Claudio Ambrosini – Chamber Music

Sonia Visentin, Ex Novo Ensemble

Kairos, 2020
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

“Sento la musica come energia. […] E ‘energia’, naturalmente, non è solo la forza; c’è energia nelle cose più dolci, nelle carezze, nei silenzi.”

Parole che pronunciate da un autore qualsiasi potrebbero suonare affettate o patetiche, nel caso del maestro italiano Claudio Ambrosini (*1948) rappresentano la sintesi più pertinente ed efficace immaginabile per la sua arte. Leone d’Oro alla Biennale Musica nel 2007 e fondatore dell’Ex Novo Ensemble – nome che racchiude in sé il colpo di spugna operato dalla sua scrittura musicale – è egli stesso a definirsi un fauve, richiamandosi non soltanto alla vividezza cromatica e alle innovative soluzioni formali della corrente pittorica francese, ma più in generale a un eccentrico universo espressivo che sembra capovolgere la superficie del visibile al fine di rivelare, giust’appunto, il sòstrato di energie che pervade e alimenta l’esistenza stessa.

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Phill Niblock, Franck Vigroux & Kasper T. Toeplitz – BestiaIRE

Matière Mémoire, 2021
drone, noise

(ENGLISH TEXT BELOW)

I meno avvezzi al genere tendono a considerare la pura drone music come un paradigma immutabile, paragonabile allo sviluppo potenzialmente infinito di una linea orizzontale: forme sonore mutevoli per densità e per ampiezza di spettro ma, almeno in apparenza, perlopiù statiche e ridondanti. Occorre infatti un sforzo ulteriore per accedere alle proprietà meno evidenti di questa estetica, alla “verticalità” entro cui si cela una gamma inesauribile di inflessioni microtonali e subarmoniche, obliate cellule primarie dell’intera fenomenologia acustica.
Ed è proprio questo aspetto rivelatorio ad animare la riscoperta di decani della sperimentazione come Alvin Lucier, Éliane Radigue e Phill Niblock da parte di giovani strumentisti contemporanei: essi negli ultimi anni si sono visti sempre più spesso coinvolti nell’esecuzione di opere che divengono, in un certo senso, il tramite per un passaggio di consegne vòlto a perpetuare tali pratiche e sensibilità verso la materia sonora in tutta la sua sfuggente complessità.

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Christian Kobi – Hidden Place of Return

Cubus, 2021
free improvisation

(ENGLISH TEXT BELOW)

Per tutti quanti il 2021 vuole – e dovrà – essere l’anno del ricongiungimento, il tempo della riconquista di ciò che chiamavamo normalità, pur sapendo che non lo era affatto. È stata la solitudine vera e duramente vissuta a porre ogni cosa in una nuova prospettiva, indubbiamente distorta e viziata, instillandoci il desiderio di tornare indietro e di riacclimatarci con un’instabilità perversamente confortevole. L’artista sperimentale, invece, sembra quasi trovarsi più a suo agio con l’ignoto che gli si para di fronte, e persino l’attimo presente gli sta troppo stretto, così che l’immobilità forzata equivale alla soppressione di qualunque prospettiva, l’attesa l’unica e inadeguata forma di esorcismo a disposizione.

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Mika Vainio – Last Live

Editions Mego, 2021
noise, glitch

(ENGLISH TEXT BELOW)

A me in fondo non dispiace l’idea che questo sia davvero il lascito finale di Mika Vainio. Non perché il guru dell’elettronica finlandese non avesse ormai più nulla da dire – tutt’altro, a giudicare anche dai progetti pubblicati postumi –, né per il fatto che questo live rappresenti una qualche summa del suo incompiuto percorso di sperimentazione. È soltanto una conclusione putativa e non un testamento volontario, ma malgrado ciò ci resta quantomeno l’opportunità di apprezzare un’uscita di scena aspra e incompromissoria, un affondo risoluto nel più radicale minimal/massimalismo analogico.

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Bill Fontana – Landscape Sculpture With Fog Horns

Other Minds, 2020
sound art, field recordings

(ENGLISH TEXT BELOW)

Benché le porte dell’ascolto “esteso” fossero già state da tempo spalancate, grazie all’atto di forza teorico e pratico inaugurato da John Cage, sino agli anni settanta il soggetto e il fulcro della creazione sonora è rimasto l’uomo, in veste di artefice o di tramite in rapporto a idee scaturite dall’ingegno e dalla visione artistica. Pur con la massima libertà metodologica, insomma, si permaneva ancora nel dominio della ‘musica’ [μουσική] in quanto distillato di un’ispirazione che, per assurgere allo status di opera d’arte, doveva necessariamente compiersi per mezzo di una volontà fattiva ed esplicita.
Sarà il canadese R. Murray Schafer, nel 1977, a introdurre ufficialmente nel discorso contemporaneo l’orizzonte teorico del soundscape e, più in generale, dell’ecologia acustica: e se da un lato l’attenzione dei suoi saggi è rivolta all’impatto dell’azione umana sull’equilibrio degli ambienti naturali, dall’altro emerge l’ipotesi di una pratica d’ascolto attivo tale da imporsi come forma di composizione in piena regola. Nasceva una progettualità tesa a captare, decodificare e reinterpretare la realtà per mezzo del solo udito.

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