Lucy Railton & Kit Downes – Subaerial

SN Variations, 2021
free impro, modern classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Ogni nuovo progetto collaborativo – specie in ambito sperimentale – è contraddistinto dal graduale avvicinamento a un certo qual stato di grazia, a un crocevia in cui l’ascolto reciproco e il gesto musicale entrano alfine in una simbiosi spontanea, non più guidata da armonie e progressioni studiate, in fragile equilibrio sull’attimo presente. Una padronanza che si conquista soltanto nel tempo e con incrollabile abnegazione, come da lunghi anni la perseguono i britannici Lucy Railton e Kit Downes, a fianco nelle più diverse occasioni sia in studio che dal vivo, incluse due incursioni nel prestigioso catalogo ECM (Thomas Strønen, Time Is a Blind Guide, 2015; Kit Downes, Dreamlife of Debris, 2019) e il secondo capitolo della serie ‘Portraits GRM’ (opere elettroniche a firma di Lucy Railton e Max Eilbacher).


Nell’alchimia espressiva tra violoncello e organo raggiunta con Subaerial è impossibile sottovalutare l’influsso di un contesto di registrazione quale la cattedrale di Skáholt in Islanda: la sua struttura architettonica moderna, illuminata da venticinque vetrate con decorazioni astratte, per mezzo dell’indagine musicale diviene in doppia misura uno spazio sacro, la custodia di quell’irripetibile parentesi di unità e sublimazione. Impostato su sottili crinali intervallari, con l’ausilio di armonici naturali e spostamenti minimi nelle leve di registro, il dialogo di Railton e Downes arriva a sfiorare l’idea di uno spettralismo sacro, le cui note sussurrate sembrano risuonare con forza persino superiore a quelle più marcate e pienamente definite.

Nel frapporsi spontaneamente alla misurazione dello spazio da parte degli strumenti, anche i sommessi rintocchi del campanile sovrastante (“Down to the Plains”) non danno in alcun modo àdito a banali impressioni romantiche, ma si attestano come puro elemento sonoro nella caducità del quadro d’insieme, i cui protagonisti paiono più sovente attratti da un istinto di opacità e sparizione (“Folding In”) che da un’artificiosa solennità di derivazione liturgica.
Pressoché inevitabile l’indugio in certi stati meditativi alla Messiaen – del quale Railton aveva già tributato il passo più intimamente lirico, la ‘Louange à l’Éternité de Jésus’ dal celeberrimo Quatuor –, sequenze atonali tra i registri acuti dell’organo e canti monodici sulla prima corda che sfociano alfine in saturanti accumulazioni di toni dissonanti (“Under the Air”, “Torch Duet”); una poetica che sembra albergare di diritto tra le pieghe del dubbio e della speranza, dell’umano che non sa anelare al divino se non attraverso il linguaggio dell’inesprimibile, il nascosto atto di fede che è la creazione musicale.

Dopo un’improvvisa digressione di evanescente disarmonia (“Partitions”), l’ultimo estratto sembra anticipare l’ineludibile fuoriuscita dallo stato di grazia, l’estremo ricongiungimento di altezze complementari oltre il quale regna un silenzio confuso e ammirato: la qualità assieme illusoria e profondamente tangibile di Subaerial sopravvive all’ascolto come un ricordo sfocato, l’ombra pervasiva di un’estasi sofferta, tutto il contrario di una risposta.


Each new collaborative project – especially in the experimental field – is characterized by the gradual approach to a kind of state of grace, to a crossroads in which mutual listening and musical gestures finally come to a spontaneous symbiosis, no longer guided by studied harmonies and progressions, in fragile balance on the present moment. A mastery that is conquered only over time and with unwavering self-denial, as British artists Lucy Railton and Kit Downes have been pursuing it for many years now, alongside each other on the most diverse occasions both in the studio and live, including two forays into the prestigious ECM catalog (Thomas Strønen, Time Is a Blind Guide, 2015; Kit Downes, Dreamlife of Debris, 2019) and the second chapter of the ‘Portraits GRM’ series (electronic works by Lucy Railton and Max Eilbacher).

In the expressive alchemy between cello and organ achieved with Subaerial it is impossible to underestimate the influence of a recording site such as the Skáholt Cathedral in Iceland: its modern architectural structure, illuminated by twenty-five stained glass windows with abstract decorations, through the musical investigation becomes in double measure a sacred space, the custody of that unrepeatable parenthesis of oneness and sublimation.
Set on thin intervallic ridges, by means of natural harmonics and minimal shifts in the speaking stops, Railton and Downes’ dialogue almost touches on the idea of a sacred spectralism, whose whispered notes seem to resonate with even greater force than the more marked and fully defined ones.

In spontaneously interposing with the measurement of space by the instruments, even the subdued tolls coming from the bell tower above them (“Down to the Plains”) do not in any way give rise to banal romantic impressions, but rather stand as a pure sound element in the transience of the overall frame, whose protagonists seem to be attracted, more than anything, by an instinct of opacity and disappearance (“Folding In”) than by a contrived solemnity of liturgical derivation.
It seems almost inevitable for them to dwell in certain meditative states a la Messiaen – of which Railton had already revisited the most intimately lyrical passage, the ‘Louange à l’Éternité de Jésus’ from the well-known Quatuor –, atonal sequences along the high registers of the organ and monodic chants on the first string that eventually lead to saturating accumulations of dissonant tones (“Under the Air”, “Torch Duet”); a poetics that seems to rightfully belong between the folds of doubt and hope, of the human unable to yearn for the divine except through the language of the inexpressible, the covert act of faith that is musical creation.

After a sudden digression of evanescent disharmony (“Partitions”), the final excerpt seems to anticipate the inevitable falling out of the state of grace, the ultimate combination of complementary pitches beyond which a confused and marvelled silence reigns: the quality at the same time illusory and profoundly tangible of Subaerial outlives listening as a blurred memory, the pervasive shadow of a pained ecstasy, the exact opposite of an answer.

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