Phill Niblock, Franck Vigroux & Kasper T. Toeplitz – BestiaIRE

Matière Mémoire, 2021
drone, noise

(ENGLISH TEXT BELOW)

I meno avvezzi al genere tendono a considerare la pura drone music come un paradigma immutabile, paragonabile allo sviluppo potenzialmente infinito di una linea orizzontale: forme sonore mutevoli per densità e per ampiezza di spettro ma, almeno in apparenza, perlopiù statiche e ridondanti. Occorre infatti un sforzo ulteriore per accedere alle proprietà meno evidenti di questa estetica, alla “verticalità” entro cui si cela una gamma inesauribile di inflessioni microtonali e subarmoniche, obliate cellule primarie dell’intera fenomenologia acustica.
Ed è proprio questo aspetto rivelatorio ad animare la riscoperta di decani della sperimentazione come Alvin Lucier, Éliane Radigue e Phill Niblock da parte di giovani strumentisti contemporanei: essi negli ultimi anni si sono visti sempre più spesso coinvolti nell’esecuzione di opere che divengono, in un certo senso, il tramite per un passaggio di consegne vòlto a perpetuare tali pratiche e sensibilità verso la materia sonora in tutta la sua sfuggente complessità.


Storicamente rappresentato con maggior costanza da Touch Records, dal 2019 Niblock è stato protagonista di tre progetti sotto l’egida dell’etichetta belga Matière Mémoire: dopo l’album di debutto Music For Organ (2019) il maestro americano ha firmato il dodicesimo LP dell’ambiziosa serie ‘MMXX’, venti pubblicazioni in edizione limitata, da venti minuti esatti ciascuna, edite nell’arco del 2020 – con qualche inevitabile ritardo di produzione. Pubblicato ufficialmente nel gennaio seguente, BestiaIRE vede un’opera commissionata a Niblock, “Noizzze”, nuovamente affidata ad altri musicisti, in questo caso alcuni membri dell’ensemble francese IRE.
La presente incisione documenta due performance da parte di Hélène Breschand, Kasper T. Toeplitz e Franck Vigroux, registrate nel novembre 2020 ad Arcueil: è qui, infatti, che ha sede il Festival Bruits Blancs, la cui decima edizione si è tenuta necessariamente via streaming, a causa delle restrizioni dovute alla ben nota pandemia; nel programma della serata, oltre al brano di Niblock, era incluso il trio “Black Vulture” della compositrice australiana Cat Hope, in visita europea un anno prima.

Una strumentazione interamente amplificata dà corpo a queste vivide visioni interiori, progenie di una poetica a-descrittiva rivolta all’essenza più profonda del suono. Arpa, chitarra e basso elettrici si addentrano nelle pieghe del vibrante “Noizzze”, ispessito dalle tracce pre-registrate dello stesso Niblock: un’indagine che trova evidenti punti di contatto con lo spettralismo di Horațiu Rădulescu e le sue sound icons, pianoforti rovesciati e “agiti” dall’interno per mezzo di crini senza resina; così, laddove Vigroux e Toeplitz distendono bordoni paralleli per mezzo degli e-bow, Breschand percorre manualmente il registro basso dell’arpa facendo scorrere alcuni fili attorno alla ruvida superficie delle corde. Quel che ne risulta è un possente e pervasivo frusciare dal carattere quasi tattile, una chimera di oscillante tonalità ed espressionismo astratto che si espande e contrae come le membra di un colossale organismo respirante, un’ombra sovrumana che si dirama e avviluppa lo spazio acustico in maniera rizomatica.

