Anthony Braxton – 12 Comp (ZIM) 2017

Firehouse 12, 2021
avantgarde, chamber free jazz

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Navigare al seguito di un genio eccentrico come Anthony Braxton non è cosa da tutti, poiché le libertà che offre all’esecutore non sono mai assolute e rispondono sempre a una visione parimenti risoluta e priva di compromessi. Significa abbracciare le molteplici declinazioni di un linguaggio inestricabile e irrisolvibile, iterazione evolutiva di un sistema musicale eminentemente postmoderno che non potrà mai essere ascritto a un solo genere o una sola stagione d’avanguardia, poiché passibile di infinite riletture strumentali e combinazioni tra partiture afferenti a un catalogo già di per sé sconfinato.

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Lucy Railton & Kit Downes – Subaerial

SN Variations, 2021
free impro, modern classical

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Ogni nuovo progetto collaborativo – specie in ambito sperimentale – è contraddistinto dal graduale avvicinamento a un certo qual stato di grazia, a un crocevia in cui l’ascolto reciproco e il gesto musicale entrano alfine in una simbiosi spontanea, non più guidata da armonie e progressioni studiate, in fragile equilibrio sull’attimo presente. Una padronanza che si conquista soltanto nel tempo e con incrollabile abnegazione, come da lunghi anni la perseguono i britannici Lucy Railton e Kit Downes, a fianco nelle più diverse occasioni sia in studio che dal vivo, incluse due incursioni nel prestigioso catalogo ECM (Thomas Strønen, Time Is a Blind Guide, 2015; Kit Downes, Dreamlife of Debris, 2019) e il secondo capitolo della serie ‘Portraits GRM’ (opere elettroniche a firma di Lucy Railton e Max Eilbacher).

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Real Loud [s/t]

New Focus, 2021
contemporary classical, chamber metal

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È per lunghe e tortuose vie traverse che le correnti metal degli ultimi vent’anni sono confluite in varie forme nell’ambito della musica “colta”: una vicenda eminentemente americana che ha visto certi pionieri anti-accademici, come Glenn Branca e John Zorn, trasfondere l’estasi elettrica dell’avanguardia rock e dell’hardcore punk nelle vene degli ensemble di matrice classica; una contaminazione tutt’altro che a senso unico, come hanno dimostrato anche le più radicali propaggini math rock e tech-metal, detentrici di vertiginose invenzioni quali nemmeno i maestri del serialismo avrebbero potuto osare.

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Opening Performance Orchestra plays Phill Niblock – Four Walls Full of Sound

Sub Rosa, 2021
drone

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Nessuna stanza è mai del tutto silenziosa: anche nella completa assenza di altre persone, il nostro orecchio sarà sempre in grado di conferirvi una minima identità sonora, un intangibile carattere d’esistenza che difficilmente sfugge all’affinamento della nostra percezione uditiva. Perciò stesso, sul fronte acustico, un determinato contesto spaziale potrà soltanto essere riempito in varia misura con altri suoni, immagazzinandoli secondo i suoi specifici caratteri materiali e strutturali.

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Julius Eastman – Three Extended Pieces for Four Pianos

Sub Rosa, 2021
post-minimalism

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La sempre virtuosa etichetta belga Sub Rosa ha scelto la strada dell’oggettività e, di conseguenza, del politicamente corretto nel presentare come ‘tre brani estesi per quattro pianoforti’ quella che sin dal principio, tra il 1979 e il 1980, fu concepita da Julius Eastman nella forma di una trilogia afferente alla sua ‘Nigger Series’: e benché egli non sia stato di certo il primo ad adottare provocatoriamente questa terminologia, essa assume una rilevanza e un’amarezza tutte particolari nel contesto della sua irriducibile militanza in qualità di afroamericano, omosessuale e, di lì a poco, reietto della società.
Malgrado il suo sfavillante talento di compositore e performer, Eastman ha lasciato questo mondo nel più miserevole silenzio ed è stato pressoché dimenticato per lunghi anni fin quando, sul finire del secolo scorso, la compositrice e conoscente Mary Jane Leach non ha avviato una ricerca estensiva per salvare la documentazione e le partiture disperse di questa voce così singolare dell’avanguardia americana.

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