane Radigue – Occam Ocean 3

Shiiin, 2021
drone, microtonal

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Trovo rassicurante che il destino della musica strumentale di Éliane Radigue risieda nelle mani dei suoi dedicatari e, più in generale, di una grande famiglia internazionale di interpreti illuminati, sensibili e devoti alla sua pluridecennale visione artistica. Il repertorio in continua espansione afferente alla serie ‘Occam’ non si accumula, infatti, in una risma di carta pentagrammata, bensì vive unicamente nella diretta esperienza di chi lo crea e lo alimenta a stretto contatto con la decana francese, che alle soglie dei novant’anni continua ad accogliere sperimentatori da tutto il mondo (denominati affettuosamente chevaliers d’Occam) nella sua dimora parigina: è qui che nascono le sue – anzi le loro – partiture “interiori”, compiute e tramandate oralmente in ogni singolo aspetto, dalle tecniche estese nelle quali sono forgiate all’essenziale, trasfigurante delineamento della loro progressione sonora.

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SKRIM – The Crooked Path

Hubro, 2021
free impro, noise

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La storia della scena sperimentale norvegese è una congerie di amicizie e incontri folgoranti, una Babele di destini incrociati nel segno dell’assoluta libertà espressiva. A ridosso del nuovo millennio, visto come un’ipotetica tabula rasa, i più fulgidi talenti del sottobosco scandinavo sembrano avere inaugurato un cantiere dal quale potessero uscire soltanto creazioni senza precedenti, fusioni a caldo di stilemi ormai logori e riportati così a un nuovo, chimerico splendore. Dovendo scegliere dei padri putativi, verrebbe forse naturale indicare i leggendari Supersilent, che in seno alla Rune Grammofon diedero avvio a un’epopea nazionale ancora oggi in fase di febbrile scrittura.

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Anthony Braxton – 12 Comp (ZIM) 2017

Firehouse 12, 2021
avantgarde, chamber free jazz

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Navigare al seguito di un genio eccentrico come Anthony Braxton non è cosa da tutti, poiché le libertà che offre all’esecutore non sono mai assolute e rispondono sempre a una visione parimenti risoluta e priva di compromessi. Significa abbracciare le molteplici declinazioni di un linguaggio inestricabile e irrisolvibile, iterazione evolutiva di un sistema musicale eminentemente postmoderno che non potrà mai essere ascritto a un solo genere o una sola stagione d’avanguardia, poiché passibile di infinite riletture strumentali e combinazioni tra partiture afferenti a un catalogo già di per sé sconfinato.

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