
♢ Kim Myhr – Vesper (Hubro, 2020)
♢ Sylvain Chauveau – Life Without Machines (FLAU, 2020)
♢ Oscillatorial Binnage – Agitations: Post-Electronic Sounds (Sub Rosa, 2020)
♢ SEC_ & Tricatiempo – La Tana (Subincision, 2020)

♢ Kim Myhr – Vesper (Hubro, 2020)
♢ Sylvain Chauveau – Life Without Machines (FLAU, 2020)
♢ Oscillatorial Binnage – Agitations: Post-Electronic Sounds (Sub Rosa, 2020)
♢ SEC_ & Tricatiempo – La Tana (Subincision, 2020)
Cantaloupe, 2020
contemporary classical, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)
Difficile immaginare un’eredità di Meredith Monk che prescinda dalla partecipazione dell’autrice stessa: lo dimostra il fatto che esistano relativamente poche registrazioni ed esecuzioni dal vivo di sue musiche nelle quali non sia coinvolta in prima persona; e nonostante la nutrita cerchia di storici comprimari e l’impegno continuativo – attraverso workshop pubblici e privati – nella trasmissione del suo singolare approccio performativo, nessun discepolo potrebbe davvero colmare il vuoto della sua radiosa presenza scenica.
Leggi tutto / read moreElsewhere, 2020
contemporary classical, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)
“Prima di suonare due note, impara a suonare una nota… E non suonare una nota a meno che tu abbia una ragione per suonarla.” Se questa inestimabile massima offerta da Mark Hollis valesse per ogni musicista, a maggior ragione ciò dovrebbe essere vero per chi pratica la riduzione come unica estetica possibile, in direzione contraria all’ipertrofia esperienziale del mondo.
Nell’ambito del minimalismo più radicale ogni cellula sonora ha un peso specifico superiore alla media: ecco perché le brevi partiture di Anastassis Philippakopoulos emanano un’aura così semplice e potente, laddove la risonanza naturale – lo spazio bianco del pentagramma – ha un valore paritario rispetto alle note, delle quali raccoglie e assomma le ombre e le dissolve nell’aria.

♢ The Alvaret Ensemble – ea (2020)
♢ Last Dream of the Morning – Crucial Anatomy (2020)
♢ Robert Haigh – Black Sarabande (2020)
♢ Trio Ramberget – Kulturtemplet (2020)
Elsewhere, 2019
contemporary classical, minimalism

Nel pieno del Secolo breve, mentre le avanguardie colte europee battevano gli impervi sentieri del serialismo, la scuola newyorkese andava ricercando con crescente libertà una dimensione trascendente del suono, del tempo e dello spazio che esso abita. Poteva trattarsi di un luogo fisico “trasfigurato”, come la Dream House di La Monte Young e Marian Zazeela, oppure, come nelle lunghe composizioni di Morton Feldman, di un non-luogo totalmente immaginario, un orizzonte mentale che si realizza soltanto attraverso una fragile e inconsueta tessitura di note e silenzi.
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