Opening Performance Orchestra plays Phill Niblock – Four Walls Full of Sound

Sub Rosa, 2021
drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nessuna stanza è mai del tutto silenziosa: anche nella completa assenza di altre persone, il nostro orecchio sarà sempre in grado di conferirvi una minima identità sonora, un intangibile carattere d’esistenza che difficilmente sfugge all’affinamento della nostra percezione uditiva. Perciò stesso, sul fronte acustico, un determinato contesto spaziale potrà soltanto essere riempito in varia misura con altri suoni, immagazzinandoli secondo i suoi specifici caratteri materiali e strutturali.

Il guru della drone music Phill Niblock non sembra aver mai proceduto per sottrazione, poiché una possente e stratificata manifestazione sonora è tutto ciò che la sua ricerca compositiva persegue, con ciò disvelando inflessioni microtonali e fenomeni psicoacustici intrinseci al sostenimento di singoli toni. Di qui deriva anche la raccomandazione del compositore in merito al volume di riproduzione delle registrazioni discografiche (“se i vicini non si lamentano, probabilmente non è abbastanza alto”), al mancare del quale sarà impossibile riconoscere le sfumature e le tenui oscillazioni che costituiscono l’oggetto stesso di questa musica.


In tale contesto risulta anomala l’esperienza per vie elettroniche di una musica così legata alla corporeità, alla tangibilità del suono acustico prodotto da uno o più strumentisti attraverso provanti tecniche estese. Ma quello del settetto ceco denominato Opening Performance Orchestra sembra voler essere un tributo, e al contempo una distillazione, della radicale poetica del maestro statunitense, un’esperienza in realtà aumentata della sua tensione a una soverchiante saturazione uditiva.
I sessanta minuti di Four Walls Full of Sound segnano dunque l’applicazione alle suite di Niblock dei metodi di elaborazione e sintesi relativi a quella che Il gruppo definisce come fraction music, vale a dire il prosciugamento di qualunque parametro riconoscibile nella sorgente sonora, in nome di un unico imperativo concettuale: «nessuna melodia – nessun ritmo – nessuna armonia».

Sarebbe certamente straordinario, benché forse utopistico, poter realizzare con musicisti dal vivo una performance di simile densità, ma l’elaborazione in studio della Opening Performance Orchestra riesce quantomeno a suggerire il potenziale di infinita stratificazione delle linee statiche, andando idealmente a coprire l’intera gamma cromatica sino al compimento di un’ottundente superficie incolore, un mantice artificiale cui è stata scientemente sottratta la tridimensionalità, il quid che gli otterrebbe di tramutarsi in un organismo vivo e respirante.

Valevole in qualità di esperimento ed esperienza percettiva più che di opera compiuta, Four Walls Full of Sound fa capo alla ricerca di una musica potenziale scevrata dall’intenzione, in cammino verso quella “musica a venire” recentemente teorizzata da François Bonnet, la quale si darà senza sollecitazione alcuna, non-significante e assoluta come il fischio del vento e lo sciabordio delle onde.


No room is ever totally silent: even in the complete absence of other people, our ear will always end up attributing a faint sonic identity to it, an intangible character of existence that hardly escapes the refinement of our auditory perception. For this same reason, on the acoustic front, a given spatial context may only be filled to varying degrees with other sounds, storing them according to its specific material and structural features.

Drone music guru Phill Niblock never seems to have proceeded by subtraction, since a powerful and layered manifestation of sound is all that his compositional research pursues, thereby revealing microtonal inflections and psychoacoustic phenomena intrinsic to the sustaining of single tones. Hence also the composer’s recommendation regarding the playing volume of his recordings (“If the neighbors don’t complain, it’s probably not loud enough”), without enough of which it would be impossible to recognize the nuances and subtle oscillations that constitute the very object of this music.

In this context, it is quite anomalous to experience by way of electronics a music so linked to corporeality, to the tangibility of the acoustic sound produced by one or more instrumentalists through very challenging extended techniques. But that of Czech septet Opening Performance Orchestra is seemingly meant to be both a tribute to and a distillation of the American master’s radical poetics, an augmented reality experience of his tension towards an overwhelming aural saturation.
The sixty minutes of Four Walls Full of Sound therefore mark the application to Niblock’s suites of the processing and synthesis methods related to what the group defines as ‘fraction music’, that is the draining of any recognizable parameter from the sound source, in the name of a single conceptual imperative: «no melody – no rhythm – no harmony».

It would certainly be extraordinary, although perhaps utopian, to be able to create a performance of such density with live musicians, but the studio processing of the Opening Performance Orchestra manages to at least suggest the potential for infinite layering of static lines, ideally covering the entire chromatic range up to the fulfillment of a dull colorless surface, an artificial bellows whose three-dimensionality has been deliberately subtracted, thus removing the element that would transform it into a living and breathing organism.

Valid as an experiment and perceptual experience rather than a concluded work, Four Walls Full of Sound refers to the search for a potential music devoid of intention, on the way to that “music to come” recently theorized by François Bonnet, which will give itself unsolicited, non-significant and absolute like the whistling of the wind and the lapping of the waves.

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