È invece il binomio Toeplitz/Vigroux a concepire e forgiare l’angosciosa atmosfera da incubo di “Bestia”, ove basso ed elettronica alimentano un gorgo informe e divorante percorso da pulsazioni ebm, sirene d’allarme e gelide folate sintetiche. Un soundscape nerissimo e tormentato che appare sempre sul punto di collassare su se stesso, disgregandosi in coltri di nebbia granulare che ne accentuano la rovinosa instabilità. Se il brano di Niblock si collocava fuori dal tempo ma entro un seppur ipotetico regno vivente, quello del duo francese ne rappresenta l’esatto rovescio: è la violenta e virulenta avanzata di un presente che giunge a scollarsi dal dominio del reale, tramutandosi nel suo simulacro negativo e accentrando a sé le squassanti energie dell’antimateria.


Those less accustomed to the genre tend to consider pure drone music as an immutable paradigm, comparable to the potentially infinite development of a horizontal line: sonic shapes that modify in density and spectrum width but are, or at least appear to be, mostly static and redundant. In fact, a further effort is needed to access the less evident properties of this aesthetics, the “verticality” within which is an inexhaustible range of microtonal and subharmonic inflections, the forgotten primary cells of the entire acoustic phenomenology.
And it is precisely this revelatory aspect that animates the rediscovery of deans of experimentation such as Alvin Lucier, Éliane Radigue and Phill Niblock on the part of young contemporary instrumentalists: in recent years these latter have been more and more often involved in the execution of works that become, in a certain sense, the medium for a handover aimed at perpetuating these practices and sensibilities towards sound matter in all its elusive complexity.

Historically represented with greater consistency by Touch Records, since 2019 Niblock has been at the center of three projects under the aegis of Belgian label Matière Mémoire: after the debut album Music For Organ (2019) the American master has signed the twelfth LP of the ambitious ‘MMXX’ series, consisting of twenty limited editions, of exactly twenty minutes each, published over the course of 2020 – with some inevitable production delays. Officially published the following January, BestiaIRE includes a work commissioned to Niblock, “Noizzze”, once again entrusted to other musicians, in this case a few members of the French ensemble IRE.
This recording documents two performances by Hélène Breschand, Kasper T. Toeplitz and Franck Vigroux, recorded in November 2020 in Arcueil: it’s in this city, in fact, which takes place the Bruits Blancs Festival, whose tenth edition was necessarily held via streaming due to the restrictions required to contrast the well-known pandemic; in addition to Niblock’s, the evening’s program included the trio “Black Vulture” by Australian composer Cat Hope, who had visited Europe a year earlier.

Phill Niblock

A fully amplified instrumentation gives body to these vivid inner visions, the offspring of an anti-descriptive poetics turned to the deepest essence of sound. Electric harp, guitar and bass delve through the folds of the vibrant “Noizzze”, thickened by Niblock’s own pre-recorded tracks: an investigation establishing evident points of contact with the spectralism of Horațiu Rădulescu and his ‘sound icons’, pianos turned on their sides and “acted” upon from the inside by means of unrosined horsehair; thus, where Vigroux and Toeplitz stretch parallel drones by means of e-bows, Breschand manually makes her way through the low register of the harp by sliding some threads around the rough surface of the strings. The result is a powerful and pervasive rustling with an almost tactile character, a chimera of oscillating tonality and abstract expressionism that expands and contracts like the limbs of a colossal breathing organism, a superhuman shadow that branches and envelops the acoustic space in a rhizomatic manner.

Instead, it’s the Toeplitz/Vigroux pair that conceives and forges the anguishing, nightmarish atmosphere of “Bestia”, on which bass and electronics feed a shapeless and devouring eddy traversed by EBM pulsations, alarm sirens and icy gusts of synthetic wind. A pitch-black and tormented soundscape that seems to be constantly on the verge of collapsing upon itself, disintegrating into curtains of granular fog which accentuate its ruinous instability. If Niblock’s piece stood outside of time but within a living – albeit hypothetical, realm – that of the French duo represents its exact reverse: it’s the violent and virulent advance of a present that comes to detach itself from reality’s domain, transforming into its negative simulacrum and concentrating in itself the tempestuous energies of antimatter.

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